Imola. La nostra interlocutrice ha, alle spalle, un solido patrimonio, a partire dalla matrice culturale contaminata dal confronto tra esperienze formative differenti che si è espressa anche in una periodo di impegno amministrativo nella compagine di sinistra; “ho lavorato, in quel periodo, fianco a fianco con l’assessore che si occupava del welfare locale, ed io stessa, da tempo, ero impegnata nel mondo del volontariato.”

Con queste solide basi è facilmente intuibile l’entusiasmo e la passione che Roberta Tattini mette nel proprio lavoro; la cura degli altri, in particolare quelli più deboli (per età, storie personali e patologie complesse) è uno di quei campi d’azione che la coop imolese ha da tempo individuato come uno dei problemi che domineranno il nostro prossimo futuro: portare dentro queste aree, insieme umane e amministrative, le buone pratiche cooperative è una delle sfide che possono rendere grande il mondo mutualistico.

Non a caso, quando ci siamo incontrati per parlare della Alleanza delle Cooperative Imolesi ha voluto partire dall’ultima delle domande che le abbiamo sgranato come si fa con un rosario: quale valore aggiunto porta l’unità cooperativa?

“Mi piace ricordare che a Imola c’era già l’esperienza di Imola Insieme, il luogo dove si incrociavano le diverse storie cooperative; l’Alleanza è la naturale conclusione di quel percorso e segue una lunga abitudine di lavoro comune.”

Quando si parla di diverse storie, a cosa si pensa?

“Il modello imprenditoriale è ovviamente lo stesso per tutti, ma la sua declinazione, la sua gestione può avere delle variazioni. Per esempio la questione della centralità del socio, che deve sentirsi davvero proprietario della cooperativa, è un tema sul quale continuare a confrontarsi. Sono in opera diversi modelli di governo della cooperativa e noi dobbiamo anche imparare a comunicare il nostro modello economico, e far conoscere bene le nostre attività.

Siamo, per dirla in maniera semplice, dei “praticoni”; la cooperativa sociale è una società del fare perché il nostro lavoro consiste nell’accompagnare le persone al sostegno alle persone.

E’ un’attività che richiede del talento, in quanto bisogna progettare percorsi di vita (sia per chi lavora che per chi è soggetto attivo del nostro lavoro) e far cresce la consapevolezza e volontà di autodeterminare il proprio cammino.

Noi maneggiamo un bene molto particolare, e cioè la capacita di costruire relazioni fra gli individui e anche fra i soci della cooperativa. E’ un’attività che coinvolge in maniera profonda le persone e che deve cercare risposte anche per le domande più imbarazzanti e difficili.”

E quindi cosa può aggiungere l’Alleanza?

“Prima di tutto una maggiore integrazione con le altre realtà cooperative, per cercare tutti i possibili momenti di integrazione, al di là del settore di provenienza.

Poi dobbiamo lavorare per sottolineare il valore di essere cooperatori. Il nostro mondo è spesso visto come una pura e semplice esternalizzazione dei servizi che una volta erano affidati agli enti locali.             

E’ vero che il costo che noi proponiamo è più basso di quello dell’ente pubblico, ma non sta qui la centralità del nostro servizio. Noi possiamo e dobbiamo esplorare tutte le strade che portano verso  una migliore qualità della vita delle persone e sappiamo che quell’ obbiettivo lo si raggiunge se creiamo occasione di interazioni fra i singoli soggetti, senza distinzione di età e condizione di partenza e solo se vi è la partecipazione attiva di tutti/e.

E’ una diversa gestione del servizio pubblico, ma è l’unica strada per non ridurre i servizi a macchine anonime per la sussistenza degli utenti che a loro si rivolgono.”

 

(m.z.)

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