Lettera aperta di un avvocato immigrazionista, militante del Pd,
a Renzi e a Matteucci

Caro Fabrizio
e, per opportuna e doverosa conoscenza, caro Matteo,
ti stupirai se esordisco non con un lancio di sassi amico ma con un’apertura totale, sbracciata, incondizionata al dialogo.
Mi chiedo solo se per arrivare ad una discussione seria e di merito nel PD su questo tema, sul quale, come sai, mi batto con ogni energia (e con tanto fuoco amico intorno) da anni, ritenendolo un terreno politico fecondo di analisi, di studio, di pratica e di orizzonte con cui misurarsi, fosse necessario attendere il dramma di oggi, che salda crisi economica e populismi, referendum pericolosi come quello svizzero ed esplosione dei partiti di destra estrema e xenofoba in Europa.
Adesso è tardi, è già troppo tardi perché il non governo e il mal governo del fenomeno migratorio hanno già prodotto i loro effetti negativi; certo, per una buona, giusta, generosa e doverosa discussione non è mai troppo tardi ma dobbiamo essere consapevoli che adesso diventa una corsa contro il tempo, un’affannosa ricerca di soluzioni a problemi che abbiamo creato con i nostri ritardi e con la nostra incapacità di leggere e orientare il fenomeno.
Ho due riserve che, in amicizia, mi sento di esporti con la massima franchezza.
La prima è di metodo: tu non sei il quivis de populo, sei il Sindaco di una splendida città assopita, impaurita, impoverita e depressa, hai le leve del comando nelle tue mani, hai l’attenzione dell’opinione pubblica concentrata sulle tue azioni, hai gli strumenti giuridici per agire in ambiti importanti eppure scegli la strada del “comunicato-stampa”, del tiro ad alzo zero mediatico, dell’urlo invece che della parola.
Su questo metodo io dissento profondamente: c’è un Partito alle tue spalle, che dovresti coinvolgere prima delle tue (spesso condivisibili) uscite, c’è una Giunta dove siedono alleati di governo che hai mostrato di trattare con sufficienza (mi riferisco alle legittime e fondate perplessità evidenziate da Sel pochi giorni fa su temi molto concreti e di merito, che non mi pare abbiano avuto risposta) e che dovresti prima consultare, ci sono i consiglieri comunali del gruppo consiliare del Pd, che sono lì apposta, ci sono i nostri circoli, la nostra gente, che dovresti sentire prima di brandire l’altoparlante. Ci sono semplici militanti del Pd, come me, che hanno una storia e competenze ed esperienze solide in materia, con cui uno scambio franco di idee non guasterebbe.
Proviamo, per una volta, a badare alla sostanza.
Ed ecco la riserva di merito.
Tu dici “Limite al numero degli ingressi”, “Il Partito Democratico non deve avere paura di discutere e decidere su nuove regole che fissino un tetto al numero degli ingressi nel nostro paese.”: il limite, Fabrizio, c’è già ed è fissato dalla legge (art. 3 Testo Unico Immigrazione , d.lgs. 286/98), la quale stabilisce che il Presidente del Consiglio ogni 3 anni predisponga il documento programmatico relativo alla politica dell’immigrazione, indicando i criteri generali per la definizione dei flussi di ingresso nel territorio dello Stato e che con DPCM siano stabilite le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello stato per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale e per lavoro autonomo.
Fabrizio, il numero programmato esiste già e allora di cosa parliamo?!
E sai chi contribuisce a programmarlo, insieme al Governo, il numero massimo di lavoratori stranieri da ammettere in Italia? La Conferenza Stato – Regioni e la Conferenza Stato – città e autonomie locali, quindi direttamente o indirettamente anche tu!
A me basterebbe e credo anche a molti nostri concittadini che il Sindaco facesse bene quello che la legge gli chiede di fare: “Nell’ambito delle rispettive attribuzioni e dotazioni di bilancio, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti locali adottano i provvedimenti concorrenti al perseguimento dell’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno riconoscimento dei diritti e degli interessi riconosciuti agli stranieri nel territorio dello Stato, con particolare riguardo a quelle inerenti all’alloggio, alla lingua, all’integrazione sociale, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana.” (è sempre l’art. 3, che ti invito a rileggere).
