Sarebbe molto piacevole per chi scrive e gradito per chi legge rinvenire, tra le righe, qualche buona notizia, un po' di speranza, l'idea di una difficoltà superata con un po' di luce là, lontano. E invece no: come è giusto per chi ha peccato subirne la pena, la nostra indifferenza, la nostra superficialità unita ad una buona dose di supponenza deve subirne le conseguenze. E non crediate di poter schivare alcunchè!

Cominciamo da una raccolta di firme per convalidare una lista elettorale, come da sempre è in uso dalle nostre parti, e ci accorgiamo che una buona parte di esse è fasulla, inventata, messe lì a bella posta per ottenere un risultato truccato in partenza, signori che hanno applicato il falso per poter sedere sugli scanni del potere. Tuttavia questo, già di per sè molto grave, è nulla in confronto all'ingiustificabile ritardo del provvedimento di annullo: quattro anni! Eppure, se ricordate, la denuncia della parte avversa fu quasi istantanea, risultato dei primi controlli effettuati. Immaginate di sedere di fronte ad un medico che vi diagnostica una malattia molto grave, ma vi tranquillizza circa la guarigione se interveniamo tempestivamente poi, consultando l'agenda dei suoi impegni, sorride e vi da appuntamento al 2017. Siamo tutti nella stessa situazione.

Un condannato in via definitiva dopo tutti gradi di giudizio previsti e dopo che ha schivato non so quante condanne confezionandosi leggi “ad hoc”, si vanta di essere richiesto all'estero come candidato alle elezioni europee, chiede sospensiva della pena per poter proseguire nel confezionare danni questa volta a livello Europa e trova ancora folte schiere osannanti e condiscendenti. Provate voi a chiedere sospensiva o attenuazione ad un giudice per aver pestato i piedi al vostro petulante vicino di casa e ne vedrete delle belle.

Il segretario del maggior partito politico italiano (almeno fino alle ultime consultazioni) chiede a gran voce la regolarizzazione delle coppie gay (sembra quasi l'appellativo di persone che siano gaie, che si stiano divertendo e al contrario si tratta di persone come noi che non riescono a vivere come noi) e il Presidente del Governo (dello stesso partito) è impegnato come non mai nel tentare di farci intravvedere l'approssimarsi di un'alba rosea con caratteristiche di resurrezione, mentre, in contemporanea il partner principale di governo afferma che se il discorso delle unioni civili dovesse andare avanti nell'iter di legge, se ne andrà dalla maggioranza. Anche il mio amico Gustavo ed io, ogni volta che ci incontriamo facciamo a botte, lui cerca di infilarmi in un occhio la penna che porta nel taschino, io schivo il colpo e gli assesto un calcione nei c …, e mentre lui si volta per allontanarsi dolorante lo colpisco alla schiena con tutto quello che raccatto sul terreno, ma ci volgiamo un gran bene e la stima è reciproca.

Molto più vicino a noi, ma molto più vicino, un sindaco a caccia di denaro che sembra scarseggiare, inveisce verso il suo stesso partito reo di applicare tasse sulla prima casa (e dovrà essere lui a firmare le aliquote) invece di colpire duramente chi dal gioco di azzardo trae profitti immensi.  Quasi per ripicca decide un bel giro di vite (stringe o allenta?) sulle macchinette mangia soldi ora presenti in ognidove: il povero sembra affermare che quando qualche soldo in più si trovava nelle casse pubbliche tutto andava bene, i tanti cittadini che per disperazione o vizio subentrato sedevano davanti alle pulsantiere elettroniche, ammalati di speranza, giocandosi fino all'ultimo euro rappresentavano un'immagine idilliaca, intenti da un giuoco distensivo e di passatempo, innocua immagine di una situazione sociale ed economica paradisiaca.

Un altro sindaco, ma anch'esso molto a noi vicino, assiste alla proliferazione di antenne per la telefonia mobile ignaro o colpevole testimone di uno scempio ambientale e salutistico che non prevede appello: precisi studi internazionali indicano tali soluzioni come causa scatenante di gravi malattie, mortali, e molti cittadini intravvedono in quelle strutture l'emblema dell'inutilità, del dannoso, testimoni di un'altra grave malattia che incombe su di noi: l'assuefazione al superfluo. E si difende pure affermando che esistono precise leggi in materia che gli inibiscono qualsiasi intervento, ogni libertà di scelta, di iniziativa. Ma certo, il mio vicino di casa, in gran segreto nel suo scantinato, sintetizza da innocui componenti chimici micidiali intrugli allucinogeni destinati a devastare le menti dei nostri ragazzi ma io non intervengo e non lo dico a nessuno perchè se lo venisse mai a sapere, parlo della mia delazione, sarebbe capace di togliermi il saluto quando ci incontriamo lungo le scale.

