Si dice che Italia nessuno legga, ma che tutti abbiano scritto un libro. Sarà un'esagerazione e un luogo comune, ma con una base di verità che chiunque si trovi a navigare nelle acque tutt'altro che calme del mondo editoriale italiano ha avuto modo di toccare con mano.
Che si sia librai, editori, critici, autori, aspiranti scrittori pubblicati o magari semplicemente interessati al mondo dei libri, non si può fare a meno di accorgersi di quanto il ricambio di titoli nuovi in uscita sia diventato frenetico e, alla fine, effimero.
Sono tante le novità che ogni anno vivono per breve tempo sullo scaffale delle librerie, senza conquistare i lettori, per poi venire dimenticate e andare a perdersi nel mare dei titoli.
Basta andare in libreria per accorgersene, a patto di prestare un po' di attenzione, vedendo la pedana delle novità che cambia quasi quotidianamente. Non è un gioco che fanno i librai per tenersi
occupati, né un sadico tentativo di disorientare il cliente, ma la necessità incessante di trovare un posto per tutte le novità che gli editori propongono ogni settimana. Eppure, tutti quei libri che
arrivano freschi di stampa, pensati, curati, scritti, corretti e infine messi in vendita, debbono scontrarsi con una realtà amara, quella che, dati alla mano, racconta un'Italia che legge poco, anzi
pochissimo.

Con un giro sul sito dell'Istat e la voglia di curiosare un po' in giro, si arriva senza difficoltà a rintracciare la ricerca sulla produzione e la lettura nel nostro paese.
A quanto pare, nel 2013 la percentuale di persone che ha letto almeno un libro, escludendo i testi professionali e scolastici, è scesa di tre punti rispetto all'anno precedente, arrivando ad un misero 43%. Può non sembrare poi così bassa, come percentuale, in fondo è poco meno della metà, ma
il numero comincia ad apparire meno tranquillizzante quando si realizza cosa rappresenta.

Quel quarantatré per cento degli italiani, rappresenta coloro che hanno letto almeno un libro nel corso dell'anno. Alcuni di loro, poi, sono andati oltre e sono arrivati a riempire le caselle della
statistica occupate da chi ha letto due, tre, cinque libri nel 2013, e le percentuali si assottigliano, fino ad arrivare alla casella dei lettori forti, quelli con 12 libri o più l'anno.
In quel quarantatré per cento sta tutto il mercato editoriale, i clienti delle librerie, il pubblico delle case editrici, i fan di Fabio Volo, gli appassionati di ricette della Parodi, chi aspetta con
ansia il nuovo romanzo di Murakami e chi scava nel catalogo Adelphi, chi si è divorato tutto Martin in attesa della nuova stagione di Game of Thrones e chi si è affidato alla dieta Dukan, i lettori di poesia e quelli di avventure di Geronimo Stilton, chi cerca gli instant book sulla politica e chi invece si rituffa nella storia, chi ha collezionato sfumature di grigio e chi non si perde il Papa che
dialoga con Scalfari. Tutti.

Il resto è quello che spaventa davvero: se semplicemente capovolgiamo il dato, scopriamo che il 57% degli italiani non ha letto nemmeno un libro nel corso dell'anno appena finito. Nemmeno un libro, neanche uno piccino, per passare il tempo in sala d'aspetto o in treno, nemmeno un  romanzo trovato in edicola, al mare, da portarsi sotto l'ombrellone, nemmeno il caso letterario dell'anno o la biografia del personaggio famoso.
Niente, nada, zero.
Più della metà, più di una persona su due, in Italia, non legge nemmeno un libro all'anno.
Come ci si può aspettare, dunque che il mercato editoriale sia florido, che le librerie non siano in difficoltà, che gli editori non chiudano i battenti? Sono 286 gli editori che nel 2013 hanno smesso di
esistere, tra nomi noti e meno noti.

In Italia quindi non si legge molto, a quanto pare, ma è vero che si scrive abbastanza, evidentemente, dato che sono stati 36.197 i nuovi titoli usciti nel corso dell'anno. Parliamo di novità, qui, non nuove edizioni o ristampe, ma titoli nuovi, mai editi prima, che hanno raggiunto gli scaffali nel corso dei dodici mesi passati, mettendo alla prova le capacità di incastro dei librai e passando davanti agli occhi dei loro potenziali lettori, quella percentuale all'interno della percentuale che oltre a leggere un libro all'anno lo compra.
Certo, molte delle novità che escono ogni settimana sono di autori stranieri, traduzioni di romanzi che hanno conquistato già gli Stati Uniti, la Francia, la Spagna, provenienti dalla fiera di Francoforte e pronti a conquistare il lettore italiano. A guardare però i dati della statistica, solamente il quindici per cento dei libri pubblicati nel corso dell'anno è la traduzione di un'opera straniera, il resto, l' 85 % dei titoli editi, è tutta farina del nostro sacco.

Sembra davvero che il luogo comune abbia una base di verità e viene spontaneo pensare che questi dati siano la fotografia di un popolo che ha collettivamente molta voglia di parlare, ma pochissima di stare ad ascoltare.
Luciano Mauri, storico editore italiano, in un'intervista del 1999 disse che non è vero che in Italia si legge poco, ma che “…si legge proporzionalmente alla nostra realtà economica, sociale e culturale.
In Italia, infatti, il consumo di libri è direttamente proporzionale al livello generale di modernità del paese.”
Cosa ci dice sul livello di modernità del nostro paese, la statistica che ci vede così occupati a produrre libri, ma tanto disinteressati a usufruirne?

(Francesca Guidi)