Lugo (Ra). E, come scrisse Alexandre Dumas, venti anni dopo… Ma in questo caso non si tratta di moschettieri del re, ma di uomini di malaffare con un certificato penale alle spalle davvero pesante.
Tutti abbiamo, giustamente, ripensato a Tangentopoli, alla ricca torta dell'Expo 2015, ma si rimane stupiti nel ritrovare sui giornali gli stessi nomi e gli stessi modi di operare.
Ne abbiamo parlato con un esperto illustre, Antonio Di Pietro, che abbiamo incrociato a Lugo alla presentazione della sua lista.

Forse qualcosa non ha mai funzionato nelle leggi messe in opera per bloccare il fenomeno?
“Le leggi , quelle rimaste, vanno bene; è il sistema che è diventato più ingegneristico. Chi doveva prendere i provvedimenti (penso ai governi di Berlusconi) si è dato da fare solo per sbiadire la legislazione contro la corruzione. Hanno cercato di sbiancare le leggi e rendere lecito ciò che prima era illecito. Ma c'è un'altra domanda grave da fare. Se ancora oggi questi personaggi (che venivano da processi, condanne e carcere) hanno ancora le porte della pubblica amministrazione ben spalancate vuol dire che sono complici utili o, addirittura, sono in grado di ricattare”.

Che fare allora?
“Se io fossi Renzi mi occuperei di meno delle riforme costituzionale e penserei ad un decreto legge (sul quale mettere sì la fiducia) che punisca in maniera esemplare la concussione ambientale. Insomma, una specie di Daspo della politica”.

Ma come fare per arrivare a ridurre considerevolmente questo fenomeno?
“C'è una sola strada: la certezza della pena. Bisogna fare in modo che sia più conveniente rispettare la legge. Quando ho letto il nome di Maltauro sono tornato indietro di venti anni. Lo arrestai io per la prima volta e so che quella è un'azienda con grandi professionalità. E, oggi come allora, mi chiedo come possano reagire delle maestranze capaci davanti a questo nuovo arresto che può compromettere una ditta importante”.

( m.z.)