Imola. Nel corso degli ultimi decenni il Parco delle Acque Minerali è stato più volte oggetto di discussione, prima, negli anni ’80, per le “relazioni pericolose” nel periodo di diffusione delle droghe e per alcuni episodi di violenza giovanile puntualmente raccontati dalle cronache locali, poi per la sua riqualificazione all’indomani di quel tragico GP di F1 del 1994 che ne causò lo stravolgimento. Nel primo caso la sfida per l’Amministrazione comunale fu di rilanciarlo e di farne un luogo di attività culturali e di aggregazione positiva rivolte ai giovani che ne erano, allora, i maggiori frequentatori.

Gli anni ‘80
Sul finire degli anni ’80 e precisamente nel 1988 di svolse “Imola estate”, a cura del Progetto Giovani del Comune con cui collaborarono diversi gruppi giovanili e i chioschi dell’area (Renzo e Riverside). Tre mesi di eventi di qualità che coinvolsero realtà e gruppi musicali e teatrali del territorio artisti e comici come l’Odin Teatret, il Teatro Ridotto, la Banda Magnetica. I Violet Eves, i Punto e Virgola, il Quartetto Prampolini, Alessandro Bergonzoni, Gioele Dix, Stefano Nosei, Giorgio Comaschi. Il Parco e le zone circostanti il fiume si riempirono di cinema, musica, poesia, teatro. Fu un successo e la dimostrazione che era possibile, con un po’ di idee, coinvolgimento e risorse contenute, proporre alla città una valorizzazione di quell’area urbana coinvolgendo la città stessa e rinnovandone il valore identitario. Ci fu anche molta ironia in quella stagione e, cosa importante, si cercò di dare voce alle tensioni e ai fermenti giovanili di quel periodo chiamando i ragazzi e le ragazze ad essere protagonisti della vita della città con i loro linguaggi, le loro proposte, la loro visione del territorio.

Gli anni ‘90
Il 20 giugno 1994 all’indomani del famoso tragico GP di F1 in cui morirono Senna e Ratzenberger, Barrichello subì un incidente e la ripartenza di Alboreto dai box costò l’ospedale ad alcuni spettatori della tribuna d’onore disonorata da due gomme che, come proiettili giganteschi, finirono sul pubblico, fu presentato il progetto “Imola e il fiume”. Il lavoro era il risultato di un lungo e intenso percorso svolto con l’Università di Bologna (Dipartimento Scienze dell’educazione) tradotto in un volume di quasi 200 pagine rimasto lettera morta. Quel progetto era finalizzato alla qualificazione dell’area del lungofiume che fa da cerniera col Parco delle Acque Minerali e che costeggia l’Autodromo. L’obiettivo era di farne un luogo vitale della città, idoneo ad accogliere le esigenze delle diverse fasce di popolazione in base ad una visione precisa delle relazioni sociali, dello sviluppo di Imola, della città come luogo culturale, di socializzazione, di formazione, di crescita. Furono realizzati  studi accurati sulla conformazione geologica dell’area collinare imolese, sulle caratteristiche idrogeologiche dell’area del Santerno, sul patrimonio storico, culturale e ambientale, sulla storia del fiume e della sua frequentazione, sulla relazione col quartiere confinante e con la rete viaria e sulle dinamiche di mobilità urbana. Furono coinvolte anche molte competenze locali, comprese quelle dei bambini la cui visione dello spazio urbano costituì un fattore importante per pensarne il futuro. Questi studi, riportati nel volume su citato, dovevano essere la premessa indispensabile per elaborare un progetto che segnasse un’evoluzione sostanziale del territorio. Fatta la presentazione studi e premesse al progetto sono stati rimossi dalle Amministrazioni successive e messi in archivio (forse).

A quella stagione seguì un intervento, apprezzabile ma ridotto, di mera sistemazione dell’area del lungofiume con le piste ciclabili e pedonabili e fu avviato il progetto di qualificazione del Parco dopo i lavori di “lifting” dell’Autodromo. Un progetto importante che valorizzò la storia del Parco stesso e gli diede un aspetto tutto nuovo, con percorsi segnaletici e didattici, la risistemazione delle aree rivolte ai bambini e alle bambine, la costruzione di un nuovo manufatto che in base al progetto doveva rivalorizzare una antica fonte. Furono fatti lavori di sistemazione per adattarne l’accesso dopo gli interventi di viabilità attorno all’impianto con una bellissima moderna fontana artistica realizzata da Mannes Laffi, oggi ridotta ad un muro di piastrelle e, ironia della sorte, anche questa senza acqua (un Parco di Acque minerali senza acque e fontane, non è male come paradosso). Fu data al Parco anche un’immagine nuova per rilanciarlo e rinnovarne l’identità. Non mancò neppure un’inaugurazione in grande con diversi eventi e il coinvolgimento di molte realtà associative locali e delle scuole. Per un breve arco di anni si rinnovò la promozione di eventi. Un’operazione fatta per compensare probabilmente la perdita di un pezzo significativo di Parco e per meglio far accettare agli imolesi tale perdita. Attualmente anche questa iniziativa segna il passo e non si è saputo farla durare e radicare. La ferita rimane e vive nelle targhe sbiadite e segnate dal tempo collocate lungo i percorsi tracciati dal progetto. Al degrado si aggiunge degrado.

L’Autodromo: conflitto mai risolto
La presenza dell’Autodromo e la cesura che questo impianto sportivo, ormai irrimediabilmente chiuso al pubblico locale a favore delle esigenze faraoniche dei padroni della Formula 1 e di quelle degli investitori, ha creato fra l’area del lungofiume verso la città e quella verso il Parco, sono state per anni e ancora oggi, oggetto di accese e travagliate discussioni. Discussioni che si è cercato di portare a sintesi con uno sforzo di elaborazione di idee e di soluzioni sostanziali e durature che la classe politica degli ultimi 15 anni ha vanificato e snobbato, senza saper proporre in alternativa, alcunché. Abbiamo sentito tante ipotesi in questi anni, nessuna delle quali è davvero convincente e strategicamente risolutiva. Oggi, a consuntivo, il conflitto si è ravvivato e si aggiunge l’imperdonabile e immotivato degrado di un Parco storico all’imbarazzo di un impianto rumoroso e costosissimo che pare non trovare paternità, sempre meno digerito dai cittadini, sempre più ingombrante sotto diversi aspetti e orfano, pare sine die, di una delle manifestazioni che più ne giustificavano l’attività in termini di utilità sportiva di indotto economico. Una situazione resa ancora più paradossale e ingombrante dalla mancanza di idee e di visione lungimirante nonché dal preoccupante smarrimento di un riferimento identitario e valoriale utile a disegnare un futuro sostenibile per la città e i suoi abitanti. L’idea di fare di questa area un’area di rilancio paesaggistico e ambientale mi sembra un ottimo punto di partenza per una prospettiva sensata. Ci si aspetterebbe, dagli attuali amministratori locali, una risposta e proposte su cui coinvolgere competenze e da condividere con i cittadini in un percorso realmente partecipato, cosa possibile solo se si ha l’umiltà e l’intelligenza di conoscere, di rimuovere le rimozioni e di ricominciare facendo onore al passato e alla storia del territorio, unico terreno su cui il futuro può essere concepito e costruito.

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(Virna Gioiellieri)