“Sotto la foto del Che” sbotta D’Attorre, sistemandosi il basco.

“Sotto la foto del Che” singhiozza Barbara Pollastrini, la Pasionaria di via Montenapoleone.

Il mondo sembra sempre nuovo a chi è nuovo.

A chi non lo è si chiede un po’ meno di indignazione posticcia e un po’ più di coerenza.

Specie sui temi delicati del funzionamento delle istituzioni.

In democrazia le regole vanno scritte assieme.

Lo pensavo anche al tempo della Bicamerale, quando D’Alema provò a concordare riforme vitali col capo del partito rivale.

Se  non si fecero fu per responsabilità di chi tradì l’accordo, non di chi si sforzò di raggiungerlo.

Eppure D’Alema, che di colpe ne ha tante, ha pagato il tributo più grande al momento più alto della sua attività istituzionale.

Chi ha bollato come peccato il suo tentativo non dovrebbe plaudire all’iniziativa di Renzi di incontrare il Diavolo di Arcore.

Di converso, i dirigenti che condivisero la scelta non possono gridare allo scandalo se il neo segretario PD, per le stesse ragioni, compie il medesimo percorso.

E’ certo un’anomalia che a scrivere le regole democratiche si chiami una persona condannata per reati che l’avrebbero cancellata dalla scena politica in ogni Paese civile.

Ma l’Italia tutta è un’anomalia, compreso il governo di necessità uscito dalle elezioni.

Se l’accordo giunge in porto si potrà intanto cominciare col rimuovere quella che costringe forze avverse a stare assieme.

Un’anomalia episodica per scongiurarne una permanente.

Il centrosinistra ha mille difetti ma ciò che sospinge i suoi leader, da 20 anni, a ricercare intese con un avversario inaffidabile è la tirannia delle cose, non l’irresistibile desiderio di inciucio che una propaganda menzognera cerca di accreditare.

Renzi sarà pure irritante quando esibisce un piglio autoritario che oggi lo ripaga ma domani potrebbe perderlo, quella “profonda sintonia” con Berlusconi urta la sensibilità di tutti coloro che in sintonia con Silvio proprio non sono mai riusciti ad essere, e tuttavia si dovrebbe riconoscere che il segretario PD non sta rinnovando un compromesso oscuro ma cercando, nell’interesse dell’Italia, di evitare un’ingovernabilità eterna.

Disputare se sia giusto che forze avversarie collaborino è pura perdita di tempo se non si creano le condizioni che rendono possibile un governo omogeneo.

In materia elettorale ogni posizione è legittima ma il problema dell’Italia non sono le soglie di sbarramento o la reintroduzione delle preferenze che questo ondivago Paese ha abolito con un referendum 20 anni fa.

Quello che è urgente fare è rimuovere l’impedimento alla circolazione del sangue nel corpo malato della democrazia italiana.

Gli elettori votano, immettono linfa democratica nelle vene delle istituzioni che però non arriva al cervello, non diventa, nell’assetto tripolare deciso dai cittadini, una organica maggioranza di governo.

Intanto che noi discutiamo delle trine alle finestre il malato si spegne.

Ne onoreremo le spoglie con una citazione.

Noi di sinistra queste cose le sappiamo fare.

 

(Guido Tampieri)