Bologna. Oramai la certezza del diritto in Italia è un optional. Lo dimostra la vicenda del referendum sulla gestione dell’acqua il sui esito non è mai stato recepito. E’ di qualche settimana fa la notizia che l’Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e rifiuti) ha deliberato sulla restituzione, solo parziale, per il 2011 della Remunerazione del capitale e sull'applicazione del Metodo tariffario transitorio (Mtt) per gli anni 2012-2013.
I comitati “Acqua bene comune” dell'Emilia Romagna contestano tale decisione: “Solo 9,6 milioni di euro restituiti agli utenti a fronte dei circa 40 milioni di remunerazione incassati indebitamente nel 2011 dai gestori del servizio idrico. Sono premiate Hera ed Iren che vantano bilanci poco trasparenti e realizzano profitti per distribuire dividendi agli azionisti”.

Inoltre Atersir “compie un passo indietro rispetto alla delibera di aprile 2013 nella quale chiedeva la sospensione del Mtt, in quanto reintroduceva la Remunerazione del capitale abrogata dal referendum. La delibera vara aumenti consistenti delle bollette per gli anni 2012 e 2013, una beffa nei confronti degli utenti, che produce utili consistenti ed ingiustificati per Hera ed Iren”.

Non è stata così accolta la richiesta dei Comitati di rinviare la decisione a dopo la sentenza del Tar della Lombardia, che deve decidere sul ricorso del Forum italiano dei Movimenti dell'acqua e di Federconsumatori, “nascondendosi dietro il capzioso argomento di non lasciare ad Aeeg la decisione finale, rinunciando a svolgere un ruolo politico e accodandosi ai tecnicismi burocratici.     Le decisioni sono state assunte a maggioranza con l'astensione del rappresentante di Reggio Emilia, che ha giudicato negativamente il merito delle delibere. Si tratta quindi di scelte gravi che non rispettano il voto dei cittadini al referendum del 2011 e tolgono legittimità al voto popolare garantito dalla Costituzione repubblicana”.

Duro il giudizio dei Comitati secondo i quali con tali decisioni “si cede agli interessi dei gestori e della logica di un bene vitale come l'acqua mercificato e piegato a logiche di profitto e non agli interessi presenti e futuri dei cittadini. Non si onora così il ruolo di  responsabilità pubblica verso i cittadini da parte delle amministrazioni locali. Continueremo a chiedere che nella crisi, per un diverso modello di sviluppo, sia varato un piano di investimenti sulle reti idriche coerente con i principi di salvaguardia degli utenti, dell'ambiente, della risorsa idrica, delle future generazioni, tramite una nuova finanza pubblica. Continueremo quindi a mobilitarci per ripubblicizzare il servizio idrico, e per la sua gestione partecipata,  per la democrazia e per sottrarre l'acqua al mercato e alle logiche finanziarie”.