Lugo (Ra).Una volta si diceva che certe cose (o certe frasi) non si devono dire o fare nemmeno per scherzo. Era il saggio consiglio dei nonni che invitavano a usare il cervello soprattutto quando la rabbia rischia di prendere il sopravvento. Perché poi può succedere che questioni importanti diventino dei pretesti per iniziative ridicole e infantili.

Capita dunque che a Lugo la sede del Pd, in corso Matteotti, sia stata imbrattata con scritte che accusano di democratici di essere dei “terroristi”. La firma è no Tav, che, come nel casa delle sigle ben più famose, sia uscita dal controllo dei fondatori per diventare la maschera di chi vuole proporre immaginarie rivolte segnate però da vere violenze.

La  questione dell’Alta Velocità in Val di Susa (vicino a Torino) è una questione serissima. Una intera comunità vive una specie di stato d’assedio perché una piccola parte di chi protesta ha deciso di trasformare la questione in qualcosa di diversa da una legittima battaglia politica. Chi oggi continua a protestare democraticamente, in Val di Susa, è diventato ostaggio di un gruppo di soggetti che, secondo il rito dei black bloc di Genova, immagina ancora che il mondo nuovo possa emergere solo dal fumo dei lacrimogeni. Ma si sono sempre sbagliati.