Imola. Un'esperienza molto interessante che ha raggiunto, inaspettatamente, l'aspetto ed il valore del gioco, quella dell'incontro tra noi partecipanti alla vita di leggilanotizia e due ragazzi del polo Socio-psico-pedagogico dell'Istituto Magistrale statale Alessandro Da Imola: i due ragazzi avevano molte opportunità di scelta tra i  molteplici stage offerti dall'Istituto, alcuni sicuramente maggiormente aderenti alla loro specializzazione, ma, per loro precisa scelta, hanno optato per il nuovo, per il diverso e hanno deciso, per una volta, di avvicinarsi alla parola scritta e non alla diffusione di nozioni e cultura, che sarà, a studi compiuti, la loro scelta di vita.

Una scelta del tutto autonoma, come assolutamente autonoma è stata la conduzione della loro attività durante le giornate del nostro incontro con loro: per una volta tanto in essenza di vincoli “scolastici” erano presi unicamente dal loro desiderio di apprendere e di appartenere ad una realtà nuova. Si è passati attraverso la definizione di cosa significhi l'individuazione della “notizia”, alla scelta della medesima tra le tante a disposizione, quindi si è affrontato il tema della stesura del testo attraverso la mediazione tra il desiderio dello scrivente di imporre una propria linea e quella del destinatario lettore desideroso di crearsene una propria di comprensione. Metodologia, mezzi di sistema, attuale tecnologia in uso, creazione dell'immagine scritta e definizione del risultato che si intende raggiungere: in poche parole tutto quello che serve per portare la notizia all'attenzione del lettore.

Indispensabile un approccio reale alla ricerca del dato, all'intervista, alla raccolta delle informazioni, ed eccoci in giro per le vie della città alla ricerca di interviste, nel viale Marconi, dove a poche centinaia di metri dalla Via Emilia è stata installata una delle tante antenne per la telefonia mobile che da un po' di tempo attraggono l'attenzione di molti imolesi. Il tema era cercare di individuare e comprendere i diversi punti di vista degli abitanti della zona per poi raccoglierli in un testo riassuntivo completo di cappello iniziale e commento finale. Taccuini al seguito, matite che scrivono frettolose note, domande dirette e precise che mi lasciavano perplesso circa la possibilità di poter insegnare qualcosa di nuovo a questi due ragazzi  oltre alla facilità di approccio e di dialogo riempiono la mia memoria di quella mattina. Poi il ritorno nei locali della scuola a raccogliere ed ordinare le idee, a discutere tra di noi, alla pari, circa l'uso indiscriminato del “telefonino” e alla necessità quindi di installare nuove e più potenti antenne.

Si apre il personal e via alla stesura del testo, dibattuti tra l'ansia di riprodurre in parole le sensazioni della mattina, tra casuali indicazioni di opportunità o di sottolineatura da parte nostra e attenta e motivata attenzione da parte loro. Da sempre sostengo che ogni incontro determina ricchezza e che la ricerca del confronto è la vera ricchezza che troppo spesso ignoriamo. Chi afferma che i giovani d'oggi risultino essere il frutto di una realtà sbagliata non è nella direzione corretta: se condotti verso traguardi veri e di loro comprensione possiedono una ricchezza e una determinazione a noi, adulti, spesso sconosciuta e una disponibilità (a tratti avidità) all'apprendimento e alla ricerca che mette in difficoltà noi “professionisti”.

Mentre seguivo i ragazzi nel loro lavoro, mi chiedevo se stavano apprendendo loro o ero io a fare tesoro di questa ricca e bellissima esperienza, all'interno di un rapporto decisamente paritario e bi-univoco. Ed il segreto stava proprio nell'immagine del gioco, nella costruzione di un rapporto reale come a noi sarebbe piaciuto fosse davvero, nell'individuazione di confini da noi appositamente creati e definiti. Le indicazioni “tecniche” si sovrapponevano a sprazzi di incontenibile realismo dall'altra parte e le domande insidiose alla ricerca del varco inesplorato di scontravano con realtà tanto semplici quanto inattese. Frasi come “… sai io vengo da un piccolo paese e mi riscopro addosso tutti i limiti che da esso derivano …” o ” anche noi siamo schiavi di questa società che ci indirizza verso l'inutile e il superfluo” o ancora ” … in questo ambiente scolastico riscontro un'apertura e una facilità di dialogo con il corpo insegnante che mi era sconosciuta nella scuola che frequentavo prima” e così via in un crescente stupore accompagnato dal dubbio di essere all'altezza. Ho finito per recarmi agli appuntamenti con i ragazzi anche quando la mia presenza non era assolutamente necessaria, per stare con loro, per capire e per cercare di dar loro quanto potevo. Alla fine della storia la necessità della scheda valutativa: parole tra righe di stampa tanto necessarie quanto impossibilitate nel definire il vero valore dell'esperienza. Non era prevista una scheda per noi “giornalisti”: una grave mancanza.

(Mauro Magnani)

P.S.: nei prossimi giorni pubblicheremo il frutto del lavoro svolto assieme ai ragazzi sul tema dell’elettrosmog