Imola. Con “La scusa del rock” Luciano Ligabue riesce a superare bene l'ostacolo dell'acustitica non ineccepibile del palaRuggi sulla quale erano caduti altri grandi come Francesco De Gragori e la mitica Blues Band. Le canzoni della rockstar, infatti, imperniate su ritornelli apparentemente semplici come “I ragazzi sono in giro ohoh ohohohoh” fanno sognare e ricordare qualcosa a tutto il pubblico. Insomma, sono la colonna sonora di una generazione formata prevalentemente da ventenni e trentenni, con felpe e magliette che potrebbero essere i suoi figli (il Liga ha 54 anni), che le canta a memoria in un palazzo dello sport stracolmo dove tutti, perfino il sindaco Daniele Manca e l'ex centrocampista della Juventus Giancarlo Marocchi, dopo un po' si scaldano per la rockstar di Correggio.

A parte le comuni radici ben salde nel rock, Ligabue non è Vasco Rossi che pure ha mietuto successi indimenticabili a Imola all'Heineken jammin festival. Il Liga, pur con parecchi capelli grigi, ha sempre il viso tagliato, il fisico e il carisma da capo indiano Sioux e si ferma, dialoga con il pubblico, chiede da dove viene (la grande maggioranza da Imola) e si lamenta di un mondo dove “ci sono troppe informazioni, tutti dicono tutto e il contrario di tutto” e liquida il rumore inutile con “Il muro del suono”. L'applausometro e il battito dei piedi in terra all'unisono arrivano con “Balliamo sul mondo”, “Urlando contro il cielo”, L'odore del sesso”, “Lambrusco e pop corn”, “Il giorno di dolore che uno ha” e “Tra palco e realtà” che fa scatenare tutti.

Nel finale, Ligabue regala al pubblico tre perle quali “Piccola stella senza cielo”, “Tu sei lei” e “Non è tempo per noi”, canzoni che hanno più di vent'anni ma che non passano mai di moda, anzi forse sono già entrate per sempre nella storia del rock italiano per due ore piene di musica che lasciano tutti soddisfatti. Unico neo, una birra media al bar sotto la gestione del palaRuggi costa 5 euro, più di rinomate birre belghe e tedesche nel tempio imolese della birra a “I Tri Scalen”. Ma forse “Non è tempo per noi, fuori moda, fuori posto, in fondo sempre fuori dai…”

(Massimo Mongardi)