Conselice (Ra). Ora è nelle mani dei giudici (potremmo dire: come sempre) il destino delle Officine per l'Ambiente spa, l'azienda che vuole produrre il matrix, un composto che deriva direttamente dalle ceneri (pericolose e non) dei termovalorizzatori.

Partiamo da un dato di fatto. Dopo un percorso iniziato nel luglio del 2011, nel dicembre del 2013 la Regione, e di conseguenza la Provincia di Ravenna, hanno autorizzato l'avvio dell'attività nello stabilimento dove era situata l'Endeka, un'azienda che operava nella chimica per le ceramiche.

Coloro che hanno presentato il ricorso al Tar sono molto critici nei confronti del modo in cui è stata fatta la Valutazione di Impatto Ambientale e delle conclusioni a cui è arrivata (cioè la risposta positiva alla richiesta di Officine per l'Ambiente spa di aprire una attività nel territorio di Conselice).

Quali sono gli elementi contestati?

Partiamo dalla considerazione che l'aspetto agricolo del territorio è stato completamente ignorato. Le Officine per l'Ambiente vanno ad operare in un'area che vede un forte sviluppo sia dell'agricoltura biologica (la Cab Massari utilizza 350 ettari per questo tipo di agricoltura) che del comparto agroalimentare (basta vedere la lista di chi ha fatto ricorso) e che il VIA non ha visto o non ha osservato con la necessaria attenzione.

Non dimentichiamoci poi che l'azienda è posta in una zona che ha già conosciuto alluvioni (siamo pur sempre nella Bassa) e un'eventualità del genere potrebbe avere effetti gravissimi nell'area circostante.

Viene poi contestata la superficialità con la quale si è trattata la valutazione di impatto sulla salute.

Il progetto non fornisce dati precisi riguardo eventuali incidenti sia all'interno dello stabilimento che durante il trasporto del materiale di lavorazione, secondo alcuni studiosi il Via concesso viola le norme di sicurezza sismiche, e chi ha fatto ricorso sostiene che nel procedimento che ha autorizzato l'impianto manca completamente la valutazione di impatto sulla salute.

Ma ci sono ancora due elementi che mettono in luce quanto sia datata la nostra legislazione (e nemmeno quella viene applicata).

Quando l'Endeka se ne andata non ha compiuto (o almeno non risulta agli atti) alcun lavoro di ripristino ambientale. Sarebbe bene capire il perché di questa situazione. E di questo non parla nemmeno chi produrrà il matrix, anzi non c'è una riflessione globale sull'area. Lo stabilimento non è in un territorio vergine e quindi l'intervento modifica ulteriormente un ambiente che è stato già “trattato” dall'uomo.

Si andrebbe verso un cocktail di presenze inquinanti di cui si sa poco o nulla; anzi conosciamo gli effetti della singola sostanza, non sappiamo ancora bene cosa può capitare quando si mescolano fra di loro.

Ora la partita in Tribunale è cominciata, ma sarà lunga e difficile. A meno che la politica non sia in grado di trovare soluzioni alternative.

 

(m.z.)