Imola. E alla fine il benedetto 5 marzo è arrivato, il nastro inaugurale è stato tagliato e adesso la Casa della Cooperazione imolese è una realtà.

Un confronto iniziato l’anno scorso è arrivato rapidamente alla sua positiva conclusione, e il passaggio finale è avvenuto davanti a un gran pubblico perfettamente consapevole di questa accelerazione. C’erano coloro che la giudicavano una ovvietà (sotto i quarant’anni era la reazione normale) e quelli che hanno vissuto con sincera emozione ogni minuto della cerimonia.

Quando Sergio Prati, presidente dell’Alleanza delle Cooperative, ha preso la parola per dare inizio alla manifestazione pubblica, ha voluto ripercorrere, quasi puntigliosamente, i passaggi fatti e non ha certo nascosto l’orgoglio per il risultato raggiunto.

Dopo aver ringraziato la Federazione Trentina della Cooperazione che, all’inizio del millennio, ha fatto la scelta unitaria, ha passato idealmente la parola (sotto forma di videomessaggio) a Giuliano Poletti, già presidente nazionale dell’Alleanza che oggi è Ministro del Lavoro. E Poletti ha ricordato il lavoro fatto nel mondo cooperativo, il valore straordinario di questo modello e ha garantito attenzione a quel che succederà nei prossimi due anni.

E saranno decisivi quei 24 mesi perché ci saranno i congressi delle tre centrali che Gardini (Confcooperative) e Altieri (Agci) immaginano come ultimo atto di una storia antica per entrare nel nuovo mondo. E Gardini ha ancora una volta ribadito che la scelta della Coldiretti (mai nominata ma evocata) di creare una centrale cooperativa è sciagurata e antistorica.

Poi è arrivato il brindisi e anche i protagonisti più nervosi si sono rilassati.

Perché ora comincia la parte davvero difficile: le speranze sono alte e tener fede alle aspettative è solitamente un compito assai arduo.

Vien da dire che, da quel che si visto, le premesse sono tutte positive.

 

(m.z.)