Senza dubbio una discreta dose di nostalgia di tutto quello che non potrà più essere mi sta prendendo la mano, ma i ricordi sono preziosi e conservarli ci fa ricchi, forse più di quanto crediamo. Si cominciava con il classico sipario che veniva raccolto ai lati, da vero teatro, e compariva sullo sfondo, ben disposta, l'orchestra di legni  e ottoni. Una compassata presentatrice affiancata da un compunto presentatore (visibilmente ed autenticamente emozionati) presentavano una scaletta della serata e concludevano annunciando il direttore dell'orchestra: grandi nomi come Angelini, Kramer, Bixio. Un caloroso applauso e la tenzone aveva inizio senza indugio: il primo cantante veniva presentato nella massima serietà, entrava da destra (guardando lo schermo), si sistemava dietro il grosso microfono a stelo, due note di musica come introduzione e via. Terminata l'esibizione, l'applauso dovuto, nuovo cantante, nuovo direttore d'orchestra e così via. L'unica scenografia erano i bellissimi fiori di San Remo, che allora crescevano solo là di questa stagione, ed erano autentici che di più non si può.

Davanti allo schermo in bianco e nero, dagli angoli smussati e lo schermo ricurvo, si assiepavano nelle case quelli che avevano potuto permettersi il televisore (pochi) ospitando amici, parenti e vicini di casa e tutto il rimanente della popolazione nei bar che, per l'occasione, avevano riempito la sala del loro negozio con strette file di sedie che avevano preso il posto dei tavoli della briscola, relegata nella saletta piccola, là in fondo. Si stava assistendo al Festival della Canzone Italiana. In uno di quei camerini, dietro alle scene, Luigi Tenco mise fine alla propria vita dopo aver cantato con splendide parole l'impossibilità di essere felice e di poter sorridere: solo una maschera o… Oggi non più e occorre essere sinceri.

Lo spettacolo inizia già da prima, fuori dal teatro, dove Grillo afferma che i giornalisti sono tutta (censura) poi accorre pronto dove di giornalisti ve ne sono a centinaia e, come di consueto, urla ed inveisce in gran forma: lo spettacolo ha inizio. Dentro, nulla di nuovo e ancora di più. Si passa da una bellissima che più bellissima non si può (infelice la battuta della Littizzetto quando afferma che alcuni suoi amici gay dopo averla vista sono diventati etero, come se essere gay fosse un difetto), poi le mogli dei nostri due marò ancora fermi dentro la nostra ambasciata in India, sbarchi semi-segreti di grandi nomi probabili ospiti a sorpresa per le prossime serate, Ligabue e Pagani che ricordano splendidamente il grande Fabrizio (come mi manca!) con una delle sue bellissime “Creuza de ma” (manca un accento circonflesso e due puntini sulla 'a' finale ma non so come si fa a metterli) e così via fino a notte fonda. Per ultimo, quasi in disparte qualche canzone, in seconda fila.

Comunque mettete il tutto dentro allo shaker, aggiungete un pizzico di noia e qualche timido sorriso, due sbadigli abbondanti e una inappropriata “grattata” nel vostro punto preferito, agitate a dovere e servite in larghe coppe per non perderne l'aroma invadente ma delicato ed il gioco è fatto. Non so quanti milioni di Italiane incollati davanti all'apparecchio televisivo e, accertato che senza statistica si muore, un bel 50% di ascolto garantito. Lo chiamano “share”, dall'inglese: invadente, aliquota, azione, contributo, porzione, spartire, ma anche vomere (?). Scegliete voi. Tutto confezionato a dovere e pronto per essere servito come si deve, perfino un accenno del conduttore all'ecologia (poteva mancare?), ma proprio mentre arringa i presenti verso i valori dell'ambiente, due uomini minacciano di lanciarsi nel vuoto se una loro lettera non viene letta in diretta: sono senza stipendio da mesi, disperati come tanti altri che non hanno avuto accesso all'Ariston e fanno sul serio.

Nella ricetta mixage che vi ho anticipato prima non sono tra gli ingredienti,  ma i davvero cattivi affermano che non stonano poi troppo. E tutti pronti per la seconda serata: lo shaker è pronto e ci attendono altre sorprese che, immancabilmente, ci terranno incollati davanti al piccolo schermo. Come dite? Devo essere stato ben attento anch'io per riportarvi tutto questo? Mi dispiace deludervi, ma nella serata avevo un precedente impegno con numerosi e preziosi amici che non avrebbero perdonato la mia assenza e mi sono perso tutto: nella mia desolante pochezza e desiderio di “contro” da anni non assisto ad una serata del nostro grande Festival. Ricordo che molti anni fa mi trovai a criticare un amico che insisteva nel parlar male di un film che non aveva visto: lo strigliai a dovere mettendolo a tacere e redarguendolo. Avevo torto: sfogliare il giornale del giorno dopo, scorrendo i titoli in grassetto è stato più che sufficiente per comprendere a fondo lo spirito della serata. Accetto tutte le vostre dovute, coerenti e preziose critiche, ma anche per questa sera ho un impegno importante …

(Mauro Magnani)