Non è sfuggito a nessuno il decreto, recentemente passato alla Camera, che univa in uno stesso voto la cancellazione di una rata di Imu e la “'privatizzazione di Banca d'Italia”. Certo il fatto ha destato più clamore per i cazzotti volati e la brutta immagine che i nostri parlamentari hanno dato di sé, piuttosto che per i contenuti.
La bagarre si è conclusa con la parte governativa (Pd) a difendere il proprio voto in appoggio al decreto, con le note di “Bella ciao” e una barricata improvvisata tra “grillini” e “Fratelli d'Italia” a tentare di contrastarlo al grido, tristemente noto, di “boia a chi molla”. Per un elettore di sinistra il quadro appariva chiaro e rassicurante: i “nostri” hanno vinto!
Fate attenzione però perché da anni viviamo in una “Matrix” sempre più evoluta e nulla è come sembra; ma andiamo per gradi, cominciamo dai fatti.

La Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico istituito nel 1936 con il 95% circa delle quote assegnate nominalmente a banche ed assicurazioni oggi tutte private (dal 1992 quando Draghi ha venduto buona parte dei gioielli di famiglia), dunque è di fatto già privata e non può essere ulteriormente privatizzata.
Il valore delle quote però era quello iniziale, 156mila euro, e su tale base venivano riconosciuti annualmente i dividendi (per forza ridotti). In sintesi, anche prima del triste scontro alla Camera, la Banca d'Italia era già controllata da istituti privati che però non traevano un beneficio monetario diretto dalla partecipazione.

Certo indirizzando le scelte, potete giurarci, che difficilmente fossero prese a scapito loro e già qui potremmo notare un primo elemento di preoccupazione: la Banca centrale dovrebbe curare gli interessi del paese, quindi quelli dei suoi cittadini e non tanto quello di istituti finanziari privati. Per semplicità supponiamo, per un attimo, che coincidano.
A questo punto arriva l'Europa, il sogno del piddino, quella che ci vuole bene e considera la Grecia un caso di successo (a sentire Monti o Samaras), quella che propone il bail-in per affrontare le crisi bancarie nell’eurozona, ovvero prendere i soldi dai vostri conti correnti.
Ecco quell'Europa lì dice che le banche devono avere maggiori disponibilità di capitale per affrontare le crisi e glielo chiede in piena crisi finanziaria, quando in pochi hanno capitali da investire e pochissimi sono disposti a consegnarli alle banche perché, durante una crisi, sono tra le imprese più rischiose, almeno oggi che sono istituti privati senza una protezione statale. E il 2014 è l’anno di verifica delle nuove regole (Asset quality review) imposte da Bruxelles.
Bene, in questo scenario l'Europa chiede più capitali, e se “glielo chiede l'Europa” il piddino, da patriota, risponde: Javol!

Promettere i capitali è un conto, trovarli di questi tempi è tutta un'altra impresa, ma il Pd ha consulenti finanziari di grande levatura e non ha tardato a fornire la soluzione: rivalutare le quote di Bankitalia.
Se le quote fossero rivalutate chessò, 100 volte (ma con questo decreto sono moltiplicate per ben 50mila volte), l'incremento di valore dei pacchetti detenuti dagli istituti finanziari potrebbe essere immediatamente portato a maggior capitale (non vi annoio coi dettagli, chiedete al vostro commercialista).
Detta così sembrerebbe una mossa virtuale buona per i videogiochi, perché gli aumenti di capitale si fanno coi soci che ci mettono del capitale, appunto; ma se i soci non mettono nulla da dove arriva la rivalutazione? possibile che sia solo un gioco contabile? In effetti, no.

Con il decreto, il governo Letta – l'uomo che non deve decidere mai – ha concesso a Bankitalia di utilizzare €7.500.000.000 (7 miliardi e mezzo) di riserve per aumentare il proprio capitale.
Queste sono riserve valutarie e auree, proprietà del popolo italiano accumulate in decenni di lavoro e di onesti commerci, gestite dall'istituto che, un tempo, rispondeva al governo negli interessi del paese. Non erano proprietà di Bankitalia, ma solo gestite “in nome e per conto” del popolo italiano.
Un po’ come quando mettete i vostri soldi nel conto corrente e la banca li considera già suoi, mentre voi pensate che siano solo in gestione (non ci credete, ricordatevi il bail-in).
Non è sempre stato così, ma così funziona nel sistema bancario moderno.
Il governo ha avuto la meglio, ma non senza usare i soliti trucchi (voto di fiducia) e veri colpi bassi (la ghigliottina) per fiaccare la resistenza (ops… la discussione) degli avversari.

Alcuni potrebbero farci notare che i soldi di BankIt sono nostri e possiamo farci quello che ci pare, anche pagarci una rata dell’Imu.
Certo, ma intanto la cancellazione della rata Imu è stata comunicata come un regalo del governo, inoltre era solo una parte dell’ammontare, il resto è stato bellamente regalato ad istituti privati (le banche), poi il patrimonio era pubblico, cioè di tutti, mentre la tassa sulla casa spetta solo ai proprietari, in ragione proporzionale ai possedimenti (con tutte le distorsioni del caso).
Come spesso è accaduto in questi decenni, lo stato ha quindi operato un trasferimento di ricchezza dai lavoratori ai detentori di capitali, cosa che a me pare molto sinistra più che di sinistra.
Se non ricordo, male i partigiani hanno lottato fino al sacrificio estremo per riprendersi il paese, mentre qui si inneggiano moti partigiani nel momento in cui si consegnano le chiavi di casa ai ricchi o agli stranieri. Ho quindi la netta sensazione che alla camera i resistenti non fossero quelli che cantavano “bella ciao”, anzi quello mi è sembrato un uso improprio e fraudolento di simboli storici della sinistra, una circonvenzione retorica d’incapaci.

(p.j.)