Un giovane assessore, molto amico di un altro sindaco molto vicino a noi, si presenta tutto “in tiro” ad un'assemblea di cittadini infuriati perchè per l'ennesima volta ha predicato bene e razzolato male: un bel po' di cemento al posto di una bella zona di verde. Cerca di imbonire le persone ma questi confermano che non lo selezioneranno più tra i vincenti alle prossime elezioni. Lui è molto infastidito da una tale reazione scomposta, ma ben allevato e ammaestrato, da sfoggio di calma, non alza la voce e neppure uno dei suoi nerissimi capelli cerca di scomporsi: una sorta di morbo segreto e inconfessabile lo costringe ad ammiccare muovendo il capo dall'alto verso il basso e viceversa, assentendo, mentre sul foglio adagiato sul tavolo davanti a lui insiste nello scrivere la parola no, no, no. Tra un no e l'altro, si maledice di non essere riuscito ad ammaestrare a dovere questi partecipanti ad un Forum sovversivo, pregno di fastidiose controtendenze, mentre una semplice telefonata agli  amici degli amici, in altre sedi, ha evitato sul nascere tutto questo baccano. Ora basta, i forum non sono lo strumento adatto per dirimere queste controverse, occorre trovare altri sistemi, altri specchietti per le allodole, ben altre strutture capaci di coprire quello che non si dovrebbe vedere. Quello che tutti noi dovremmo vedere.

Un dirigente anche lui molto vicino ad un altro sindaco della zona e prediletto di un altro Presidente di una società pubblica che trae linfa dalle nostre imposte e tasse, sbandiera dati positivi (economici) circa la gestione di una situazione che alla città apporta poco o nulla, mentre la invade di inquinamento acustico ed ambientale, per anni ne ha assorbito valanghe di sostanze inibendo corrette lezioni nelle scuole e l'uso del più bel parco cittadino. Evita, il povero, di farci osservare che se continuasse a dover far fronte a costi di ammortamento, ammodernamento, assicurativi gestionali e non, oltre che di mantenimento delle strutture in efficienza ed idoneità, sarebbe tanto in rosso da doversi nascondere e di corsa. Non doletevi per lui: pagherete come sempre voi. E mentre pagate per tutto questo, vi assicuro che se mi offrite i muri dello stabile, provvedete alla sua manutenzione ed ammodernamento, vi fate carico delle spese di gestione materiali e non solo, oltre che a fornire pubblicità locale e non, circa il mio prodotto, mi omaggiate di macchinari e suppellettili facendovi carico della manutenzione e della riparazione, vi garantisco, pur nella mia totale assenza di capacità imprenditoriale, risultati economici positivi in barba a tutte le crisi di questo mondo.

Qualche tempo fa, un amico di idea che “cerca” di studiare le immortali e tremendamente attuali parole di quel toscanaccio di Dante tra il passaggio di una porche privata a tutto scarico aperto e un ferrarino dell'ultimo signorotto (che sia lui il padrone delle macchinette mangia soldi?) scorazzanti tra il verde della nostra città, mi inviò l'immagine elaborata di un famoso quadro di un altrettanto famoso pittore del nord della nostra Europa e ricordo che trovai l'elaborazione calzante e convincente: avevo avuto occasione di riflettere sull'immagine originale in quel di Roma ad una mostra dello stesso pittore, sensazioni che si sono rinnovate a Oslo, rivedendo la stessa immagine dello stesso pittore: un urlo di disperazione, di impotenza, di angoscia. Manca (ma guarda il caso …) solo la rabbia. Mi perdonerà, il caro amico, se ora riporto non con il dovuto ordine e rispetto le gravi parole di una “strofetta” che inizia la poesiola proprio di quel toscanaccio, parole che riporto come sono nella mia mente: “Per me si va nella città dolente, per me si va tra la perduta gente, per me si va nell'eterno dolor …”. Bene, quella porta noi l'abbiamo già varcata, e da tempo, ci incamminiamo ciechi verso quanto sta ben scritto in evidenza sul cartello affisso sul legno di quella porta, incuranti di quanto intorno a noi, troppo presi come siamo dall'inutile che ci circonda e ci invade. Più avanti, la poesia, se ben ricordo, prosegue con “Lasciate ogni speranza o voi che entrate …”: cerchiamo che non sia così anche per noi.

(Mauro Magnani)