Venerdì scorso sono stati condannati per traffico illecito di rifiuti e omessa bonifica i vertici di Cavet. Sui giornali nazionali la notizia è passata quasi completamente in sordina. Come già leggilanotizia.it ha raccontato in più occasioni (LINK), gli incalcolabili danni ambientali della linea Alta Velocità Bologna-Firenze sono un tabù. Un orrore forse troppo grande per essere raccontato. Una vergogna che il nostro paese preferisce tacere.

 

La notizia è di venerdì 21 marzo 2014, anche se affonda le sue radici in un processo iniziato nel 2009. Il tribunale di Firenze, nell’appello bis del processo per i danni della Tav nel Mugello, ha condannato 19 persone per reati ambientali (30 erano gli imputati). Molti dei condannati appartengono ai vertici del Consorzio Cavet, controllato da Impregilo. Cavet era il Consorzio a cui vennero affidati i lavori della Tav, lavori che si protrassero con molte zone d’ombra dal 1996 al 2009. Le pene inflitte dal Tribunale di Firenze vanno dai 4 ai 2 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici. Le pene di tipo economico (risarcimento a Regione, Provincia e Comuni) verranno quantificate nei prossimi mesi in sede civile. I reati contestati riguardano lo smaltimento illegale dei fanghi di lavorazione (fanghi contenti molte sostanze pericolose per la salute umana tra cui metalli pesanti) in cave e in siti non autorizzati. Questo avrebbe provocato l'inquinamento di diverse aree e di oltre 25 torrenti.

 

Questa condanna tuttavia è una sconfitta, non c’è molto da gioire purtroppo. Certamente lo smaltimento illegale di fanghi di lavorazione e il conseguente inquinamento è un reato molto grave che va punito con la massima severità. Purtroppo però è il danno ambientale meno rilevante, meno significativo. Il danno più grave infatti, come avevamo ampiamente documentato su leggilanotizia.it (VIDEO, ARTICOLO), riguarda il prosciugamento di 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti. Il consorzio Cavet ha ucciso per sempre il Mugello, basta fare una passeggiata in quelle zone per accorgersene. Sempre il Tribunale di Firenze aveva quantificato questo danno ambientale in 741 milioni di euro, anche se altre stime documentavano un danno superiore al miliardo di euro. Tutto questo è stato prescritto. Nessun responsabile. Nessuno che debba pagare.

 

La sentenza dei giudici di Firenze dei giorni scorsi ha inflitto pene piuttosto leggere ai responsabili di questo disastro. Il pm ha parlato di una “pena severa”, ma di severo c’è solo la rabbia per la prescrizione negli anni scorsi del reato principale. Questa condanna sembra solo una nuova beffa per i cittadini del Mugello, cittadini che vedono di fatto graziati coloro che hanno massacrato per sempre il loro futuro. L’acqua nel Mugello non tornerà. E chi ha distrutto uno dei pezzi più belli dell’intero Appennino se la caverà con qualche mese di carcere e il resto probabilmente ai servizi domiciliari nella propria villetta. Il tutto nel più totale silenzio della stampa nazionale e dell’opinione pubblica.

 

Come è possibile questo grande silenzio? Temo purtroppo di vivere nel paese di quelli che non si indignano più per nulla. Anche i più grandi crimini sembrano una normalità, un evento ineluttabile, la forza inesorabile del destino italico. La Storia italiana sembra essere destinata ad andare avanti così, tra ladri e delinquenti chiamati dalla Storia a massacrare impunemente un paese nella più completa indifferenza dei più. Ed è così che l’Italia muore. Nel silenzio. Questo silenzio mi fa tornare alla mente le parole di Primo Levi nelle prime pagine di “Se questo è un uomo”. Quando arriva nel campo di sterminio ad impressionarlo non è tanto l’orrore e la violenza del luogo quanto il silenzio che sembra ricoprire tutto, inesorabilmente. Lo stesso accade a me. A farmi paura non è lo scempio delle valli e dei monti in cui sono cresciuto, ma questo grande impenetrabile silenzio delle valli secche e delle persone che mi circondano. Un silenzio che non lascia scampo.

(Denis Grasso)