I mediocri sono tra noi: ci vivono accanto, anche se spesso non ce ne accorgiamo, o meglio, non vi facciamo caso, li snobbiamo e, soprattutto, li sottovalutiamo. Sbagliando clamorosamente.

Perché loro molto spesso fanno carriera, ben più di tanta gente meglio e ben più dotata.

Chi è consapevole di avere qualità, anche in diversi campi, non si preoccupa, pensando che, prima o poi, avrà la strada spianata e riuscirà in qualche cosa, o, in caso di difficoltà, avrà altre occasioni, mentre non è sempre così, anzi, quasi mai, la vita presenta opportunità che si presentano una volta sola, o due, e moltissime altre volte si presentano incidenti e sorprese spiacevoli rallentano o impediscono del tutto di realizzare sogni ed obiettivi. Presunzione e troppa sicurezza per lo più non portano lontano, oppure possono far perdere tutto (tantissimi sono gli esempi che la storia ci propone). E poi, molti veri geni sono riconosciuti tali solo “dopo”, in età avanzata o post mortem.

Il tempo del mediocre invece è questo, il presente e al massimo il futuro prossimo. Il mediocre lo sa bene e, soprattutto, è ben conscio dei suoi limiti. Ma anche dei suoi punti di forza: consapevolezza di sè e, soprattutto, modestia, pazienza e tenacia.

Il mediocre non si espone: in momenti di acceso dibattito su argomenti vari, non interviene o, al massimo, si colloca su posizioni mediane e, alla fine, si adegua a quelle vincenti o a quelle proprie di un capo indiscusso; se ti fermi ad osservarlo (cosa che capita di rado in quanto molti lo sottovalutano), noti che assiste ai dibattiti con occhi bovini o di “pesce lesso”, senza “prendere parte”, studiando gli interlocutori con espressione quasi come non capisse quallo che accade. Invece lo sa benissimo, sa di non poter primeggiare e quindi lascia che si scannino tra di loro, tanto lui ci sarà sempre. Il mediocre non si espone, ma è guardingo al massimo.

Gli altri in genere non mettono in discussione la posizione raggiunta dal mediocre, ritenendo che egli sia controllabile ed ininfluente: sostanzialmente non gli badano, lo sottovalutano.  Lui, invece, vi sta abbarbicato, sia sapendo che gli altri passeranno e lui rimarrà, sia difendendo la (anche piccola) posizione raggiunta con le unghie e coi denti se venisse mai messa in discussione. E aspetta: le occasione e gli errori degli altri.

E’ noto che negli eserciti gli ufficiali, specie quelli di alto grado, passano, cambiano reparto o vengono deposti se sconfitti: i marescialli ed i sergenti no, garantiscono la continuità ed il funzionamento della struttura, sono in definitiva inamovibili ed indispensabili. Soprattutto, sono pronti ad approfittare delle pur rare occasioni per prendere il posto dei capi ed avanzare di grado. Si sa che così accadde nella gloriosa ritirata dei Greci dalla Persia raccontata da Senofonte nell’”Anabasi”, quando tutti gli ufficiali greci furono uccisi dai Persiani e l’esercito greco allora promosse in massa sottufficiali e truppa al comando. Senofonte, intelligentemente, non prese lui il comando, sapendo che tanti sottoposti non avrebbero fatto altro che attendere la sua caduta per sostituirlo, ma si “accontentò” di eterodirigere la gloriosa ritirata, lasciando il posto in prima fila agli altri. Ma questo è un caso quasi unico, in genere non si fa così.

Il mediocre attende, sapendo che il suo lavoro è prezioso e che i “capi” prima o poi incapperanno in qualche guaio: sconfitte, l’essere sorpassati dai tempi, il mostrare troppo orgoglio, incomprensioni, e via elencando, sono infiniti i gradini sui quali i migliori possono inciampare. E lo fanno spesso, prima o poi accade, e questo il mediocre lo sa bene.

E poi, spesso i migliori non vengono nemmeno selezionati, perché i capi del momento premiano la fedeltà più che il valore, per cui si avanza nelle carriere (soprattutto in Italia, negli USA è un po’ diverso) per tale oscura dote, mentre chi troppo si “mette in mostra” viene “scartato” o emarginato.

Il mediocre aspetta, forse non capisce nemmeno bene perché gli altri si diano tanto da fare.

Il mediocre è paziente ed un po’ fatalista, definirlo opportunista sarebbe riduttivo.

Il mediocre non fa passi falsi.

Il mediocre non cerca lo scontro, ma nemmeno fugge, mantiene, caparbiamente, la posizione.

Il mediocre non tenta di imporsi, segue la corrente.

Però attenzione: sembra avulso ed un poco distaccato, invece segue e capisce attentamente quello che si dibatte ed il contesto in cui opera.

Il mediocre non “sgomita” più di tanto, perché in ogni caso il punto in cui è arrivato è già molto avanzato e soprattutto deve stare attento a non perdere quanto acquisito; non pensa di impegnarsi in qualche battaglia, bensì a non fare errori, a non “far male”.

Il mediocre studia i superiori e ne comprende bene i punti deboli, anche se non li indica mai, non li accusa, nemmeno sotto pressione. Ma neanche infierisce sui sottoposti, “non si sa mai”.

