1) La Banca di Roma viene colta con le mani nel sacco: primi anni trenta del secolo scorso.
2) 1936: si determina la funzionalità di un solo istituto di emissione (prima erano cinque e viene fissato il valore del capitale sociale: 300.000.000 delle vecchie lire.
3) Ultimi decenni del secolo scorso: da più parti si ritiene opportuno un cospicuo aumento del capitale sociale della Banca d'Italia.
4) Il Pdl fa dell'eliminazione dell'Imu la propria bandiera.
5) Difficoltà nel reperire i fondi a copertura della seconda rata dell'Imu
6) Approvazione, all'interno di un unico decreto legge, dell'aumento del capitale sociale della Banca d'Italia e dell'eliminazione della seconda rata Imu.
7)Esposti i dati relativi a problemi di rientro da crediti concessi da due delle maggiori banche italiane
8) BB

Per quanto riguarda il punto 1, forse non tutti ricorderanno che, durante il periodo di regno di Casa Savoia, gli istituti di emissione erano cinque: tra questi la Banca di Roma che viene scoperta emettere banconote per far fronte a propri bisogni interni (rientro di prestiti un po' troppo facili…): Mussolini, pugno di ferro, individua un solo istituto di emissione (la Banca d'Italia) e determina la cessazione della Banca di Roma che poi vedrà la propria rinascita nel Banco di Roma, che non potrà più emettere banconote, ma quanto ai crediti facili… Il capitale del novello istituto di emissione viene fissato in 300.000.000 di lire: una cifra, per l'epoca, decisamente ragguardevole.

Non ho trovato molto circa l'esigenza, da più parti sollevata, di rapportare il valore del capitale sociale della Banca d'Italia a livelli più consoni rispetto il decisamente diverso valore della moneta corrente, quindi molti dei miei dubbi permangono circa la necessità o l'opportunità della variazione al rialzo. Il capitale sociale di un'azienda rappresenta l'apporto liquido da parte dei soci nella costituenda impresa, ne determina la struttura in ampiezza e qualità mentre individua, nei soci, la possibilità di controllo circa la società, ovviamente rispetto alla percentuale di partecipazione. Il valore delle azioni, se quotate in borsa nelle varie forme di negoziazione, è soggetto a variazioni strettamente legato a valori di mercato o di determinazione della proprietà. La Banca d'Italia, ente di diritto pubblico, non può essere quotata in borsa, il valore delle azioni viene fissato per legge e non è quindi soggetto a variazioni di mercato e i soci detentori non hanno diritto alcuno circa il controllo né della direzione né degli orientamenti di gestione.

La soppressione della seconda rata Imu, presentata come decisione sine-qua-non dal Pdl e dalla novella costola distaccatasi (Ncd) deve essere vista unicamente come una propaganda: il reperimento dei fondi risulta estremamente difficoltoso considerato il momento congiunturale, provoca la giusta reazione degli Enti locali che si vedono restringere la disponibilità di spesa e, sono dati di fatto, l'imposta avrebbe gravato particolarmente sulle case di lusso ed in misura decisamente minore sugli immobili di più modesto valore. Il Pd si inchina, Letta si impegna e promette eliminazione e reperimento dei fondi necessari.

Pateracchio dopo pateracchio, viene presentato ed approvato un Ddl che contiene sia l'eliminazione della seconda rata Imu, sia l'aumento del capitale sociale della Banca d'Italia (una sciocchezzuola, circa 450.000 volte tanto) che viene fissato in 7,5 MM (7,5 miliardi) di €. Alte grida di sdegno si odono in parlamento e alcune signore vengono indirizzate verso pratiche sessuali sulle quali non mi dilungo oltre e mani tremanti si levano al cielo dentro l'aula (alcune di queste mani assumono la sembianza e la consistenza di sventole) ed il peana assume forme decisamente patriottiche: “Un regalo alle banche con i soldi nostri!” Nei fatti, l'aumento di capitale determina un consistente aumento di liquidità nelle banche detentrici di quote, che devono, da subito, pagare un po' più di 1.000.000.000 di € di tassa, denaro che va a copertura dell'eliminazione della seconda rata Imu.

L'aumento di liquidità nelle banche fa si che gli istituti interessati potranno destinare nuovi fondi a loro esclusivo piacimento (bene o male non appartiene a questo contesto), riceveranno dividendi più consistenti da parte della Banca Centrale Italiana in ragione del valore delle quote possedute, ma saranno costrette a vendere le azioni eccedenti il 3%. Per avere un'idea delle quantificazioni un esempio: il Banco San Paolo, detentore di circa il 42%, acquisirà una liquidità aggiuntiva di circa 3 MM di € e, in contropartita pagherà circa 420 mm (milioni) di imposte (osservate l'uso della doppia “m”: ora maiuscola ora minuscola, non si tratta di un refuso).

