Imola. “L’aggiunta di 220 milioni di euro alla cifra di 500 milioni decisa nei giorni scorsi da girare ai Comuni per le detrazioni inerenti la nuova Tasi, è certamente un passo avanti, ma non garantisce, secondo le nostre stime, la copertura necessaria. In base ai calcoli, mancherebbero ancora almeno 300 milioni” Lo dichiara il sindaco di Imola e presidente dell'Anci regionale Daniele Manca..

“Nell’intervento che ho svolto il 29 gennaio all’assemblea straordinaria dell’Anci, ho ribadito che serve chiarezza da parte del Governo (nel quale la forza maggiore è il Pd, partito di Manca, ndr) su quello che sta succedendo. Non è vero che le tasse sulla casa si ridurranno, è vero il contrario, siamo stanchi di dichiarazioni di ministri e parlamentari che non corrispondono a verità – sbotta Manca -. Per questo proporremo una giornata di mobilitazione regionale per informare i cittadini di come stiano le cose e per spiegare che i Comuni stanno cercando di recuperare al massimo in termini di equità, per evitare che paghino di più le basse rendite e di meno le rendite più alte. Nel nostro Circondario, lo abbiamo detto nei giorni scorsi, mancano 10 milioni di euro e il rischio è quello di tornare praticamente ad introdurre la vecchia Imu, oltre che di indebolire la democrazia, di compromettere la tenuta del welfare locale e di continuare a bloccare gli investimenti che possono favorire crescita e nuova occupazione”.

Al sindaco replica a muso duro il Movimento 5 stelle: “Manca dice che il governo deve dire la verità agli italiani, che nel 2014”…“annuncia riduzioni di tasse ma non dice che gli oneri li pagheranno i comuni”, e nel dettaglio, solo nel comune di Imola, significa mancati trasferimenti (soldi) dallo Stato per ben 6 milioni di euro, una cifra attorno al 10% del bilancio totale. Dalle ultime notizie pare che il governo conceda più o meno 500 milioni ai comuni italiani. A questo punto ci domandiamo a livello imolese quanti di questi 500 milioni spetteranno a Imola, se in tale situazione ha senso prevedere l’assunzione di altri due dirigenti e la figura del già discusso “cacciatore di fondi europei”, e infine se la mancata vendita del compendio di via Kolbe/Zara/Colombarotto, definita indispensabile per centrare il patto di stabilità, abbia influito o meno nel medesimo. A livello nazionale invece ci domandiamo come sia possibile continuare a militare, o votare, per un partito che a Roma si fa paladino dell’austerità espansiva e in provincia ci si accorge che le sue conseguenze pratiche sono una follia”.