Soprattutto, spesso osserva quelli che si “danno da fare” o sono impegnati in lotte di principio (che a lui sembrano “strane”) guardandoli con occhi a metà tra l’interrogativo e lo stupito, chiedendosi come mai essi non capiscono che l’atteggiamento giusto è il suo, il loro invece li porterà, fatalmente, alla rovina: come infatti sovente accade…

Il mediocre, quando arriva, sa bene come comportarsi, sta bene attento a chi lo circonda, ai parigrado ed agli inferiori. E poi, non è isolato, come credono molti degli altri, ad ogni suo successo ci sono sempre parecchi, tanti della sua stessa “pasta”, della sua categoria che si congratulano, si complimentano, ne lodano le qualità: ed ecco che, improvvisamente, anche la gente comuneia a lodarle anch’essa, siano pur recondite.

Il mediocre non farà errori, come aiutare qualcuno, fosse anche un parente o un presunto amico: interverrà solo in casi ben precisi e determinati, se obbligato e difficilmente appariranno come favori fatti da lui.

Il mediocre è consapevole che anche appoggi di potenti (capi-religiosi-personaggi influenti…) sono importanti, e certamente se capita ne usufruisce, ma, in quel caso, non fa l’errore di vantarsene o gloriarsene, cosa che ha portato tanti alla perdizione: “non si sa mai” che il vento un giorno muti direzione. Perché, intanto, mentre il mondo cambia intorno a lui, è riuscito a salire gradino dopo gradino, fino ad arrivare in cima.

Lui, non è certo cambiato, anzi. Ed i suoi silenzi o commenti e gli interventi semplici e pieni di buon senso, indubbiamente un poco banali, sempre più sembrano gravidi di un’antica saggezza capace di nascondere chissà quali reconditi pensieri, quando invece sono o il frutto di una strategia efficace e ben ponderata, oppure rappresentano tutto quello che in realtà il mediocre sa esprimere.

Fino ad arrivare ai piani alti e, qualche volta, in cima. Perché la gente ad un certo punto si interroga e si chiede: “Se è arrivato fin lì, sarà bravo, no?”. Perché, “Se io non  ce la ho fatta e lui invece sì, vuol dire che sono inferiore, che lui è più bravo, che, anche se non le vedo o non le capisco, sicuramente avrà delle notevoli qualità!”. Ed in un certo senso è vero, verissimo, ma non nel senso che si intende comunemente.

Ma, anche allora, difficilmente si “mette in mostra”, continua a mantenere un profilo basso, perché sa benissimo, come abbiamo già detto, che “non si sa mai”. Nel frattempo, è capacissimo di massimizzare quello che ha raggiunto, sapendo che, ogni volta, quella potrebbe essere l’ultima possibilità, al contrario di quanto pensano invece certuni con indubbie qualità, che pensano sempre di potere avere altre possibilità. Che spesso invece non si presentano più!

La sapienza del mediocre è quella antica del contadino, che guarda ai tempi lunghi, alle stagioni, e non ai momenti, e sa benissimo che soprattutto è importante curare il proprio orticello. Mastro don Gesualdo, insomma, come questi il mediocre si sente di “un’altra pasta” rispetto ai veri leader.

E’ così che molti, moltissimi mediocri diventano dirigenti e quadri, nelle strutture, in politica, negli enti, nelle aziende specie quelle pubbliche, ma non solo, talora anche nelle professioni.

Così, abbiamo dirigenti, esperti, perfino ministri e dirigenti apicali assolutamernte “mediocri”. Del resto, ci sono, come abbiamo detto, parecchi altri mediocri che ne sanno cogliere l’essenza, lo “spirito” e, ovviamente, sperano anch’essi di avere prima o poi successo. E se lo hanno già avuto, sostengono il compagno nei confronti degli “altri”.

Capita di sentir dire da chi lo conosce bene che il tale o il talaltro non è altri che un “sempliciotto”, che manca di queso o di quello, ma ormai, giunti a quel punto, a chi importa? Il mediocre ha vinto, ha, incredibilmente, sorpassato tutti gli amici di infanzia ed i tanti compagni di strada incontrati. E del resto, raggiunti certi traguardi, gli “altri” si guarderanno bene dal fare marcia indietro, per non palesare di essersi sbagliati o di essere stati sconfitti da un tale personaggio, così il mediocre manterrà le posizioni raggiunte, a meno di incappare in grandi e grossolani errori, che difficilmente compirà, non essendo affatto nella sua natura. Nessuno potrà ammettere di evere fatto errori di valutazione neio suoi confronti, i superiori per non essere accusati di sbagli, i parigrado perché pensano di non dovere temerlo, gli inferiori perché è un esempio per tutti di dove si possa arrivare…

Certo, il mediocre difficilmente sarà ricordato nella storia, né avrà “monumenti alla memoria”: ma vuoi mettere, la soddisfazione di portare a casa onori e pecunia dopo avere sopravanzato tante persone che sai benissimo che per molti versi sono meglio di te?

Perché alla fine, lui, “il mediocre”, guarda gli altri da lassù, dalla cima.

(m.p.)