Imola. No a esercizi commerciali aperti ovunque e a qualsiasi ora che contraggono i diritti dei dipendenti senza aumentare l'occupazione. E' lo slogan del congresso della Filcams-Cgil che si terrà il 27 febbraio a La Stalla. La contrazione dei consumi delle famiglie ha portato ad una crisi del settore terziario anche nel territorio imolese. Nel 2013 la Filcams-Cgil ha firmato all'incirca 140 accordi di cassa integrazione, che hanno interessato oltre 400 lavoratori, e in questi primi due mesi del 2014 le richieste di ammortizzatori sono già state presentate da 50 aziende, per un totale di circa 300 dipendenti. “Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di ammortizzatori in deroga in quanto la composizione delle aziende del settore è costituita per la maggior parte da aziende  piccole che non rientrano nell'ambito di applicazione degli ammortizzatori sociali di legge – precisa Morena Visani, segretaria della Filcams-Cgil -. La preoccupazione per il 2014 è che, qualora non venissero confermate le risorse destinate a queste realtà, si avranno seri problemi in termini occupazionali che provocheranno la perdita di centinaia di posti di lavoro vista la crisi strutturale in atto”.

Nella grande distribuzione, che attualmente sta reggendo meglio l'impatto della crisi dei consumi, la ricetta proposta con il decreto Salva Italia, ovvero “esercizi commerciali aperti ovunque e a qualsiasi ora”, secondo la Filcams è risultata fallimentare. “Come abbiamo più volte ripetuto – sottolinea la Visani – l'unico risultato è stato quello di scaricare sui lavoratori la liberalizzazione degli orari e delle aperture, i quali ne hanno pagato le conseguenze sia in termini economici che contrattuali. Per contro non si è creata nuova occupazione proprio in virtù della contrazione dei consumi mettendo in difficoltà le piccole e piccolissime aziende. I lavoratori sono così costretti a lavorare la domenica ed i festivi senza che gli vengano più riconosciute le condizioni di miglior favore che erano state conquistate nel passato. Tra l'altro sempre più spesso i lavoratori non riescono più ad effettuare il riposo settimanale come previsto dalle attuali norme oppure si trovano incastrati da meccanismi di recupero che li penalizzano. Si è dunque verificato un peggioramento significativo degli orari di lavoro in un settore prevalentemente femminile che richiede grande flessibilità oraria e che ha come conseguenza una enorme difficoltà nella gestione della cura familiare. L'obiettivo della Filcams, oltre a ribadire la contrarietà rispetto a questa impostazione, è contrastare il sistema che si è creato continuando a sostenere le proposte di legge già depositate in Parlamento e giungere ad un riordino della materia, rendendo il tema delle aperture di competenza dei Comuni e delle Regioni”.