Quando ho votato Matteo Renzi alle primarie dell'8 dicembre scorso,  sapevo di scegliere il cinghialetto, ovvero uno spavaldo decisionista dotato della spiccata vocazione commerciale di un bagalon del luster. 

L'ho delegato a ripulire il container del Pd da una serie di micronotabili tossici, non a prendere la direttissima per Palazzo Chigi. Ho infatti creduto al refrain che lui stesso ci ha ripetuto per due anni fino allo sfinimento: “basta giochini” e “mai premier senza vittoria alle elezioni”. 

Invece il cinghialetto, alla prova dei fatti,  ha fatto esattamente il contrario:  ha trasformato con efficacia retroattiva le primarie di partito in primarie di governo, ha parlato con chi komanda (Merkel, massoneria), ha incassato i complimenti di Silvio,  ha licenziato Letta durante una riunione di partito,  ha promesso ai “nominati”  di stare che in  Parlamento fino al 2018  e così, con i suoi 39 anni, è diventato il più giovane Presidente del Consiglio della storia italiana, anzi d'Europa, anzi della Via Lattea. 

Ha costruito scientificamente un governo rosè privo di personalità, in modo che nessuno,  proprio nessuno, possa oscurarlo.  E' stato pure ingrato. Poteva promuovere a Ministro degli Esteri  l'attuale vice Lapo Pistelli, suo educatore per dieci anni e  autore con lui di “Ma le Giubbe Rosse non uccisero Aldo Moro – La politica spiegata a mio fratello” (Giunti, 1999). 

Invece nessuna concessione alla riconoscenza e alla competenza,  meglio nominare la sconosciuta Mogherini. 

Nel citato libro Matteo si faceva chiamare Jonas (dal titolo di un film di Alain Tanner,  Jonas, che avrà 20 anni nel 2000). Ho letto sul Corsera che adesso, sul cellulare del suo braccio destro, neo sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio,  è registrato come “Mosè”. 

Si scherza sempre coi  telefonini, vero? In questa scalata c'è di tutto e di più ma neanche lontanamente l'ombra di un liberatore.  Chiamasi liberatore un uomo che fa quello che dice e dice quello che fa. 

In sintesi: il cinghialetto si aggiunge alla lunga serie di politici che ci hanno preso per le mele. Anche se punta a durare per un ventennio, sul modello di altri arci-italiani che lo hanno preceduto, per me è già finito.  Game over.  

“La natura delle cose sta nel loro nascimento”, diceva Giambattista Vico. Viste le caratteristiche di questo nascimento,  auspico una rapida rottamazione. 

Oracolo di me stesso,  mezzo  profeta (ricordate le mie parole sull'avvento di Francesco?). 

Purtroppo ci aspetta un'altra fase di alto sbandamento e ma alla fine, quando sarà consumato anche l'ultimo viso bugiardo,  arriverà, sì che arriverà,  lui,  il pellicano.

Non sarà toscano. Sarà troppo vivo per piacere e così ambizioso da non esserlo. Non farà una riforma al mese. Non camminerà sul fuoco, non comanderà alle montagne, non darà del tu al vento.

Parlerà con il più semplice e radicale dei gesti: metterà il suo cuore dilatato nelle nostre mani unite – una grande ortensia blu che darà la sua luce giorno e notte, in ogni stagione.

Saluti trepidanti come i giorni in arrivo

 

(Giovanni Ambrogio)