Imola. Nella sede di Trama di Terre, nel pomeriggio di venerdì 28 marzo, si è tenuto un incontro circa una realtà presente da tempo su buona parte del territorio nazionale ma ancora poco conosciuta nella nostra città. Il volantino che ci viene consegnato porta ben chiaro all'inizio del testo una scritta che è tutto un programma: “Obiezione monetaria e Finanza critica”. No, no, non si tratta del solito ed ormai ritrito ritornello di abbandonare l'euro o di uscire dall'Europa rea di complotto finanziario, ma di un aspetto molto più profondo e penetrante che vede tutti noi come attori, forse involontari, di una situazione economica, sociale, economica che ha finito per assorbirci e, forse, di tenderci ciechi verso una possibile iniziativa di cambiamento. Troppo spesso, infatti, l'inerzia e l'abitudine verso l'acquisito si trasformano in accettazione di realtà che, dentro di noi, non accettiamo ma che diamo per scontato.

Riusciamo ad immaginare un gruppo di persone che decidono di comportarsi in modo quasi innaturale, di fare scelte diametralmente opposte alle socialmente acquisite, di assumere comportamenti sociali ed economici decisamente innovativi e perchè no, rivoluzionari? Bene, allora assistiamo ad un gruppo di persone che, finanziando di tasca propria, anche con importi di poco conto ed impegno, si aggregano, con la forza del gruppo raggiungono una determinata disponibilità e con questo piccolo gruzzolo decidono di finanziare attività che scaturiscono da un sogno, un desiderio che non si è potuto realizzare per mancanza di fondi, ma che ha una sua validità, una finalità e possibilità di esistenza e di crescita. Così, 1400 soci hanno raccolto 2.400.000 € e con questi denari stanno finanziando circa 130 progetti.

Questa piccola società non contempla alcun tasso di rendita per l'investimento, ma unicamente l'importanza della destinazione del denaro, la scelta di indirizzo di destinazione. Il principio si può sintetizzare in poche parole: il denaro deve essere uno strumento e non un obiettivo. Decisamente innovativa e fuori dai parametri istituzionali anche la scelta del tasso da applicare ai prestiti concessi: il tasso, 8,50% annuo, a capitalizzazione unica sul debito residuo, è uguale per tutti i richiedenti, senza distinzione alcuna circa la destinazione, la forma di impiego, la quantità. In pratica come se vi sentiste dire presso qualunque istituto di credito che vi applicano lo stesso tasso sia che stipuliate un mutuo prima casa sia che chiediate un prestito personale per l'acquisto di un Suv.

Un mondo a rovescio. E non è finita qui! Il tasso viene fissato in base all'obbligatorietà di raggiungere un perfetto bilancio tra entrate e spese, nessun guadagno: 2.400.000 impiegati per un anno all'8,50 % (capitalizzazione semplice) determinano un interesse di circa 180.000 €, esattamente quanto costa tutta l'amministrazione della “banca” in spese del personale, affitto locali, tasse ecc. ecc. Ovviamente anche il Consiglio  di “Amministrazione” presenta degli aspetti alquanto insoliti, visto che non contempla decisioni assunte a maggioranza, ma unicamente il raggiungimento del consenso collettivo.

La domanda che sorge obbligatoria è “Ma quando si verifica un problema di rientro delle somme prestate …”. La risposta risiede nella logica di questo sistema di comunità economica e sociale e, una volta acquisita tale logica, assume il carattere dell'ovvietà: insieme si valuta la situazione coinvolgendo direttamente la persona in difficoltà e ancora una volta collegialmente si provvede al reintegro delle somme non recuperabili. Si, un mondo a rovescio ma che presenta aspetti di solidarietà, di comunità e di reciproca assistenza di una forza tale da restare allibiti. Veniamo anche informati che, in pochissimi casi, ci si è trovati di fronte a vere e proprie truffe e, in questi casi, si è fatto ricorso a tutte le forme previste dalle vigenti leggi per tentare il recupero delle somme sottratte, ma “a quel momento abbiamo già perso” dichiara la relatrice, ma non in denaro,  in fiducia.

Ritenete che una simile istituzione non riesca a reggersi? La MAG6, così si chiama questa cooperativa nata in virtù di una legge del 1886 (mutuo soccorso) sta funzionando da 25 anni ed è in continua crescita ed espansione. All'interno del proprio ambito gestionale, contempla attività come la divisione dei beni (quello che a me momentaneamente non serve lo cedo a te), la donazione (quello che non mi serve più lo metto a disposizione di altri), una rete economica di prestiti agevolati e persino una sorta di “moneta” interna al gruppo: acquisti un determinato bene e ricevi, come resto, un certo numero di “BUS” che potrai utilizzare per ulteriori acquisti nuovamente all'interno del gruppo, dell'insieme.

Ogni minuto, nel silenzio e nella legalità formale delle leggi del mercato, la logica dominante del “massimo profitto possibile” soffoca sempre di più le idee e le iniziative autogestite e collettive, che cerchino di rispettare l'uomo e l'ambiente e che si propongano come embrioni di risposta alla richiesta diffusa di una migliore qualità della vita per tutte le persone.    Sarebbe auspicabile riappropriarsi della gestione dei propri risparmi , nonchè della conoscenza del loro impiego, evitando che possano venire utilizzati per sostenere e aggravare l'ingiustizia sociale. Queste le prime parole sotto il titolo dell'incontro, per l'appunto MAG6: profonde, innovative e controcorrente. E se le facessimo nostre?
Alla fine dell'incontro, nel cortiletto della sede di Trama di Terre (bella quest'immagine di una trama dove tutte le terre si intrecciano formando un tessuto umano) un breve intrattenimento a base di cibi squisiti dai sapori lontani ma che ci vedono riuniti tutti all'insegna del buon appetito: almeno qui siamo tutti uguali.

(Mauro Magnani)