Imola. Un'altra industria che, fino a pochi anni fa era un'eccellenza del circondario con imprenditori locali, conosciuta in tutta Europa per le sue idee innovative, se ne va definitivamente nel Veneto con tutti i riflessi negativi sull'occupazione e sullo sviluppo di un polo con auto e Doblò a energia elettrica che si possono immaginare. Stiamo parlando della Micro-Vett, che per molte volte pareva essere sul punto di venire comprata da imprese straniere statunitensi (I'Moving, spin-off della Energy Resources) e olandesi (El-Kw) ritiratesi tutte all'ultimo momento quando i giochi parevano fatti perché brevetti e macchinari interni all'azienda non li convincevano. Ovvero non avevano trovato nei magazzini ciò che si aspettavano.

Ora quel che resta dell'azienda di via Gambellara (il prezzo di partenza era fissato a 320mila euro) pare destinato a prendere la strada di Creazzo, in provincia di Vicenza. Lì infatti c'è la sede di Cima motori elettrici, oltre 60 dipendenti e un quartier generale di 14mila metri quadrati.

Da sempre molto interessati a Micro-Vett, tanto che avevano già depositato a garanzia i 400mila euro previsti a inizio anno come base d'asta, i veneti non dovrebbero avere troppi problemi a espletare le ultime formalità burocratiche e assicurarsi l'azienda che fu di Gaetano Di Gioia. Dunque, il marchio Micro-Vett potrebbe presto ricomparire a qualche centinaio di chilometri di distanza dalla sede di Imola. Peccato che dal piano di Cima motori elettrici siano sostanzialmente esclusi i 17 dipendenti da tempo in mobilità anche se i vicentini si erano dichiarati disposti ad assumerne cinque nella loro casa madre. Ma la distanza potrebbe disincentivare anche i più volonterosi. Una fine ingloriosa per un'impresa che fino a qualche anno fa era considerata un'eccellenza in un settore in grande sviluppo.