Imola. Una lunga fila di persone in attesa per l'ingresso al teatro Osservanza per garantirsi l'ingresso alla sala e, purtroppo, non tutte sono riuscite nell'intento: l'interesse molto alto per la partecipazione giustificato dalla qualità dell'intrattenitore e dalla sua fama di “contro” riguardo la normalità e l'usualità del sistema educativo dei figli.

Le prime parole della conferenza di Paolo Crepet sono per i quotidiani: “Le prime pagine le salto… fanno davvero schifo… li prendono tutti… ma cosa potrà mai avere insegnato Greganti ai propri figli?”. Se l'inizio è questo… Occorre educare alla felicità e per raggiungerla, occorre trovare in noi stessi la passione nel fare tutte le cose. La felicità, aggiunge nel suo usuale fiume di parole (è rimasto affaticato e sudato sul palco fino a oltre la mezzanotte: la forma della sua passione) non è qualcosa che una volta conquistata si mette in  tasca e si conserva, la felicità è uno stato momentaneo che si raggiunge ottenendo un risultato atteso, ma che , impalpabile com'è, non può essere conservata ma conquistata e ricercata in ogni nostro gesto, azione, pensiero. E come raggiungerla? Unicamente attraverso l'equilibrio interiore che si può conquistare con la conoscenza di noi stessi e l'esperienza strettamente personale nelle cose della vita. L'esperienza degli altri non serve se applicata attraverso l'inculcare un sistema nella mente del “formando” e qui, ininterrottamente lungo tutto il suo discorso, Crepet si scaglia contro noi genitori iper-protettivi che vietiamo le esperienze personali dei nostri figli attraverso la costruzione di un “ambiente” destinato a proteggere il ragazzo vietandogli gli scontri con la realtà, la sola cosa che davvero riesce a formarli.

I famosissimi esempi del bimbo di tre anni che indossa il pigiamino a rovescio e quello del ragazzo che cade dal ramo dell'albero sul terreno duro vengono proposti anche questa sera: solo la conoscenza della realtà, dura e cruda com'è, riesce a formarci, a farci scoprire la nostra personalissima via verso la nostra vera passione e quindi verso la realizzazione e la felicità.

Un po' di bastonate pesanti anche verso il sistema scolastico che viene rappresentato come un insieme di attività mal funzionanti: gli insegnanti poco pagati, le telefonate di raccomandazione e gli esami facili: apprendiamo di una scuola superiore in quel di Pordenone dove la frequentazione non era obbligatoria o di futuri medici che vanno a “conquistarsi” la laurea a Tirana. Per questi ultimi, continua Crepet, occorreranno una quindicina d'anni per raggiungere la specializzazione ed entrare in qualche struttura: io sono salvo (allude alla propria età) perchè quelli vi cercheranno il cuore a destra, mi sono spiegato?, a destra! Alcune sue frasi lasciano un segno profondo: il nostro dovere reale è quello di preservare il nostro sogno, il futuro è una cosa difficile, un progetto non nasce da un depresso, l'emozione non è preventivabile, non puoi essere felice se non sei libero quindi un raccomandato non può essere felice, domani imparo, il novanta per cento del dolore è crescita. Grazie, Paolo, cercheremo di ricordarcene nella nostra quotidianità non sempre facile e gravati da tutti i retaggi negativi che ci opprimono. Grazie.

Prima di Crepet i saluti dei presidenti del Centro studi Einaudi e della Fondazione Maria Goretti che hanno confermato il loro interesse e la loro attenzione alle problematiche che, nel dibattito che seguirà, verranno presentate, con particolare riferimento al progetto “La musica di Mozart nella scuola” giunto alla conclusione di una prima fase di “sperimentazione” in due classi dell'Istituto Innocenzo Da Imola. Un saluto anche da parte del vicesindaco Roberto Visani, che parla di esperienza unica al mondo e, si sa, Imola è da sempre la città dei matti. La dirigente dell'Istituto, Ernestina Spiotta, e la psicologa Cristina Mambelli, illustrano i dati acquisiti durante l'esperimento: musiche di Mozart, in sottofondo, durante le lezioni, protratte nel tempo per poi raccogliere le impressioni e le sensazioni dei ragazzi.

Mi sono soffermato, qualche minuto, alla fine della conferenza di Crepet con la dottoressa Mambelli, che ringrazio, per qualche approfondimento circa i risultati dell'esperienza. Queste le sue conclusioni: sicuramente la musica ha avuto un'influenza sui ragazzi esplicitata in un miglioramento nel rapporto tra allievi ed insegnanti, rapporti più sereni e costruttivi, più rilassati; alcuni ragazzi hanno notato la mancanza della musica (tramite filodiffusione) richiedendone l'attivazione. Si è comunque trattato di uno studio pilota che avrà bisogno di approfondimenti per migliori e più precise valutazioni se verranno individuati i nuovi fondi necessari.

Tale iniziativa era stata progettata e caldeggiata dallo stesso Crepet che durante il suo intervento ha sottolineato come sia impensabile “… pensare se c'è rumore. Dove c'è prevalenza di rumore non può esservi pensiero e quindi il rumore uccide la creatività. Se i ragazzi sono costretti a vivere nel rumore noi abbiamo perso il rispetto nei loro confronti: i bimbi non riescono ad ascoltare, pensare e comunicare se non urlando sempre più forte!”  Chissà a quale città di matti si riferiva l'assessore Visani.

(Mauro Magnani)