Mettere insieme, connettere, coniugare il lavoro e l’informazione, i lavoratori e il sindacato, internet e la radio e il video. RadioArticolo1 aspira ad essere un meeting point che ha il suo baricentro nel mondo del lavoro. Dove protagonisti, e non comparse, sono lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati, giovani in cerca di lavoro, cittadini alle prese con i loro diritti negati o misconosciuti, con i loro vissuti e il bisogno di migliorare le proprie condizioni di vita. Dove il sindacato, la Cgil in primo luogo, vengono chiamati ad ascoltare, a dialogare, a rispondere, a mettersi al servizio delle persone. Lavoratori e Cgil insieme su internet per incontrarsi, raggiungere nuove e più larghe realtà (giovani innanzitutto), sviluppare una più ampia diffusione delle tematiche sindacali. 

Oggi cresce la fascia di persone che si informano e maturano le proprie opinioni fuori dei canali tradizionali e il boom di internet indica una realtà incontrovertibile. Aumentano di giorno in giorno non solo i navigatori ma la stessa pervasività della rete nel campo della comunicazione e dell’informazione vera e propria, superando le esperienze dei siti vetrina o di sola documentazione. Da qui la scelta originale di comunicare il lavoro, sviluppando una vera interattività, in tempo reale, a portata di mouse, “ma anche” d’ascolto. Non un’emittente riconvertita sul web, bensì un centro di produzione che cura un sito, con notizie e trasmissioni in diretta, e confeziona programmi destinati a emittenti locali in Fm. 

Alla base di tutto c’è l’idea che questo scambio, questo incontro tra cittadini e sindacato, debba sfruttare tutti canali, tutte le piattaforme che le nuove tecnologie mettono a disposizione. La sfida è quella di affermarsi come produttori di contenuti, specializzati e riconoscibili per l’identità valoriale (il lavoro, non come merce ma come fattore di emancipazione e di giustizia sociale) e i saperi messi in rete (dei dirigenti sindacali e delle tante competenze disponibili). L’obiettivo è quello di raccontare l’Italia che lavora attraverso questa originale esperienza di informazione civile dalla narrazione della vita delle persone; e, ancora, di approfondire quello che oggi sui giornali o in tv, quando avviene, si ferma ai titoli o ai sommari e non racconta mai né il prima né il dopo. Questo vale per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per i salari, per le pensioni e la precarietà; ma vale pure per le cause di lavoro o le malattie professionali o, ancora, per il carovita, per il permesso di soggiorno ai lavoratori immigrati o la dichiarazione dei redditi. Si parla di lavoro anche quando si affrontano temi quali i trasporti, la scuola, la sanità, nel paese e nelle istituzioni. 

E il lavoro lo si ritrova anche sporgendosi sul versante del teatro, del cinema, della fotografia. Certo, questo non basterà a sconfiggere le corazzate “d’opinione” che trattano di lavoro nelle cronache o nei trafiletti delle pagine cosiddette “economico-sindacali”. Un principio però è chiaro: informare sul lavoro, sulla cittadinanza attiva, sulla conoscenza e la solidarietà, vuol dire aprire (o tenere aperto, se si preferisce) uno squarcio positivo su questa realtà. In modi e forme non recriminatorie né strillate. Voce immediata e calda dei fatti in corso, con una copertura “on air-on line” dal lunedì al venerdì di quattro ore al mattino e tre pomeridiane, Radioarticolo1 risulta quanto mai flessibile, mettendo a contatto cittadini, sindacalisti (attraverso interviste e fili diretti) ed esperti (del sistema servizi e del sindacato pensionati innanzitutto), oltre a economisti, intellettuali, ricercatori chiamati a pronunciarsi e a esprimere il proprio pensiero sui fatti che avvengono. Lo scopo è raccontare, insieme alla Cgil, le mille forme del lavoro nel nuovo secolo, con tutte le sue sofferenze, la precarietà in primo luogo, al pari delle eccellenze e delle conquiste irrinunciabili. Sfruttando al massimo le nuove tecnologie: internet, la radio, il telefonino. Strumenti moderni, caldi, leggeri. Che aiutano a ragionare e fare comunità. Strumenti che consentono di fare del lavoro una fonte di energia per il futuro, che utilizzeremo per portare alla ribalta l’Italia che produce, che domanda salari più giusti e maggiore sicurezza, che chiede servizi più efficienti e più efficaci. Che di fronte alla crsi non si arrende ma chiede sviluppo, crescita. Perché il futuro è nel lavoro.