A turbare non è il voto carpito agli extra comunitari. Quello lo avevamo già visto a Napoli, ricordate?

Le primarie furono annullate. Cinesi, si disse. A Modena sono ghanesi, e filippini, pare.

Il problema, suggerisce il segretario regionale Bonaccini, si può risolvere, tecnicamente. E’ d’accordo anche l’on. De Maria, e i segretari provinciali, tutti. Basta non far votare gli immigrati.

Magari si crea un problema politico, lo ha già aperto la signora Kyenge, non senza argomenti. Una soluzione ragionevole si troverà.

Presto speriamo.

Per poi rivolgere l’attenzione al problema vero che questa triste vicenda fa emergere. Che riguarda il PD, non gli immigrati, i suoi rappresentanti, non chi si reca a votare.A Modena, A Trento, ad Argelato, in troppe città volano gli stracci, si passa la misura. Accuse, rancori, ricorsi sporcano la bellezza di una spontanea, generosa, confidente partecipazione democratica. Ci si chiama per nome senza affetto. Cattivi pensieri dissimulati da una familiarità esibita. “Mitico Muzza”, “caro Matteo”, e giù botte.

Un’umiliante esposizione di ciò che non siamo. La banalità del peggio.

Dev’essere l’inizio del rinascimento promesso. Il dolce stil novo. Lotte per il potere ci sono sempre state. E così i personalismi. Ma in queste misere diatribe si coglie un senso di inadeguatezza, un divario fra il ruolo da ricoprire, le ambizioni e le qualità necessarie a legittimarle. Alla lunga insopportabile.

O i protagonisti danno una registrata alle loro aspirazioni riportandole a un rapporto cosciente con le loro non eccelse attitudini o si fa qualcosa per alzare la qualità del personale politico attraverso il proselitismo e la selezione.

Di vino buono nelle cantine del Pd non ce n’è molto. Quello vecchio è inacidito e quello nuovo è stato imbottigliato male, spesso sa di tappo. Forse è il caso di pensare a una nuova vendemmia.

 

(Guido Tampieri)