Imola. La dipendenza da videogiochi è una brutta malattia che può provocare bullismo e voglia di emulazione da parte di parecchi giovani adolescenti. Ad accorgersi del problema sono stati diversi soggetti del quartiere Marconi a partire dalla parrocchia del Carmine che da anni segnalava, presso la Casa del Fanciullo, una situazione preoccupante di molti giovani allo sbando e un generale stato di disagio sociale. Per tale motivo, è stata organizzata una serata aperta a tutti lunedì 17 marzo alle 20 nel salone delle scuole Caducci con entrata da via Manfredi che si va ad aggiungere ad altre attività quali l'azione  educativa sul territorio che procede coinvolgendo un gruppo tra i 10 e i 20-25 ragazzi (nella giornata di venerdì, dedicata al gioco del calcio) tra i 10 e i 17 anni, residenti nel quartiere Marconi. Nella giornata di giovedì i ragazzi e gli educatori si ritrovano presso la struttura del Centro Anziani Giovannini, con spazi più ampi per laboratori, che verranno attivati dal mese di marzo, nelle altre presso la struttura della Casa del Fanciullo.

Il 17 marzo sarà presente il dottor Stefano Gardenghi, responsabile del Sert. “Abbiamo cominciato nel 2003 occupandoci del gioco d'azzardo e attualmente seguiamo 76 persone – spiega il medico -. Si tratta di una patologia che crea eccitazione, una sorta di tossicodipendenza nella quale le persone pensano che, se si allenano, possono vincere mentre le macchinette e le lotterie sono programmate per fare perdere. Finalmente stiamo ottenendo risultati positivi su circa il 50% dei pazienti usando anche farmaci che tolgono lo sviluppo di endorfine in chi gioca”.

“I videogiochi spesso hanno un contenuto pericoloso, si spara e si aggrediscono delle persone – continua Gardenghi – e può scattare un effetto emulazione, episodi di bullismo o piccoli furti. In diversi casi, l'astinenza può comportare vomito e diarrea come nel caso delle droghe. Ho un figlio di sette anni che gioca alla play station, poibirla completamente non serve, io gli metto un limite di dieci partite da non superare. E' assolutamente necessario evitare la dissociazione nell'adolescente”.

(m.m.)