Imola. Dall’inizio del 2013 sono 27, 25 albanesi, un pakistano e un egiziano, i minorenni giunti a Imola davanti al commissariato di polizia chiedendo aiuto ai servizi sociali, ma non in stato di grave e reale necessità. Ciò ha incuriosito gli agenti visto che gli albanesi provenivano tutti dalla stessa provincia dell'Albania (Elbasar), ben vestiti e curati ma comunque pronti a chiedere aiuto alle strutture dell’Asp con l'obiettivo di restare in Italia fino alla maggiore età per poi trovare un lavoro o proseguire gli studi. Sono così partite le indagini che hanno portato a scoprire una rete di contatti e a denunciare per favoreggiamento all'immigrazione clandestina tre albanesi: D.A: di 39 anni residente a Faenza, S.L. di 29 anni residente in provincia di Lecce e K.k:.di 32 anni residente a Riolo Terme.

Una volta arrivati ai porti pugliesi di Bari e di Brindisi, spesso accompagnati da parenti, i giovani venivano presi in consegna dai tre denunciati e da altre persone e portati a Imola dove gli efficienti servizi sociali gli davano tutti gli aiuti del caso quantificabili in circa 450mila euro. In questo modo, buona parte delle risorse in capo all'Asp (che ha collaborato insieme con il Comune con la Polizia) venivano utilizzate per mantenere tali adolescenti “a scapito di altri, veramente bisognosi, italiani e non. Insomma, questi albanesi si facevano un college gratuito dai 16 ai 18 anni a costi elevati per la popolazione – ha spiegato il commissario Sergio Culiersi -. La nostra operazione non è contro i minori, ma è nata per far capire che i controlli sono rigidi e, in un momento di crisi come quello attuale, non ci si può permettere di aiutare giovani che non ne hanno un forte bisogno”.  La Polizia ha agito sfruttando le schede telefoniche in possesso dei minori utilizzate probabilmente lungo il viaggio per contattare le famiglie e gli accompagnatori.

(Gianandrea Monti)