Dozza (Bo). La programmazione del piccolo ma vivace Teatro comunale di Dozza propone, nei prossimi giorni, tre interessanti appuntamenti. Il primo, sabato 12 aprile, alle 21, vede in scena la Compagnia Terzadecade/L’aquila signorina con “Probabilmente… de Finetti”, ricerche e regia di Barbara Bonora, testo e interpretazione di Gabriele Argazzi, entrambi classe 1968 attori, drammaturghi e registi. Lo spettacolo è sulla figura e il pensiero del matematico Bruno de Finetti  e mira a rintracciare le origini e gli intrecci del pragmatismo e del relativismo di de Finetti. Lo scopo è quello di mostrare al pubblico un paradigma filosofico e scientifico che indica il senso autentico dell’abitare il mondo in una disponibilità a fondere le proprie competenze e ad incrementare l’informazione disponibile, aumentando la profondità di ciò che, intersoggettivamente, viene considerato come “vero”.

Il rapporto di Bruno de Finetti, con la Realtà, quella dura dei realisti, quella degli equilibri eterni e consolidati, assume le forme di un duello – iniziato in giovane età, come di solito accade ai geni matematici, durante gli anni ’20 del ‘900 – che si protrarrà per tutta la vita.  Instancabilmente, alternando l’impegno nel mondo del lavoro a quello di docente e ricercatore a Trieste, Padova e Roma, questo studioso italiano, fra i più importanti del ‘900 nell’ambito delle applicazioni del sapere matematico, annota nei suoi lavori le conseguenze negative di una scienza e di un modo di essere della società basato su certezze cristallizzate in verità assolute. “Futuro”, per de Finetti, significa quindi uno scenario probabile, ma non scontato; nemmeno per quanto riguarda la sua capacità di continuare ad accogliere l’uomo.   Futuro è sfida, prima di tutto, e quando una società non sa più rispondere alle sue sfide è destinata a morire, come fu per la Roma Antica di Arnold Toynbee.

La drammaturgia di “Probabilmente… de Finetti!” si regge per intero sullo sforzo di illustrare l’intento riformatore di Bruno de Finetti, il sogno di riuscire ad insegnare agli italiani (allora come ora, machiavellici, conformisti e attendisti) a pensare. Partendo, perché no, dall’irriverenza di Galileo: «[…] ‘se tu vorrai fare un animale cinquanta volte più grande non dovrai ingrandire cinquanta volte le ossa e lo scheletro, ma dovrai mutare materiale e studiare un’altra casa completamente diversa, altrimenti farai un mostro di fantasia come ci presenta il nostro amico Ariosto’.  Ora, nel mondo attuale, le dimensioni sono enormemente mutate, […] ma noi seguitiamo a adoperare concetti e logica, nella vita empirica della nostra comunità globale, vecchi di settanta e più anni, per non dire di secoli, salvo rare eccezioni. […] La dimensione eccezionale del nostro mondo empirico non deve portare a una formazione della conoscenza del tutto nuova?  Come possiamo avere catene logiche che concludano con certezze, come un buon antico sillogismo ?.» (in Atti del convegno “Tecnologia e problema ecologico”; Roma 1972).

Domenica 13 aprile alle 21, Teatro educativo & Taléa presenta “Canti e Cunti contro le mafie”.
All’interno della 4ª edizione di “Civica – Iniziative di cultura antimafia” e delle iniziative per i 15 anni di attività di BancaEtica, una serata contro le mafie dedicata all’educazione alla legalità e alla corresponsabilità in collaborazione con Libera – Presidio “Alberto Giacomelli” del circondario Imolese, all’Associazione Antiracket Libero Futuro, ad Addio Pizzo di Palermo, al Gruppo di Iniziativa Territoriale di BancaEtica Filiale di Bologna e al Combo Jazz Club di Imola. Parlare di educazione alla corresponsabilità e di antimafia oggi significa riferirsi anche a realtà come il teatro e la musica che lavorano nelle scuole e sui palcoscenici, affiancando e arricchendo le iniziative di istituzioni, associazioni e liberi cittadini. La cantante siciliana Annalisa Cantàro e il chitarrista Rocco Casino Papìa si incontrano in brani che appartengono alla tradizione del folclore ed in composizioni di autori contemporanei siciliani, rigenerati per Talèa, appunto, in altri territori musicali (e geografici). Lo spettacolo-concerto “Taléa – Rosa canta e cunta” ruota attorno alla poetica di Rosa Balistreri, voce di grande spessore espressivo perchè segnata dalla tragicità dell’esistenza umana, oltre che artista che ha lasciato tracce indelebili nella storia musicale dell'isola.

Martedì 15 aprile alle 21, presentazione del filmato “Nino Migliori” regia di Alessia De Montis. Il film-documentario, della durata di 52’ è dedicato al grandissimo fotografo Nino Migliori e si svolge nell’ambito del piccolo cartellone “Dozzadoc” che comprende documentari inseriti nella rassegna regionale “Doc In Tour”, rassegna promossa da Regione Emilia-Romagna, da Fice (Federazione italiana cinema d’essai) Emilia-Romagna, dalla Der (Associazione documentaristi Emilia-Romagna) e da progetto “Fronte del Pubblico” / Cineteca di Bologna.
L’artista grande fotografo, racconta alcune delle tappe più significative del suo lavoro. Un viaggio di ricerca concettuale e sperimentale dal realismo ad oggi, dove Migliori descrive e spiega il connubio di concetto e tecnica. Dagli anni del realismo passando per il neorealismo fino alla ricerca e alla sperimentazione. Dalla narrazione fotografica della vita vissuta, dagli scatti “Gente dell’Emilia” e “Gente del sud” allo sviluppo dell’ interessante serie “Muri”, al suo sperimentale uso della Polaroid. La lunga carriera di Nino Migliori – bolognese, classe 1926 – è costellata di ricerca e progetti: un ampio lavoro che gira intorno alla fotografia; alla sua possibilità di espressione e di comunicazione. Dalle prime immagini degli anni Cinquanta alle sperimentazioni off-camera, O ancora, la nota serie dei “Muri”, che rivelano sulla loro pelle i graffiti dei passanti, l’alternarsi delle stagioni, la memoria labile o penetrante del tempo; oppure, il lavoro sui segni che le celebri immagini del passato, E poi ancora, i progetti con la Polaroid.
“ Ho provato ad immaginare Nino Migliori visto dall’alto per coglierne tutta la sua poliedricità”, dice l’autrice del film Alessia De Montis. “Il Tempo e lo Spazio, concetti che ritroviamo anche nei suoi Lucigrammi. Nino è come un prisma, che riflette luce in tante direzioni. La visione dall’alto ci permette così di librarci in volo e vedere contemporaneamente tutti i colori che il “prisma Nino” ci trasmette con il passaggio della luce nella sua macchina fotografica.L’obiettivo è stato cercare di mostrare quanto la sperimentazione e la ricerca di nuove forme poetiche di foto-grafia (intesa etimologicamente come scrittura con la luce) sia per Nino tutt’oggi viva e costante nel suo lavoro, diventando la sua cifra stilistica. Nino è sempre in cerca di nuove forme di espressione e comunicazione.”
Il filmato è stato presentato ad Arte Fiera nel gennaio scorso dopo che la stessa manifestazione aveva dedicato nell’edizione del 2013 una visitatissima mostra di Migliori ospitata a Palazzo Fava.

(v.g.)