Imola. Continua il nostro giro di ricognizione fra i dirigenti cooperativi. Il nostro interlocutore è  Domenico Olivieri, già presidente della Sacmi e vicepresidente di Legacoop Imola.

“Ho sempre sostenuto l’unità cooperativa e ho sempre pensato che fosse una scelta inevitabile. Con franchezza dobbiamo riconoscere che le divisioni ideologiche che costituivano le fondamenta delle attuali centrali cooperative (Lega coop, Confcooperative e Agci), non hanno più ragion d’essere,  anzi non esistono nemmeno più i partiti a cui facevano riferimento. Ora ci sono delle aziende che hanno i problemi tipici di una impresa. Un ventenne non ha alcun interesse verso il passato (magari glorioso) di queste sigle; vuole invece capire come si fa una cooperativa, come si vive dentro questo tipo di azienda”.

Molto decisa, quindi, la volontà di andare a vivere sotto lo stesso tetto.

“Certo, per una serie di motivi. Siamo quattro gatti, divisi in tre strutture. Significa che i nostri interlocutori, primo fra tutti il governo, possono giocare sulle nostre divisioni e rinviare le decisioni che chiediamo, magari con urgenza. Un discorso simile vale per le relazioni con le altre associazioni imprenditoriali. Ma se siamo uniti diventiamo l’8% del Pil di questo paese. Un’altra ragione per stare uniti? Insieme possiamo produrre servizi di migliore qualità e a prezzi competitivi. Pensiamo, ad esempio soltanto ai costi che dobbiamo sostenere quando chiediamo un parere legale ed immaginiamo di doverli moltiplicare per tre. Possiamo creare sinergie fra i nostri servizi, ridurre i costi della rappresentanza, mettere a disposizione degli associati le migliori qualità delle nostre organizzazioni. Insomma, ci sono tante buone ragioni per arrivare alla casa unica, senza dimenticare che oggi operiamo in un mondo, in un mercato che non si interessa della nostra storia. Se abbiamo una casa unica, siamo più forti con i nostri interlocutori, offriamo servizi migliori e possiamo far risparmiare le nostre società”.

Ma questa richiesta di unità nasce soprattutto dalla base cooperativa, o è ancora una scelta illuminata dei vertici?

“Il nostro mondo è articolato. Le grandi aziende cooperative sono da tempo molto autonome nelle loro scelte rispetto alle centrali di riferimento. E possiamo anche dire che rappresentano un caso a sé. Poi abbiamo la miriade di medie e piccole aziende cooperative che, quando hanno un problema. vogliono risposte in tempi brevi, o almeno ragionevoli, ad un costo giusto. Ci sono ancora delle realtà che sono molto legate alla loro storia (in certi casi personale), ma è assai diffusa la consapevolezza che la rappresentanza deve essere unica. Noi stiamo procedendo per tappe verso questo obbiettivo, e i vertici hanno preso atto che questa strada era inevitabile. Una prima accelerazione è derivata dalla nascita dell’Alleanza cooperativa, in questi giorni una nuova e forte spinta arriva dalla consapevolezza che bisogna lavorare bene e abbastanza in fretta e mi pare che ci si muova nella giusta traiettoria”.

Veniamo a Imola.

“Qui abbiamo due storie ben radicate, Legacoop e Confcooperative, e l’elemento peculiare della nostra esperienza è che da molto anni lavoriamo unitariamente. Quindi la scelta dell’Alleanza trova qui l’humus ideale per crescere, perché abbiamo imboccato questa strada con decisione. Ora c’è il grande passo della sede unica, e sappiamo bene che quando si lavora fianco a fianco si trovano più infretta le migliori soluzioni per le nostre cooperative. A Imola non dobbiamo e non possiamo fallire. Sappiamo bene che saremo sotto la lente di osservazione perché abbiamo fatto più strada di altre realtà, e dobbiamo andare avanti spediti. Questa è un’occasione da non perdere e non la perderemo”.


(m.z.)

 

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