Non c’è sulla terra un uomo così giusto

Che faccia solo il bene e non pecchi

Ecclesiaste 7.20

 

Nella sua opera “La ricchezza delle nazioni” (1776) Adam Smith sostiene che l’individuo “perseguendo il proprio interesse spesso persegue quello della società… ma -aggiunge – generalmente né intende promuovere l’interesse pubblico né sa di quanto lo stia promovendo”.

J.K.Galbraith, due secoli dopo,  precisa il concetto sostenendo che, nel tempo, cambiano le forme ma gli impulsi di chi vuole fare denaro restano sempre gli stessi.

Arginati dalle convenzioni sociali e orientati dalla cultura. Anche per fare i filantropi bisogna, prima, aver accumulato ricchezza. Con le canzoni o con le salsicce di Brà poco importa. Nessuno, grazie a Dio, è perfetto.

Non lo è Farinetti, patron di Eataly, ambasciatore del made in Italy nel mondo, assertore di una cultura del cibo che è qualcosa di più di un modo corretto di alimentarsi. E non lo è Celentano.

Che mi ha fatto commuovere con “Pregherò”, senza dirmi che era una cover. Che ha avuto in dono una bellissima voce ma non l’intero scrigno delle virtù.

Che ci insegna cosa è bene e accusa un imprenditore di Alba di aver trasformato un teatro, che istituzioni e cittadini milanesi non hanno saputo conservarsi, in un luogo dove si commercializza e degusta volgare cibo. Gli addebita di essere quello che anche lui è, un abile venditore di sé, oltre che di buoni prodotti.

L’economia di mercato non è il regno della solidarietà. L’obbiettivo è poetico, dice Farinetti, il percorso è matematico. I conti devono tornare.

In un’Italia che va male anche perché troppi criticano e pochi operano, la cosa più importante è che un imprenditore faccia impresa, con intelligenza, con coraggio, con scaltrezza anche, che non sarà una virtù teologale ma negli affari conta. Per creare accumulazione, investire, dare lavoro.

Celentano sembra appartenere alla famiglia di coloro che, avendo di sé una forte considerazione morale, finiscono per pretenderne l’esclusiva. L’etica va maneggiata con cautela. Con la coscienza il conto è personale.

Per la politica e l’economia è diverso. Farinetti ha, in politica, idee interessanti ma ha della politica un’idea che non convince. Quella di un imprenditore che la vede al servizio dell’impresa.

Non c’è, nella storia, un solo imprenditore che sia stato un grande politico. E’ la politica che orienta il movimento delle cose.Con logiche che spingono lo sguardo oltre i confini del mercato.

Quando non lo fa il sistema va in crisi. Sono le devianze ingovernate dell’economia finanziarizzata che hanno prodotto la crisi.

E’ il meno stato e più mercato che non funziona, perché l’insieme aggregato dei fini individuali è incapace di disegnare finalità sociali collettive.

“Buono, pulito e giusto”, il precetto che ispira l’azione di Slow Food, è, per chi vi aderisce un dolce vincolo su cui si viene poeticamente e matematicamente misurati.

Buono e pulito, dissi a Carlin, quando mi illustrò il suggestivo titolo del suo libro, è facile, è giusto che è difficile da realizzare. L’Italia che Farinetti promuove è l’Italia buona, quella che il mondo ama. Ce n’è anche un’altra, cattiva. Per questo la sua azione è benemerita. Deve però sapere, certo già sa, che quanto più alta e ribadita è la qualificazione valoriale della sua attività tanto più gli verrà richiesto di onorarla al meglio.

Per Eataly e il suo patron il giusto è l’impegnativa e stimolante misura del tutto.

 

(Guido Tampieri)