Bologna. Gruppi di acquisto solidali (Gas), associazioni ambientaliste, associazioni che si occupano di cibo e agricoltura, agricoltori biologici, tutti assieme uniti nel Coordinamento regionale “Pesticidi No Grazie!”. E come primo passo arriva un appello a tutti i sindaci affinchè si impegnino a ridurre da subito il più possibile l'uso dei pesticidi al fine di tutelare la salute pubblica.

Una decisione che si basa su dati scientifici, l’ultimo grido d’allarme è presente nel recente rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che documenta l’incremento di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. La Pianura Padana risulta essere una delle macro aree più contaminate. Sono ancora largamente presenti sostanze ritirate dal commercio da oltre 20 anni, come l’atrazina, un erbicida noto per essere cancerogeno.

Non a caso i più recenti dati sullo sviluppo delle malattie tumorali danno la nostra regione ai primi posti in Europa per diverse tipologie di cancro. Da tempo lo stesso Istituto Ramazzini http://www.ramazzini.org/ da tempo impegnato nella ricerca sul cancro segnala questo aspetto preoccupante dovuto non solo all’inquinamento atmosferico e alla particolare conformazione geografica della Pianura Padana, ma anche alle sostanze chimiche usate in agricoltura. Tra queste i pesticidi che causano gravi danni agli ecosistemi, accrescono il rischio di malattie neurodegenerative e del cancro, interferiscono con il sistema ormonale, con effetti ancora più importanti sui feti e sui bambini.

“Il costo umano, ambientale ed economico di un uso intensivo dei pesticidi è inaccettabile”, sostengono i promotori dell’inizitiva. Da qui l’appello ai Primi cittadini per “vietare fin da subito l'utilizzo di pesticidi e biocidi, nelle aree non agricole (zone pubbliche, parchi, cigli stradali e ferroviari, fossi, viali, orti e verde pubblico e zone private, ecc…), privilegiando metodi di controllo biologici e comunque non chimico, come previsto dalla normativa comunitaria e nazionale; regolamentare le irrorazioni dei pesticidi nelle aree agricole in modo da abbattere la dispersione aerea dei prodotti chimici durante i trattamenti, di limitare l’inquinamento ambientale che è fortemente tossico per il terreno e per gli animali che vi vivono, per impedire la contaminazione dell’ambiente, di persone e cose, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili come i bambini. Le aree soggette a trattamento devono essere segnalate indicando in modo chiaro e immediato i prodotti usati e la loro pericolosità”.

“Ognuno di noi, guardando le strisce di erba ingiallita, può rendersi conto di quanto sia diffuso l'uso dei erbicidi, non solo nei campi ma anche sui bordi di strade e ferrovie, lungo le sponde dei corsi d’acqua, vicino a viali, persino nei parchi e nei giardini. Quello che chiediamo non è molto di più dell’immediata applicazione delle norme comunitarie e nazionali che riconoscono i rischi potenziali dei pesticidi per la salute umana e per l'ambiente e hanno come obiettivo la riduzione il più possibile del rischio” – affermano i portavoce del coordinamento regionale.

Il coordinamento riconosce che una riduzione dell’inquinamento sarà possibile solo attraverso iniziative che supportino la transizione a tecniche agricole rispettose dell’ambiente e della biodiversità, attente alla tutela di lavoratori e consumatori. Dal 1° gennaio è in vigore il Piano di azione nazionale (Pan) per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, con l’obbligo per gli agricoltori di adottare, almeno, tecniche colturali integrate e approcci alternativi alla difesa chimica. Come richiesto dalle associazioni di categoria, è indispensabile che gli agricoltori siano sostenuti con una formazione adeguata e fornendo loro tutte le informazioni necessarie per applicare tecniche a basso uso di pesticidi.

L’elenco completo e in continuo aggiornamento delle associazioni e realtà che aderiscono all’appello “Pesticidi, no grazie!” è disponibile all’indirizzo web http://bit.ly/1bBa8pK.