Bologna. Non si vede un filo d’erba, qua, in via Aldo Moto, dove ha sede il Consiglio regionale dell’Emilia Romagna se si esclude, qua e là, qualche timido apparire di verde tra le fessure delle pietre. Lo studio architettonico è evidente e ben curato, ma oltre alle pietre ed al cemento non si vede nulla! Davanti all’entrata del Palazzo, però, si vede molto giallo sventolare: sono le bandiere di Legambiente che martedì 25 febbraio fanno da cornice al blitz dell’associazione ambientalista in occasione della discussione della legge sul consumo di suolo, destinata a stabilire il rapporto tra verde e cemento.

“Uno stop categorico al diluvio di cemento previsto per l’imminente futuro, per difendere tutti i Legambiente davanti al palazzo della Regioneprodotti agroalimentari dei nostri territori, sempre più a rischio di estinzione a causa della riduzione continua di suolo vergine e agricolo – questa la proposta di Legambiente -. Sono innumerevoli, infatti, i progetti di infrastrutture viarie inutili e ingenti le previsioni di espansione urbanistica che ricopriranno la nostra regione di altro asfalto. Il settore che ne risentirebbe maggiormente sarebbe quello agroalimentare, il più importa della nostra regione: dovremmo ben presto dire addio a molti dei nostri prodotti tipici”.

Non a caso martedì, oltre a bandiere e striscioni, è stato allestito un tavolo da “pranzo” con piatti ben serviti contenenti alimenti tipici della nostra terra, ma anneriti da carbone e fumi di petrolio, come potrebbero diventare se non si mette la testa a posto: “Basta distruzione di terreno agricolo destinato ad essere coperto di cemento. Nel programma del presidente Errani erano previsti provvedimenti contro il consumo di suolo: fino ad ora nulla è stato fatto in questa direzione. Per onorare gli impegni con i cittadini la Regione deve provvedere con urgenza ad emanare azioni efficaci”.

Su queste basi Legambiente ha dato il via ad una petizione popolare, con lo scopo di inserire nella normativa regionale sei punti contro il consumo di suolo, assieme ad una serie di azioni politiche più generali. La petizione vede anche il sostegno di numerose personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, del settore agroalimentare, della politica [l’elenco aggiornato al seguente link: http://www.legambiente.emiliaromagna.it/2014/02/10/stop-al-cemento-continua-la-petizione/].

 
L’associazione ricorda che il ritmo di urbanizzazione a cui si è assistito negli ultimi 30 anni in regione Emilia-Romagna è oltre 8 ettari al giorno: trend che è rimasto inalterato e senza efficaci interventi normativi fino all’inizio della crisi economica. Nel quinquennio 2003-2008 si è urbanizzata un’area di campagna con capacità agricola sufficiente per la sussistenza alimentare di un’intera provincia.

Questi sei punti presenti nella proposta:
– pensare al suolo come bene comune, finito e non rinnovabile, indispensabile per il benessere delacomunità;
– Entro il 2030 fissare l’obiettivo di consumo netto del territorio;
– Accrescere l’onere per le nuove urbanizzazioni (rendendole meno appetibili dal punto di vista economico);
– Introdurre il principio della compensazione ambientale. Tanto costruisci di nuovo, tanto devi impegnarti a distruggere il costruito per restituirlo alla natura: ogni nuovo insediamento deve trovare compensazione nella restituzione di spazio verde;
– Istituire un’accurata forma di monitoraggio del consumo di territorio, che permetta al cittadino di essere costantemente aggiornato ed informato circa l’evoluzione della situazione. Istituire, Comune per Comune, un’anagrafe degli edifici, integrata con utenze e base catastale tale da consentire un continuo monitoraggio di consumi energetici e lo stato di utilizzo, oltre all’adeguamento sismico ed energetico;
– Basta alle varianti in corso d programma con esclusione delle opere pubbliche.