Imola. Ci siamo riuniti nella mattinata del 17 marzo per praticare uno dei primi allenamenti in canoa della stagione: bellissimo tempo, acqua più pulita del solito.
Una volta terminato l'allenamento, mentre raggiungevamo il parcheggio abbiamo notato che era appena andato in scena un abbattimento di alberi a quanto pare sani. Percorrendo il sentiero sterrato fra il Santerno e il retro del circuito ci siamo imbattuti in una serie di arbusti mozzati di netto; la cosa che ci ha colpito è la quantità di coloro che sono stati segati. (Io vivendo in campagna mi occupo della salvaguardia e del mantenimento delle aree verdi di mia proprietà e di alcuni amici, pertanto sono rimasto profondamente scosso in quanto nella seduta di allenamento precedente di qualche settimana fa non avevo fatto caso ci fossero arbusti particolarmente malconci!)

Abbiamo contato 30 (trenta) alberi abbattuti; sì, avete capito bene, trenta arbusti abbattuti in un sol colpo: coincidenza? Erano tutti malati?
Il panorama “lunare” che era possibile osservare scrutando il prato del lungofiume questa mattina, raggiungeva il suo apice in fondo al sentiero sterrato (dove inizia la curva del Tamburello) con una vera e propria “stazione ambulante della legna”. Una situazione a dir poco “surreale”, dove tutto è stato sistemato accuratamente al suolo dopo l'abbattimento: mancava solo il cartello con scritto quanto veniva venduta al quintale e il venditore al banco.

Abbiamo trovato bacchetti già fasciati, ottimi per accendere un fuoco, e anche i zocchi più grossi, tutti sanissimi, dico sanissimi, accatastati uno sopra l'altro come in una segheria. Eppure, di alberi potati nei dintorni non ce n'erano.
Partendo dal cimitero di alberi con tanto di “banchetto di vendita”, proseguendo fino quasi alla curva della Tosa, nella zona sterrata (area sgambatura cani, per intenderci) sono presenti tutti gli zocchi di legni abbattuti, per un totale di trenta esemplari (30!), alcuni per altro segnalati con colori rosso o blu.
Non sapendoci a chi appellare vi abbiamo segnalato questa anomalia che non solo ha contribuito alla diminuzione dell'ombra in quella zona ma viola i diritti di civiltà di base della comunità dove viviamo, ormai, a quanto pare, ampiamente ignorati dalle Istituzioni.

Come è possibile ottenere un permesso per l'abbattimento di cotanti arbusti sani  tutti in una volta? Chi tutela il cittadino che prende visione di tale scempio?

Sapete a cosa ho pensato quando questa mattina ho trovato il panorama “mutato” nel prato dietro al Tamburello? Avete presente il film di Hollywood “Rapa Nui”, la pellicola che ripercorre le vicende degli abitanti indigenti dell'Isola di Pasqua? Ebbene questa comunità iniziò ad abbattere alberi sani per poterli barattare con dei beni di consumo per la realizzazione dei famosi “Moai”: i monoliti di roccia per cui la popolazione dell'isola è celebre nel mondo.

Il panorama dietro il Tamburello, fianco al fiume, questa mattina ricordava in piccola parte le pianure dell'isola del Pacifico, dove gli zocchi degli arbusti affollano la valle deserta formando un cimitero di natura ormai morta. Volevo avvisare inoltre che abbiamo già informato il Comando regionale della Guardia forestale e  presto segnaleremo il fatto al ministero dei Beni ambientali

(Massimo Baroncini)