Il 13 marzo l’Arci va a Congresso, così dal 13 al 16 marzo a Bologna presso Palazzo Re Enzo si terrà l’assise nazionale dell’ARCI. Ci arriva dopo un dibattito intenso che ha attraversato centinaia di assemblee nel territorio, e questa è una bella prova di vitalità e di pratica democratica.

Un Congresso importante, perché deciderà il ricambio del gruppo dirigente nazionale, per il quale si confrontano, e forse è la prima volta, due schieramenti in campo, cioè due candidature in qualche modo alternative: vedremo come andrà a finire.  Le stesse candidature a presidente di Francesca Chiavacci (Presidente ARCI di Firenze) e Filippo Miraglia (del nazionale), anziché motivo di divisione, possono stimolare il dibattito ed essere un contributo prezioso per dare più forza e coesione all’associazione del futuro.

Ma è anche interessante perché cade in un momento molto difficile per il paese e per il mondo del terzo settore: oggi c’è una vera emergenza economico-sociale che si somma alla crisi culturale, morale, dell’etica pubblica, alla frattura sempre più profonda fra i cittadini e la politica, al degrado delle istituzioni democratiche. Un congresso è dunque l’occasione per aggiornare l’analisi del contesto, definire obbiettivi e programmi partendo dal lavoro svolto, dalle cose fatte e da ciò che resta da fare. Secondo l’ARCI, si deve invertire la rotta, ridare alla politica la capacità di governare i processi economici, chiudere la stagione dell’austerità e dello smantellamento dei diritti, perché non sarà il mercato a salvare l’Italia, ma un cambio di paradigma che all’ideologia del profitto contrapponga la cultura dei beni comuni, la riconversione ecologica, il primato dei diritti e delle istituzioni democratiche. Molte sono le cose urgenti da fare: investire nel lavoro, ripristinare un livello decente di politiche sociali, redistribuire ricchezza, contrastare la corruzione che sottrae enormi risorse al paese, arginare la crisi morale, dell’etica pubblica, il populismo demagogico, la regressione della cultura civica e della solidarietà sociale, restituire dignità e rappresentatività alle istituzioni. Sono tutti argomenti che verranno sviluppati nel dibattito di Bologna.

E poi, per superare la crisi, ARCI pensa che il ruolo dell’associazionismo sia decisivo, per la sua capacità di essere motore di partecipazione, costruire relazioni e legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni. Oggi la crisi pone il terzo settore di fronte a nuove responsabilità, perché, come dimostra il recente censimento Istat, il terzo settore è l’unico comparto che nella crisi ha continuato a crescere e produrre nuova occupazione: ma proprio il suo crescente peso economico impone di tutelarne l’autonomia, l’identità culturale e il profilo ideale.

Naturalmente, oltre a tali temi più generali, compito del congresso è anche dotare l’associazione di strumenti organizzativi utili a realizzare i suoi obiettivi, in quanto l’universo dei circoli si evolve, diversifica le proprie attività, esprime nuovi bisogni a cui tutta la nostra struttura, dai livelli territoriali ai regionali al nazionale, deve offrire risposte efficaci. E questo è altrettanto vero in Emilia Romagna, dove ARCI continua ad essere presenza radicata e spesso innovativa. Seguiremo il Congresso e vedremo cosa porterà di buono.

 

 (Marco Pelliconi)