Le grandi Nazioni si nutrono di sentimenti positivi.
Nessun popolo raggiunge traguardi importanti se ad ispirarne le azioni è il risentimento sociale.
Anche le lotte del '900, depurate delle espressioni più radicali, sono state lotte per l'emancipazione.
I lavoratori si battevano per ripartire più equamente la ricchezza prodotta, vivere in condizioni più umane, accrescere le opportunità per sé e per i propri figli. Volevano andare in paradiso, non trascinare gli altri all'inferno. Desideravano un mondo in cui tutti potessero sorridere, non che anche i ricchi piangessero.

E' così, attraverso una dialettica aspra e generatrice, con Costituzioni sensibili alle istanze di giustizia sociale e l'intervento attivo dello Stato, che capitalismo e democrazia hanno potuto convivere, che l'Europa ha conosciuto il più diffuso benessere della sua storia.

Quell'equilibrio, complice il rivolgimento che ha reso impossibile il governo dell'economia mondiale, mutando i rapporti di forza fra le Nazioni e fra capitale e lavoro, si è da tempo spezzato.
Le contraddizioni sono diventate laceranti. Se non sono esplose è perché la politica ha fatto da catalizzatore del malessere. Perché l'attenzione di tutti si è concentrata sulle dinamiche produttive più che su quelle redistributive. Perché la rappresentanza dei poveri è in mano a leader ricchi.
E perché il populismo ha deviato lo sguardo su bersagli fasulli, l'euro, la Germania, gli stranieri.
Le responsabilità storiche di sciagurate dottrine liberiste si sono infine perdute nel polverone ideologico con cui si cerca di cancellare il confine fra destra e sinistra.

Questa tregua armata non reggerà. Le disuguaglianze sociali sono diventate oscene.
La maggioranza della popolazione che vent'anni fa, nell'analisi di Peter Glotz, trovava conveniente conservare l'esistente, oggi ne reclama il superamento. Stare bene non è una colpa, l'intraprendenza e il merito devono avere un riconoscimento economico ma quando la ricchezza di un Paese, frutto dell'impegno di tutti, si concentra nelle mani di pochi, davvero, come dice il Papa, il denaro diventa sterco del diavolo.

Ricostruire un equilibrio accettabile non sarà facile ma bisogna provarci. Finora abbiamo solo cercato di arredare l'inferno.
La sinistra deve risollevare la bandiera della giustizia sociale che resta il motore del progresso economico e civile, il primo fattore di coesione di una comunità,la formula essenziale del nostro tempo, come la definì Calamandrei.
Non deve stupire se un Presidente americano di inequivocabile matrice liberale, Theodore Roosevelt, nel 1910, parla di arricchimento iniquo di una classe ristretta di uomini, denuncia i malfattori della grande ricchezza, propone un'imposta sui grandi patrimoni che cresca rapidamente in conformità con le loro dimensioni.

Questa è la strada per sviluppare l'economia in condizioni di libertà. Gli 80 euro di Renzi sono una piccola cosa buona nell'universo dei bisogni. Non è molto ma è tutta l'acqua che c'era nel bicchiere, versata, questa volta, a chi ha più sete. Per spegnere quella di milioni di assetati ne servirà molta di più. Bisognerà attingerla dove ancora c'è, alle fonti copiose e inviolate della rendita e dell'evasione fiscale.Senza intenti punitivi, con misura, in spirito di giustizia.
Per fare quel che le nazioni civili già fanno. Per rispetto della gente decente che onora i propri obblighi verso la comunità.

(Guido Tampieri)