Innegabile l'importanza della rete nella diffusione di notizie, di idee, di informazioni e, occorre dire tutta la verità, di porcherie. D'altra parte tutto ciò caratterizza da sempre il genere umano: non credo sia mai esistita iniziativa dell'uomo completamente esente da problematiche negative o spurie. Quello che è certo, e se non abbiamo ancora capito questo concetto non abbiamo capito nulla, è che la diffusione di un'idea condivisibile da milioni e milioni di altre persone attraverso un canale non completamente controllabile arreca ad alcuni immenso fastidio.

E' sufficiente osservare la composizione azionaria delle testate giornalistiche, grandi e piccole, per rendersi conto che la mia osservazione è superflua e non consente contestazioni. Se ancora qualche dubbio persiste, sarà sufficiente ricordare gli interventi di vari stati, in occasioni specifiche, volti a “recintare” o chiudere le comunicazioni attraverso la rete. Troppa libertà da fastidio e l'assenza di controllo della medesima da ancora più fastidio. Ancora dubbi? Nella nostra città, piccola comunità alle falde della catena appenninica, si stampa da anni un giornale che passa per il settimanale della città: provate ad indirizzare al direttore di tale settimanale un articolo firmato e documentato che contraddica, anche solo in parte, la linea ispirante di tale foglio o che lasci intravvedere lievi segnali di dissenso e sedetevi comodi se aspettate la pubblicazione.

Ovviamente, ed anche questo è incontrovertibile, sulle pagine della rete si trova di tutto, gli aspetti più belli e sinceri, contornati da boiate pazzesche, le idee maggiormente innovative affiancate da siti porno, la musica più avvolgente e le immagini più insulse e scadenti, i commenti più salaci affiancati a stupidate . Ma non è forse questa, mi ripeto, la caratteristica di tutto il mondo che ci circonda? Al fianco di uomini politici che hanno speso la loro vita per un'idea non è difficile riscontrare i peggiori esseri della nostra società, al fianco di uomini come Don Gallo esistono i peggiori istigatori delle diversità di razza e al fianco di medici che salvano vite tutti i giorni i peggiori ciarlatani. Innegabile, credo da parte di tutti noi, la necessità di mettere ordine e di poter intervenire là dove il marcio sia presente, l'impellenza di recidere il malaffare, di additare il perverso, ma la libertà deve essere considerata il bene supremo, l'essenza stessa dell'uomo, la caratteristica fondamentale dell'unità di misura della nostra qualità della vita.

Una volta resomi conto di tutto ciò, non ho avuto dubbi, e mi sono recato sul sito Avaaz.org ed ho firmato la petizione contro il progetto di “controllo” da parte delle multinazionali di tutto ciò, con il bene-placido assenso dei governi americani ed europei: si entra in una pagina e, se sei già riconosciuto, scrivi il tuo indirizzo e-mail ed il gioco è fatto, ma non credevo possibile, in seguito ad un gesto tanto semplice, provare un'emozione tanto forte. Appena confermata la mia adesione con un semplice “clic” il mio nome è apparso in cima alla lista, immediatamente spostato in seconda posizione da un nome femminile di una australiana, poi in terza da un signore francese, declassato immediatamente da un'amica svizzera che non ha neppure avuto il tempo di apparire perchè un ragazzo sperduto nell'immensità delle pianure russe aveva preso il suo posto. Un susseguirsi di nomi e di località le più diverse, donne e uomini che come me stavano leggendo la denuncia di tale possibile manovra da parte dei soliti potenti che ambiscono decidere in nostra vece, un susseguirsi frenetico di firme di provenienza dal mondo.  Allora ho capito ed ho sorriso: non mi ero limitato a sottoscrivere l'idea della salvaguardia delle aree verdi della mia città, o ad indicare le mie preferenze per il nuovo amministratore di condominio, o ad esercitare la mia preferenza politica per il mio Comune, o Regione, o Stato. Ero entrato a far parte di una comunità questa volta tanto estesa da varcare le soglie della mia fantasia, tanto grande da dover riflettere per individuarne i confini, tanto immensa quanto semplice e lineare, come del resto è sempre stata la condivisione di un'idea. Mi sono appoggiato allo schienale della sedia ed ho sorriso ancora: non mi sono sentito solo.

(Mauro Magnani)