Arrivai anch’io ai miei vent’anni e, con gli amici, organizzai una festa memorabile per salutare il passaggio alla maggiore età.
Al ritorno dalla festa telefonai alla mamma: «Torna a casa!» mi disse lei piangendo.
«Che c’è questa volta?» le chiesi. Conoscevo il suo gusto per il melodramma e, spesso, cercavo di sdrammatizzare. «Stai calma, sto arrivando! Dammi il tempo: sono un po’ frastornata!» La festa “in baracca sempre” era durata due giorni interi e tra discussioni, musica, balli e bevute alla fine eravamo tutti molto” confusi”.
«Torna a casa!» mi ripeté. «La nonna è morta!»
La nonna è morta. Le nonne muoiono, pensai, è naturale che sia così, sono vecchie: aveva novant’anni mia nonna e solo qualche settimana prima aveva preteso di ripetermi a memoria tutti i numeri di telefono che conosceva per dimostrarmi che aveva ancora la testa buona! Non ne sbagliò uno: numeri e indirizzi di dottori, dottoresse, parenti vari. Controllassi pure!

E brava nonna! E così, se ne era andata improvvisamente.
Mi sembrava di sentire la sua voce beffarda: «Te stai in baracca tutto il giorno mentre io me ne vado in silenzio al campo della topa!» Se ne avesse avuto il tempo, di sicuro mi avrebbe salutato così.
Poco dopo, quando arrivai a casa, la mamma mi accolse piangendo.
«Com’è successo?» le chiesi.
Parlava singhiozzando e io ero colpita dal suo pianto disperato: non l’avevo vista così addolorata neppure quando le era morto suo padre, il nonno.
«Ha lasciato il rubinetto dell’acqua calda aperto e poi… e poi non lo so, la fiamma dello scaldabagno ha bruciato tutto l’ossigeno, hanno detto così, e… sono morti!»
«Sono morti? Chi sono morti?» Silenzio. «Mamma… dimmelo!»
«La nonna è morta… La nonna è morta e si è portata via anche zio Sillo!»
Rimasi attonita.

Lo zio no! Non potevo essere vero!
Corsi alla loro casa. Il babbo, che era già lì, non voleva farmi entrare, mai io insistetti: li volevo vedere.
La nonna, seduta sul divano a braccia conserte, davanti alla televisione ancora accesa, sembrava dormisse e lo zio, steso a terra sotto la finestra, sembrava proteso verso la salvezza, ma non era riuscito, neppure con tutta la forza che aveva, ad afferrarla.
È vero zio: a vent’anni si sopportano tante cose, ma la tua morte mi ha lasciato un segno indelebile, come quello delle bastonate che avevi sulla schiena.

(Roberta Giacometti)

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