Imola. E così, non del tutto inaspettato è giunto l'incontro tra i cittadini, da un lato, e l'Amministrazione comunale dall'altro, rappresentata niente meno che dal sindaco Daniele Manca e dall’assessore alle Risorse del territorio Davide Tronconi, “colpevoli” della scellerata scelta di utilizzare uno splendido angolo di verde ad uso di una qualche società edificatrice al fine di incassare un po' di denaro derivante dagli oneri di urbanizzazione per arginare il probabile sconfinamento dai limiti del famoso patto di stabilità.

L’appuntamento è per giovedì 20 febbraio, ore 20.30, al Forum Cappuccini (Viale Cappuccini 14), il tema della serata: “Nuove funzioni e destinazioni d’uso dell’area verde a fianco del Parco Kolbe”.

Per inciso, questo maledetto patto altro non è che un limite fissato all'aumento del debito complessivo dello stato, limite fissato da chi è in possesso di una discreta quantità di titoli a copertura del medesimo debito e che vede, nell'aumento di nuovi titoli a copertura, il pericolo della difficoltà del  pagamento a scadenza, più o meno naturale, degli stessi. Da un lato si trovano i nostri partner europei, e non solo,  ancora doloranti per gli interventi forzosi ai quali sono stati costretti nel caso Grecia (con tutte le dovute riserve del caso) e sanno bene che la stessa emergenza con la quantificazione del debito di casa nostra non sarebbe fronteggiabile se non a scapito di conseguenze difficilmente arginabili.

Così, i nostri saggi Amministratori, si sono trovati in ristrettezze per fronteggiare quella che può essere considerata la spesa corrente e, in difficoltà nel richiedere nuovo credito visti i vincoli fissati, hanno pensato bene di vendere un po' di terreno per fare cassa. Le obiezioni alla suddetta operazione possono essere molte e tutte motivate, ma quella che appare la più idonea a dimostrare l'errore operativo finanziario è senza dubbio alcuno quella che indica come errore sine qua non la vendita di beni (e che beni!) per fronteggiare la spesa di tutti i giorni: diminuire l'avere del bilancio patrimoniale per bilanciare il dare del conto profitti e perdite equivale, a mo' di esempio, ipotecare la casa di proprietà, indebitandosi, per comperare la spesa di ogni giorno. Si può obiettare che occorre mangiare tutti i giorni, ma se si è arrivati a dover cedere la proprietà della propria casa per la spesa quotidiana può solo essere indizio di alcune evidenti concause:  si è speso troppo in passato, si è speso male, non si è previsto con la capacità del buon padre di famiglia la burrasca in arrivo e, per finire, si sono fatti male i conti.

Sicuramente, e questa è colpa certa di un po' tutti noi, in passato si è speso molto, a volte in servizi o beni non del tutto indispensabili e quindi si è speso male: non bisogna ritenere il lavoro del pubblico amministratore come la somma di mille insuperabili difficoltà, ma ravvisare la sua attività alla conduzione familiare, con la sola differenza che i “numeri” sono un po' più lunghi. Tutto qua.

Nella realtà della nostra città, da un po' di tempo a questa parte, si è dovuto assistere a molte spese che hanno sollevato non poche critiche e la voce dei cittadini si è levata a volte chiara e decisa: un asse attrezzato finito a metà che molti criticano osservando lo scarso traffico che lo utilizza, un avveniristico ponte pedonale costruito sul medesimo ma situato nel deserto più assoluto, milioni spesi nella manutenzione e ristrutturazione di un autodromo, grande gloria del tempo passato, ma poco frequentato e remunerativo al giorno d'oggi (tranne che per il presidente degli albergatori imolesi che moltiplica i sogni di presenza con dati statistici! E che dimentica che solo poco tempo prima aveva affermato esattamente il contrario) e che fa registrare perdite sonanti e altre scelte amministrative e programmatiche che hanno gettato sconcerto tra persone che, da sempre, vedevano nella loro attività all'interno dell'Amministrazione cittadina, non solo il proprio lavoro, ma un contributo fornito alla propria città.

Temo ci saranno altre “Kolbe”, altri ponti sul nulla, strade che finiscono in strettoia per la gioia degli articolati costretti a distruggere i marciapiedi, ascolteremo di altri alberghi stracolmi mentre basta una semplice interrogazione su internet per verificare l'esatto contrario, verranno sbandierati dati positivi di bilancio ottenuti caricando tutto il dare su altre società pubbliche e sentiremo ancora affermare da esperti qualificati che il benzene e le polveri sottili fanno bene ai bambini. L'alternativa risiede nella splendida, forte, motivata e determinata azione di tanti cittadini che per quanto riguarda lo spazio verde di via Kolbe hanno detto “Basta!”, hanno gridato alla vergogna e alla menzogna, arrivando ad affermare che in quel terreno non si sarebbe costruito costi quel che costi.

Presto, molto presto, andremo ad ascoltare i nostri due amministratori, che ci interpelleranno circa le future possibili destinazioni dell'area verde nella quale sono stati dissuasi dal continuare la stolta cementificazione dell'ambiente nel quale viviamo. Verranno a dimostrare la loro naturale disponibilità all'ascolto del cittadino, prioritaria per loro, dimostrando buona volontà e dedizione all'ascolto, ma noi saremo lì a rammentare loro che sarebbe stato più opportuno una consultazione preventiva, l'enunciazione aperta della difficoltà, la denuncia di uno stato di fatto: credono forse che i cittadini non avrebbero capito? Ritengono che i cittadini non abbiano la capacità di districarsi tra le difficoltà della pubblica amministrazione? Che non siano capaci di scernere tra le priorità? Che non sappiano distinguere tra il pane e la cioccolata? Un solo pensiero simile li qualifica e non tra i primi posti. Andremo ad ascoltare… e non solo.

(Mauro Magnani)