Razzismi e discriminazioni basate sull'origine etnica, sulla religione professata, sulle condizioni sociali e personali, sul sesso e sul genere sono purtroppo all'ordine del giorno: fatti di cronaca continui, vere storie sbagliate che attraversano il nostro quotidiano ci testimoniano di aggressioni ai clochards, di scritte xenofobe contro il popolo ebraico in corrispondenza del “Giorno della Memoria”, di ripetuti insulti ad una donna e ad un ministro, la dott.ssa Cécile Kyenge, per non parlare del diritto diseguale riservato agli stranieri dal nostro ordinamento, nonostante l'universalità e l'inviolabilità dei diritti umani fondamentali siano poste dall'art. 2 della Costituzione tra i capisaldi della repubblica.
Si tratta di razzismi e discriminazioni agiti anche a livello istituzionale, che non solo sono eticamente ed umanamente odiosi ma che, soprattutto in un momento delicatissimo di crisi sociale ed economica come quello che stiamo attraversando, rischiano di diventare materiale esplosivo per la comunità.

Sono pieno di riserve e perplessità politiche sulla formazione del governo Letta ma la scelta della dott.ssa Cécile Kyenge, di cui conosco personalmente le capacità, l'abnegazione, l'intelligenza, la passione e la competenza, è una di quelle che a molti di noi ha restituito un minimo di fiducia, di speranza, di luce in questo sentiero buio dove ci siamo incamminati.
Una scelta intelligente e coraggiosa, storica, inedita e sicuramente utile ad aprire gli occhi di tanti ciechi e a scoperchiare l'ignoranza di tanti ottusi su un tema, quello della costruzione di una comunità multietnica, multiculturale e multi religiosa, che è attuale e trasversale.

Un tema attuale e trasversale su cui lo stesso livello politico-istituzionale nazionale, che ha partorito mostri giuridici di inefficienza e di inutile ferocia come la Bossi-Fini e che ha cavalcato, nel recente passato, il tandem avvelenato sicurezza/insicurezza-immigrazione sotto la guida esperta di furbi demagoghi in doppiopetto, ha dimostrato di non essere attrezzato.
Un tema su cui anche il livello politico-istituzionale locale ha mostrato ignoranze e debolezze, dando prova di una pericolosa superficialità di lettura dei fenomeni sociali, e strizzando gli occhi alla cultura neosecuritaria delle inutili (e illegittime) ordinanze dei Sindaci, che hanno partorito mostriciattoli e ritardato dolosamente la nascita di percorsi comunitari illuminati e intelligentemente solidali.
Ecco allora che il diritto, con le norme antidiscriminatorie e con l'extrema ratio del ricorso alla sanzione penale, si mostra come lo strumento naturale di risposta individuale e collettiva al fenomeno, ma è una risposta parziale e incompleta.

Tanto resta da fare, sul terreno della cultura dei diritti e sulla effettività dei diritti universali di cittadinanza che oggi trovano un limite drammaticamente invalicabile nella carenza di risorse pubbliche da destinare ai nuovi bisogni e ai vecchi bisogni amplificati dalla crisi economica e sociale che attraversiamo.
I diritti, privati della loro effettività, gridano aiuto rivolgendosi alla politica e, in definitiva, ad ognuno di noi, che con la propria opzione elettorale, con la propria capacità di analisi, di critica e di partecipazione alla vita della comunità, con il proprio modo di essere e di agire nel quotidiano, può e deve rendere quei diritti esigibili e praticabili. (Andrea Maestri)