Conselice (Ra). I cittadini sono preoccupati. Legambiente e Verdi / Ecologisti civici protestano, Officina dell’ambiente rassicura. Di certo Matrix, l’impianto di trattamento delle ceneri da inceneritori da 250.000 tonnellate annue non nasce certo con i migliori auspici. Che senso ha questo impianto? Se lo chiedono i circoli i Legambiente Matelda di Ravenna e Cederna di Lugo / Fusignano, sulla base delle reazioni suscitate dalla notizia della prossima realizzazione “proprio mentre il nuovo piano regionale dei rifiuti punta invece l'attenzione sulla necessità di ridurre i rifiuti prodotti. Stiamo approfondendo lo studio dell'impatto ambientale del ciclo produttivo che si vorrebbe realizzare a Conselice, ma ciò che salta agli occhi già in queste settimane è la notevole preoccupazione da parte di cittadinanza e categorie produttive sulle caratteristiche di questo impianto e sui possibili effetti per la salute e le produzioni agricole”.

Anche perché l'area della Bassa Romagna negli ultimi anni è stata interessata da parecchi impianti che hanno destato viva preoccupazione nella popolazione: la discarica di Voltana, il deposito di stoccaggio di gas di San Potito, il progetto di un altro grande impianto ad Alfonsine, la centrale Unigrà sempre a Conselice, la grande centrale a legna da 30MW a Russi, solo per citare i casi più eclatanti; progetti spesso avviati senza una reale consultazione dei cittadini, messi al corrente solo “a giochi ormai fatti”.

“Di fronte alle legittime preoccupazioni dei cittadini – ha dichiarato Claudio Mattarozzi, presidente del Circolo Legambiente Matelda di Ravenna – non si può sempre dare la colpa alla sindrome di chi non vuole l'impianto nel proprio giardino. Dato che si tratta di produzioni che potrebbero aver serie ripercussioni sulla qualità della vita delle persone che vivono in questi territori, è giusto che la discussione sull'opportunità o meno di realizzare questi impianti sia fatta assieme a chi ne subirà gli effetti, soprattutto se in questi giardini si contano già parecchi impianti, con altri impianti, con altri ancora”.

Intanto Officina dell'Ambiente Spa a cui spetta la paternità del progetto PA cerca di rassicurare: “Nelle ultime settimane, nel dibattito legato all'impianto in fase di realizzazione da parte di OdA a Conselice, sono state pronunciate inesattezze facilmente dimostrabili scorrendo i documenti autorizzativi. Le scorie provenienti da impianti d'incenerimento di rifiuti urbani e speciali non pericolosi, come quelli gestiti da Herambiente da destinare all'impianto OdA di Conselice, vengono classificate come rifiuti non pericolosi e, quindi, è errato indicarli, in comunicati e volantini, con la lettera H (caratteristica di pericolo). Come noto, i criteri di classificazione dei rifiuti previsti dalla norma vigente sono mutuati dai criteri per la classificazione delle merci e prodotti e, in termini esemplificativi, l'eventuale pericolosità (e quindi l'attribuzione, quindi, della lettera di pericolo H) si basa sulla presenza di alcune sostanze con specifiche frasi di rischio (R) in concentrazioni superiori a limiti predefiniti. È il caso della presenza di pH basici le cui concentrazioni comportano comunque la classificazione del rifiuto come Speciale non pericoloso. In quest'ottica, quindi, l'accesso di rifiuti pericolosi è limitato a materiali aventi, in sintesi, le stesse caratteristiche di quelli non pericolosi, con la sola differenza di un modesto differenziale del valore del pH. Si sottolinea infine che comunque le eventuali caratteristiche di pericolosità non ricadono mai nella fattispecie della tossicità o cancerogenicità”.

“OdA ci riprova con le certificazioni come se queste potessero avere un qualche valore – attaccano i Verdi/Ecologisti civici di Ravenna -. Le certificazioni si pagano e gli enti certificatori, per mantenere la propria permanenza sul mercato, devono concedere certificati, altrimenti il gioco per fare profitto si interrompe. E poi chi controlla gli enti certificatori?
Il prodotto di scarto degli inceneritori, lo ripeteremo fino alla nausea, è un rifiuto in parte classificato come pericoloso (D.Lgs. 205/2010), contenente diossine, furani, Ipa, metalli pesanti, sostanze in maggior parte riconosciute dallo Iarc (Agenzia internazionale ricerca cancro) come cancerogeni sicuri, sostanze che poi ritroviamo, come l’azienda stessa afferma, anche all’interno del Matrix. OdA non può continuare, dal 2011 a oggi, a far finta ‘che tale classificazione sia solamente un atto formale e giuridico’. Non è così, il decreto legislativo di cui sopra, afferma che ‘la declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso, non si ottiene mediante diluizione o miscelazione…’ per cui il Matrix dovrebbe essere classificato come rifiuto pericoloso e non finire nei prodotti per l’edilizia. Il Matrix andrebbe messo al bando e applicato il ‘Principio di Precauzione’ prima di creare un altro caso come quello dell’amianto, denunciato dalla comunità scientifica e solamente dopo quarant’anni messo fuori legge dalla politica, dopo aver mietuto diverse vittime, senza contare quelle che ci si aspetta per il futuro. Lo stabilimento di Conselice è autorizzato a emettere circa 6 tonnellate l'anno di polveri, la frazione più fine e più pericolosa, contenente sostanze  cancerogene. La Conferenza dei servizi ha chiesto di caratterizzare con analisi chimiche ogni automezzo in ingresso con i rifiuti pericolosi, OdA risponde che richiederebbe troppo in termini di costi e di tempo. Potremo mai fidarci di gente siffatta? La risoluzione del Parlamento Europeo del 24/05/2012 prevede che entro il 2020 il rifiuto residuo debba essere quasi zero e che i rifiuti, riciclabili e compostabili, non potranno essere inceneriti. Cioè non ci dovrebbe più essere la materia prima per questo scandaloso progetto, e se ci sarà, perché siamo in Italia, saremo messi in mora dalla UE, e noi cittadini pagheremo due volte, in termini di salute e di denaro.

Intanto nei giorni scorsi è uscita anche la posizione degli agricoltori, preoccupati per il futuro delle produzioni agricole nei territori confinanti con il nuovo impianto, ma soprattutto Legambiente si interroga su quale sia il futuro pensato dai nostri amministratori per questo territorio. Se l'obiettivo è di una sostanziale riduzione dei rifiuti, sia con la raccolta differenziata e il riciclaggio, che soprattutto diminuendo la quantità di rifiuti prodotti, non si capisce a cosa dovrebbe servire un nuovo grande impianto di smaltimento delle ceneri, con il rischio anzi che l'impianto, una volta realizzato, rappresenti un ostacolo alle politiche di riduzione dei rifiuti, perché avrà sempre bisogno di ceneri per poter funzionare.