Imola. Una doccia fredda. Sembrava che la cordata locale pronta a subentrare nella Cognetex (Curti, Elettrotecnica imolese e gli ingegneri Nobili e Aponi) avesse il via libera dalla proprietaria Sant'Andrea di Novara, quando il 31 marzo è stato comunicato ai 56 dipendenti che sarebbero stati messi in cassa integrazione a zero ore per cessazione dell'attività. Un controsenso anche per la Cognetex sta lavorando per la Bonfiglioli e la situazione dell'azienda non è certamente delle peggiori. I lavoratori, i sindacati dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil e le Rsu si sono subito attivate con forme di lotta e altre ne prepareranno nei prossimi giorni.

Intanto, il 2 aprile è arrivata la solidarietà del Pd. Per l'on. Daniele Montroni “Siamo difronte ad un comportamento inaccettabile della proprietà tanto più grave in quanto la quinta proposta di acquisto presentata da una cordata imolese attende da febbraio di essere valutata, dopo che le prime quattro sono state respinte. Un atteggiamento da contrastare con forza perché non trova giustificazione se messo in relazione alla produzione in atto nello stabilimento imolese e all'impossibilità di evadere gli ordinativi in conseguenza della chiusura. In questa difficile situazione economica ogni azione utile a mantenere aperto un polo produttivo va tenacemente perseguita, tanto più se in presenza di produzioni con ampie possibilità di mercato. La proprietà non può pensare di chiudere uno stabilimento per logiche che contrastano con la cultura imprenditoriale e sociale di questo territorio, scaricando sui lavoratori il prezzo di quelle scelte senza che ciò determini una reazione forte”.

Secondo la capogruppo del Pd in Regione Anna Pariani “la Ex Cogne è un’azienda che ancora può far fronte a bisogni del mercato e che dispone di un patrimonio importante di professionalità e capacità produttiva. Occorre dare corso quanto prima, da parte del commissario, alle trattative con la cordata di imprenditori imolesi per la vendita dello stabilimento. Tutte le istituzioni sono impegnate per evitare la chiusura a fronte di una concreta possibilità di rilancio. Infatti la scelta della proprietà di chiudere lo stabilimento imolese non ha nulla a che vedere con esigenze di mercato ma persegue obiettivi diversi, al fine di eliminare un concorrente. Dobbiamo tutti fare pressioni affinché il commissario venga ad Imola, sblocchi la situazione e consenta di completare le produzioni e gli ordinativi in corso. Per questo ho presentato una interrogazione alla Giunta Regionale, affinché si attivino tutte le iniziative possibili per una soluzione positiva che tuteli i livelli occupazionali e la capacità produttiva del nostro territorio”. In tal senso, sono intervenuti anche il segretario di viale Zappi Marco Raccagna e Rifondazione comunista.