Lugo (Ra). L’agonia era cominciata un anno fa e adesso sembra che Iter, la storica cooperativa di costruzioni di Lugo, stia imboccando il viale del tramonto. Nel 2013 si cominciò a parlare di licenziamenti, ora 260 lavoratori stanno cercando di capire che gli potrà capitare sulla testa.

Una situazione della quale abbiamo nuovamente parlato, come allora, con il dirigente della Fillea-Cgil Giovanni Mazzotti, che sta seguendo da vicino la vertenza.

“Ovviamente la preoccupazione è alta perché con il concordato chiesto da Iter i dipendenti rischiano davvero tutto. Tanto per fare un esempio lo stipendio del mese di febbraio diventerà equivalente a 5 giorni lavorativi.

Poi ci sono i problemi legati al fatto che vanno ad esaurirsi gli ammortizzatori sociali attualmente in opera, dal contratto di solidarietà (non ancora approvato a livello nazionale) alla cassa integrazione speciale che scadrà il 5 maggio, per arrivare al termine, dal 1 marzo,  degli ammortizzatori in deroga finanziati dalla regione.”

Non potevi dipingere un quadro peggiore.

“Esatto, e invece noi abbiamo bisogno di tempo. Ci sono ancora alcuni cantieri aperti, ma non sappiamo qual è il progetto industriale di Iter, in quale ambito vuole operare e, soprattutto, con quante persone. Si era parlato di una eventuale fusione con CMC di Ravenna, ma è rimasta un’idea e nulla più.”

Chi si occupa, allora, di Iter?

“E questa la domanda vera: perché nessuno si vuole occupare di questa azienda? Sembra abbandonata da tutti, ma ci ricordiamo anche i tempi in cui veniva continuamente “lisciata” dai politici.

E ancora una domanda ad alta voce. Le poche gare che vengono fatte si vincono al massimo ribasso e si vedono cifre incredibili, soprattutto da aziende del Sud; così basse da far pensare a quella zona grigia fra legalità e illegalità. Resta il fatto che Iter non si è aggiudicata una sola commessa negli ultimi tempi.

Noi abbiamo lanciato l’allarme, speriamo che stavolta venga ascoltato.”

Ma come è potuto succedere tutto questo?

“Di sicuro c’e la crisi del settore. Ma nel caso di Iter ci sono altre cause, per esempio coloro che hanno deciso investimenti strategici (il villaggio olimpico in Piemonte) che si sono trasformati in un macigno troppo pesante. Quei dirigenti non sono più qui, sono usciti in tempo, hanno trovato altri lavori remunerati e hanno lasciato nelle peste la maggioranza dei lavoratori.

E allora abbiamo l’attuale presidente, Daniele Lolli, che quando si presenta alle assemblee è da solo, nessun dirigente siede accanto a lui.”

Che farete?

“Quel che si fa in casi simili. La vicenda deve diventare centrale, non solo a Ravenna, ma anche in una dimensione regionale.”

 

(Michele Zacchi)