Imola.La Casa della Cooperazione ha ancora l’odore delle pareti imbiancate, verrà fatta visitare il 5 marzo al termine della tavola rotonda ma la testa dei relatori alla conferenza stampa (Bettini e Prati) guarda già al dopo inaugurazione

“Questa scelta – ha ricordato Sergio Prati – viene da molti mesi di collaborazione fra le cooperative. Siamo, a Imola, convinti che sia inevitabile arrivare, quanto prima, ad un’unica centrale cooperativa perché ce lo chiedono le nostre aziende e ce lo chiede un mondo che è profondamente cambiato.

E ci piace sottolineare che anche a Roma si è deciso di accelerare il processo verso l’unità. Insieme siamo più forti e credibili e siamo in grado di fornire ai nostri associati servizi migliori. Anzi dobbiamo rivedere la nostra gamma e sapere che le aziende ci chiedono cose nuove.

Acceleriamo i tempi perché oggi un progetto aziendale ha una vita che oscilla fra i sei mesi e un anno. Entro quel termine devono essere visibili dei risultati.”

Ma la preoccupazione è un tarlo forte, perché è lo stesso Prati a dire con forza che “non c’è nulla di scontato in questa grande avventura, sappiamo di avere su di noi gli occhi del movimento cooperativo (che potrà imparare anche dai nostri errori) e forse c’è qualcuno che non vede l’ora di poter dire: vi avevo messo in guardia.

Ma qui siamo partiti con convinzione e responsabilità, prima di tutto verso le nostre imprese che hanno bisogno di un soggetto forte e unitario.”

Come diceva il poeta, Prati e Bettini “misero sé per l’alto mare aperto”, e saranno loro a dover pilotare il “piccolo legno” in questi tempi carichi di tempeste.