Entro tre anni, tutti i detentori, dovranno vendere le eccedenze in loro possesso fino alla soglia del 3%, come detto precedentemente, ma non tutto è così semplice. Acquistereste voi partecipazioni azionarie in una società non quotata in borsa, dal valore fisso e senza acquisire alcun controllo sulla società stessa? Chi ha detto si deve rivedere la propria cultura finanziaria. Così accadrà nel grande mondo dell'alta finanza: alcuni enti, in seguito ad altri accordi di partecipazione o di condivisione accetteranno in pagamento quote eccedenti, alcune quote potranno rappresentare saldi di accordi di gestione, ma una buona parte resteranno invendute e poiché non tutti potranno acquistare tali azioni (solo banche , assicurazioni, ecc) la stessa Banca d'Italia provvederà all'acquisto di azioni proprie utilizzando l'unica contropartita possibile (la vecchia Banca di Roma avrebbe stampato moneta conto proprio): le riserve.

Questa la ragione delle grida, delle urla, dell'indicazione di pratiche sessuali e dei ceffoni. In realtà, da tempo e da più parti, economisti al di sopra di ogni sospetto (si fa per dire) hanno ventilato l'ipotesi di diminuire le quote di riserva delle banche centrali in quanto esse rappresentano ormai solo marginalmente il “valore” della nazione che le possiede, in quanto i parametri di valutazione delle economie nazionali tengono conto di ben altri valori, ne hanno indicato le diverse, remunerative e corrette destinazioni (se si invadesse il mercato con diverse migliaia di tonnellate di oro dovreste vedere le facce dei “compro oro” che si troverebbero in pochi minuti con un pugno di mosche in mano e se i dollari in mano alle banche centrali riprendessero circolazione avverrebbe qualcosa di simile circa i cambi valutari). Permane tuttavia la certezza che si tratta di denaro “nostro” e del quale ne disporranno i soliti “pochi”.  

I punti 7 e 8 in elenco sono sequenziali ad un ultimo grave segno della attuale fragilità del sistema economico-sociale nel quale ora ci troviamo a vivere: in questi giorni vengono pubblicati i dati relativi a crediti scaduti, ristrutturati, incagli e sofferenze relativi a due dei maggiori istituti bancari Italiani. Banco San Paolo e Unicredit. La somma dei valori, indicati attraverso una consolidata terminologia tutta bancaria che suole distinguere tra l'ammalato in osservazione, quello accertato ammalato, quello grave e quello moribondo o deceduto, fa riflettere: si tratta di circa 140 MM di € nella somma di entrambe le banche. Sono denari prestati a industria con i battenti chiusi, ad artigiani e commercianti che non riescono più a far fronte ai loro impegni, a famiglie che hanno acquistato la casa e non riesco più a pagare le rate, a privati che hanno acquistato in leasing facendo un passo un po' più lungo della gamba e così via.

Chi credete pagherà tutto questo denaro perso? Non sono forse tutti soldi nostri anche se riguarda il nostro vicino di casa? Credete di esserne fuori? Se pensate tutto ciò, soffermatevi su di un altro dato che, per quantificazione e problematica, appare, se possibile, ancora più grave: dal dicembre 2012 al settembre 2013 la quota di prestiti “in bonis” delle due banche su considerate è scesa da un complessivo importo di 825 MM di € alla più modesta quota di 770 MM e se è vero che il credito erogato rappresenta il volano dell'economia…

Qualche tempo fa ho tentato di far osservare, durante un'accesa riunione presso la sede del quartiere Cappuccini avente per tema la distruzione di terra verde con destinazione cemento, al neo assessore Tronconi che insistere nel proporre nuovi appartamenti in presenza di quantità di invenduto impressionanti, dove queste quote di invenduto rappresentano immobilizzazioni finanziarie di livello preoccupante (nel circondario di Imola ho calcolato un valore fermo di circa 800.000.000 di €) e mi sono sentito rispondere che io non ho idea delle difficoltà di gestione della cosa pubblica ai tempi d'oggi. Io sono convinto che sia lui ad essere inadeguato essendo ancora legato a schemi e principi antiquati che necessiterebbero di una profonda revisione e ammodernamento, ma non sono riuscito ad esprimere il concetto perché sono stato schiacciato dalla rabbia (e non esagero) dei presenti che intendevano dire la loro all'assessore. Per quanto riguarda la distruzione del verde parleremo a parte.

Per ultimo: BB. Se credete ad un grande ritorno di quella splendida attrice francese della seconda metà del secolo scorso, siete ancora una volta fuori strada. La doppia “b” sta per Bad Bank, la banca cattiva, in contrapposizione a quelle buone (sigh). Con buona probabilità verrà creato un super-ente a livello europeo che assorbirà tutto il non-recuperabile ora presente nei bilanci delle banche e ne curerà la gestione (?), il recupero (??) e tutta la relativa amministrazione. Chi credete che pagherà il tutto? Ah! Dite che lo sapete già? Visto che sapete già tutto, chiudo qui.

(Mauro Magnani)