Tu hai fatto molto su questo terreno e te ne do atto, anche perché ti ho affiancato (con tutte le energie e anche contro il fuoco amico che ci colpiva) nelle battaglie più toste, come quella per la realizzazione della Moschea.
Ma hai anche fatto e continui a fare degli errori.
Hai inaugurato l’Assessorato “all’Immigrazione e alla Sicurezza”, dando tu per primo l’idea – sbagliatissima – che il fenomeno migratorio sia una questione di ordine pubblico e lo hai fatto dall’alto dell’istituzione che guidi, con un effetto amplificato che ha creato confusione e generato aspettative anche malate come quelle di coloro che vorrebbero vederti in uniforme da sceriffo.
Hai lisciato il pelo al populismo che oggi ci sta travolgendo emanando ordinanze che, io – non certo da solo – ho criticato fin da subito e che giustamente la Corte Costituzionale alla fine ha cancellato con un tratto di penna: ordinanze che toccavano imprenditori di origine straniera per il solo fatto di esercitare la loro attività in una zona calda come quella della stazione e i soggetti più deboli, come i cosiddetti parcheggiatori abusivi.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: questioni aperte ed irrisolte, aspettative deluse, confusione.
Io sono di quella scuola per cui bisogna lasciare le forze dell’ordine a fare il loro mestiere (più discrezione, più efficacia) e non confondere il mestiere di Sindaco con quello di poliziotto: te l’ho sempre detto, quindi questa mia opinione non ti giunge nuova!
Hai ragione, la temibile onda svizzera, presto diventerà anche onda italiana ed europea: sono preoccupato quanto te, per cui, se guardiamo insieme oltre le critiche che con franchezza e trasparenza qui ti muovo, ritengo, come ti ho detto all’inizio di questa lettera, che il tuo grido d’allarme sia fondato, anche se tardivo.
Pensare di arginare o persino fermare le migrazioni è una pia illusione e un argomento per la politica cialtrona e i demagoghi: le migrazioni non si fermano né con le leggi né con i muri e non è buonismo, il mio, ma realismo e conoscenza della storia e dei dati.
L’unico modo serio di governare un fenomeno complesso e irriducibile come quello migratorio è adottare politiche pragmatiche:
– rilascio di visti d’ingresso per ricerca di lavoro limitati nel tempo (6 mesi – 1 anno, e se il cittadino straniero, trascorso detto tempo, non trova un lavoro, rientro volontario in patria o espulsione amministrativa effettiva)
– abolizione di tutte le procedure di sanatoria ed emersione, che squalificano eticamente e giuridicamente la serietà delle leggi ordinarie in materia di ingressi
– potenziamento dei fattori di integrazione degli stranieri regolari (da finanziare con le economie determinate dalla chiusura dei CIE, centri di detenzione amministrativa, generatori di costi per la collettività e di violazioni dei diritti umani fondamentali per i detenuti) : cittadinanza ai nati in Italia, diritto di elettorato attivo e passivo nelle elezioni a cominciare da quelle locali, sostegno all’alfabetizzazione linguistica e giuridica di base, cooperazione internazionale coi paesi d’origine
– approvazione della legge organica sul diritto di asilo
– approvazione della legge organica sulla libertà religiosa
E tanto altro ancora, se solo ci fosse il tempo di discuterne, ma il tempo è finito e bisogna agire.
Misureremo presto la capacità del nostro PD di affrontare un tema cruciale e delicato come questo: con quale criterio sceglieremo i nostri candidati alle prossime elezioni europee? Merito, competenza o fedeltà? E quale equilibrio tra competenza e consenso? Chi andrà a lavorare al Parlamento Europeo oggi più che mai dovrà avere spessore politico, autorevolezza e profilo di esperienza e competenza per fronteggiare efficacemente le derive nazionaliste, populiste e xenofobe che rischiano di inaugurare un lungo periodo di oscurità e di conflitti nel vecchio continente.
Io ripongo molta fiducia nel nostro nuovo Segretario ma pretendo che una discussione come questa venga affrontata a tutti i livelli con serietà e lungimiranza, sottovoce, con cognizione di causa e senza altoparlanti, con iniziative parlamentari concrete e non con le chiacchiere.

Un abbraccio

(Andrea Maestri)