Alcuni preziosi spunti di riflessione ci vengono proposti, sulle pagine di questo giornale, da un'iniziativa davvero splendida che ha avuto origine da un “gioco” praticato tra i banchi di una scuola imolese. Il gioco, tutti ne siamo a conoscenza, è fondamentale per la crescita dei nostri ragazzi e quando raggiunge queste vette rappresenta il “top” dell'insegnamento strettamente unito al divertimento. Il gioco in questione viene indicato con una frase di domanda: “Siete pronti per provare a nascere in India?” E' di estremo interesse anche la sola domanda in assenza del luogo di riferimento: confesso di non essermi mai posto la domanda, da adolescente o da adulto, se mi sentivo pronto a nascere in un posto prefissato! Una volta acquisita la capacità di pensare e ragionare (si fa per dire) è di estremo interesse valutare le proprie potenzialità ed esigenze relativamente alle qualità e alle caratteristiche del luogo nel quale si desidererebbe “rinascere”.

Sono nel posto giusto? L'ambiente che mi circonda e che mi ospita temporaneamente è quello che mi aspettavo? Possiede le caratteristiche sociali e politiche delle quali ciascuno di noi ha pieno diritto? Ecco, quest'ultima domanda deve aver suscitato non poco imbarazzo nei nostri ragazzi, stimolati ed indirizzati in questa direzione da una bravissima insegnante che, di ritorno da un viaggio in India dove si era recata in quel di Namastè per incontrare la figlia impegnata in un'iniziativa Onlus, ha pensato bene di coinvolgere la propria scolaresca in quella che è forse la lezione più dura, la più difficoltosa ed indispensabile da impartire, quella della conoscenza di noi stessi rispetto a tutti gli altri esseri umani che vivono in ambienti e condizioni diverse dalle nostre. La lezione deve essere stata condotta con capacità e determinazione, tanto che ha solleticato le menti dei ragazzi che si sono attivati in un'iniziativa di sostegno verso altri ragazzi come loro che non hanno modo e disponibilità per vivere come loro, per potersi avvicinare allo studio, per tentare di iniziare una vita degna di essere chiamata in questo modo, per partecipare “alla pari” in questa disputa che si chiama iniziazione all'età adulta.

Non sono certamente più un ragazzo, anzi, ma certe lezioni motivano la mia attenzione e provocano lunghi momenti di riflessione. L'immagine che alberga nella mia mente, riguardo quella lontana terra che si chiama India, è ancora ingombra di tigrotti di Mompracen, di tigri dai lunghi baffi , di turbanti più volte arrotolati attorno a teste, di lunghe barbe incolte e di puntini colorati in mezzo alla fronte, di statue di Dei dalle braccia plurime, di immagini e letture di un piccolo uomo che con la sola forza della non-violenza è riuscito a piegare il grande impero Britannico, di immense folle, di lussureggianti foreste e di montagne altissime. Più recenti e nitide, le notizie di una grande nazione impegnata in uno sforzo immenso di sviluppo e di modernizzazione, di una potenza nucleare con ombre minacciose, di conflitti religiosi a volte sanguinari e di uomini tanto intenti alla meditazione da essere assolutamente assenti circa tutto ciò che li circonda. Ora ho la conferma che un'altra importante immagine di tutto questo deve restare ben infissa tra i miei ricordi e tra i miei convincimenti, quella dell'incapacità dell'uomo di imparare e di far tesoro delle esperienze altrui.

Nonostante sia ben visibile a tutti il caos sociale, politico ed umanitario che la disuguaglianza tra gli uomini genera, nonostante la storia ci abbia consegnato più e più esempi di immani catastrofi scaturite ed alimentate dalle differenze di status sociale ed economico presenti tra gli uomini, dobbiamo ancora assistere a linee di sviluppo che determinano, incuranti, abissi tra uomo e uomo. Ora assistiamo ad un popolo che detiene la tecnologia nucleare e che quindi possiede una struttura di conoscenza tale da poter sviluppare e contenere un non facile controllo e sviluppo della stessa e quindi scuole ed università di altissimo livello in grado di preparare giovani menti pronte alle sfide più moderne e difficili, tecnici di grande valore. Immancabile contorno a tutto ciò una dilagante situazione di povertà che non solo umilia una vasta fetta di popolazione, ma rende la stessa impossibilitata ad accedere alle più elementari forme di assistenza riguardo gli inderogabili diritti di ognuno di noi: la cura della salute, la propria istruzione e, in una parola sola, la propria libertà.

I ragazzi della nostra scuola Alberghetti continuando in quello che forse è il più bel gioco al quale loro abbiano mai partecipato, hanno messo a disposizione la cifra di 10 euro sufficiente a garantire l'istruzione ad un ragazzo del tutto simile a loro ma distante una bella manciata di chilometri, con la pelle di color olivastro e due immancabili e bellissimi occhi neri. Dieci euro. Soffermiamoci per un istante a considerare tale somma: l'ammontare di quanto spendiamo in una settimana di caffè, poco più di un ingresso al cinema, una bottiglia di vino di discreta qualità, tre tavolette di buon cioccolato, cinque litri di super per la nostra auto. Ebbene, con una tale cifra si garantisce l'istruzione ad un ragazzo, ma se i nostri ragazzi della scuola Imolese non intervengono, lui è tagliato fuori. In uno dei paesi cosiddetti emergenti (chissà poi da cosa!), dove lo sviluppo economico assume valori percentuali da invidia, dove esistono scuole di tale eccellenza da richiamare l'attenzione di molti osservatori e studiosi dei problemi della scuola, esistono ragazzi, e state ben certi che non sono pochi, che non dispongono di 10 euro per i loro studi.

In questa nostra cosiddetta civiltà, tanto sbandierata ogni volta che si addita al biasimo chi ne viene considerato fuori per le ragioni più disparate, non siamo riusciti a comprendere e a mettere in pratica quella che forse è la sola ed unica verità incontrovertibile: ogniqualvolta un essere pari a noi viene escluso da uno dei diritti fondamentali per l'uomo siamo davvero tutti noi sconfitti, una sconfitta vera, di quelle che lasciano il segno e l'amaro in bocca. Una società civile che non ha compreso questo fondamentale aspetto della realtà non ha compreso l'essenza dell'umano essere. Forse, ma non esistono documenti ufficiali, nelle caverne dove vivevano i nostri progenitori intenti a strapparsi di dosso il pelo di scimmia che ancora qua e là li ricopriva, esisteva un equilibrio di giustizia più accentuato. Oggi, troppo spesso per ingordigia, non ci curiamo di osservare, di capire e di provvedere a chi, a noi vicino ed uguale, non dispone di un minimo per essere chiamato uomo! Civili noi? Ma fatemi il piacere!
(Mauro Magnani)