Faenza. “Ei fu……Fu vera gloria?” Queste parole di Alessandro Manzoni nell'ode scritta alla morte di Napoleone si attagliano molto bene alla situazione della Cassa di Risparmio di Cesena che proprio il 5 maggio (il titolo della ode manzoniana) approva il primo bilancio dopo la fusione (un po' imposta) con la Banca di Romagna, o, per meglio dire, con le Fondazioni di Faenza e Lugo che detenevano le quote di quell'Istituto.
Una storia, però, che può avere ancora degli strascichi, persino giudiziari.
La Fondazione di Faenza, che ha detto no alla fusione, sostiene che Cesena ha disatteso i patti parasociali: dovevano essere tutti e tre d'accordo con la fusione, sostengono sulla via Emilia; ma quegli stessi patti aggiungevano anche che, nel caso la Banca d'Italia ingiungesse la fusione, bastavano due soggetti su tre per chiudere la partita.
E' pur vero che la Banca d'Italia ordinò anche altro e che questo “altro” non è stato ancora fatto, ma va detto che non tutto può essere portato a termine immediatamente.
C'è, per finire questa parte della vicenda, una piccola coda lughese.
Anche Roi (presidente della Fondazione di Lugo) aveva dichiarato ai quattro venti che si sarebbe comunque opposto alla fusione (una posizione romantica, diciamolo pure, perche in ogni caso Cesena era già il padrone del vapore). Anche un'ora prima dell'assemblea decisiva confermava questa sua decisione.
Ma i pochi passi verso la sala del consiglio hanno avuto lo stesso effetto che ebbe Gesù su Paolo di Tarso: il mondo si ribalto e l'assoluto no diventò un sì squillante.
Possiamo solo aggiungere che lungo la via Emilia qualcuno non ha ancora perdonato.
Ora il coordinamento delle filiali ex Banca di Romagna passa a Lugo e saranno i posteri a decidere se “fu vera gloria?”
Ma torniamo, dopo un po' di storia, all'attuale situazione e la domanda ovvia è: come va la Cassa di Risparmio di Cesena?
Diciamo che un po' di fatica la fa, se ha già deciso di accantonare 80 milioni di Euro per far fronte alle perdite prevedibili; dobbiamo comunque aggiungere che l'attivo è di 8 milioni e forse ci sarebbe qualche soldo per le Fondazioni che quest'anno sono rimaste a bocca asciutta.
Ora si apre una fase completamente nuova e ci ripromettiamo di seguire gli eventi con la massima attenzione e senza pregiudizio alcuno: rimane la domanda che si facevano in tanti e che Roi aveva più volte rilanciato: qual è il progetto industriale della Cassa di Risparmio di Cesena? Perché non è ancora pronto?
Ai posteri l'ardua sentenza.

(m.z.)