L'uomo è invero un soggetto meravigliosamente vano,
vario e ondeggiante.
Montaigne

Per costruire un'Arca che salvi dal diluvio gli innocenti, in Italia servirebbe poco legno. Seguendo l'andamento delle cose è difficile sottrarsi al disagio di vivere in una repubblica semi-demenziale.
Da questa condizione imperfetta alla demenza perfetta il passo è breve.
Le elezioni per l'Europa, confortando le aspettative delle forze che vogliono uscirne, potrebbero accorciare la distanza. L'alternativa sarebbe la cura, per la quale però occorrono medici valenti.
Preferendo la comoda via dell'attribuzione delle colpe alla faticosa e imbarazzante analisi delle cause, molta gente sembra non rendersi conto che, in occidente e in Italia, abbiamo ancora molto da perdere.
E che è illusorio pensare di conservarlo tenendo fermo il mondo. Siamo noi che abbiamo bisogno dell'Europa e del mondo. Loro, non senza sofferenza, possono fare a meno perfino dell'aceto balsamico.
Quello che dobbiamo comprendere, senza bisogno di gettarci nel fuoco per sapere se scotta, è che i Paesi mediterranei in crisi, con le disuguaglianze sociali prodotte in 20 anni, il debito accumulato, il divario di produttività, l'inefficienza dello Stato, non possono superarla da soli.
Sia che si allontanino dall'Europa per inseguire il passato sia che vi restino senza che nulla cambi.
C'è una sola strada da percorrere: stare in Europa, renderla più forte, darle una strategia nuova.
Poi si può discutere sul come. Mutilarsi per far dispetto alla consorte infedele non sembra una scelta felice. Si può avercela su con D'Alema, pensare tutto il male possibile di Berlusconi, voler chiudere col passato e tuttavia non fare un salto nel vuoto.
La maggioranza conservatrice che ha governato l'Europa non ha fatto le cose giuste, anche i partiti progressisti hanno perso colpi ma si può immaginare un futuro del vecchio continente affidato a una accozzaglia di fascisti francesi, xenofobi olandesi, nazisti greci, secessionisti leghisti, integralisti grillini?
Spiacente se qualcuno, non senza ragione, si sente in cattiva compagnia ma questa è la casa comune dell'antieuropeismo.E' prevalentemente italiana la responsabilità della sofferenza degli italiani.
Le nuove formazioni politiche e le nuove(?) dottrine democratiche non sembrano poterla lenire.
Né sul piano dei contenuti né su quello della forza.
Sono importanti entrambi perché, come scrive Pascal, la giustizia senza forza è impotente e la forza senza giustizia è tirannica.
Nessuno in Italia gode di un prestigio indiscusso e di un seguito maggioritario. Nemmeno Grillo.
Malgrado la virulenza della crisi sospinga con la forza di una marea un popolo risentito verso spiagge comunque diverse da quelle ingrate che ha conosciuto in passato, per un elettore e mezzo che lo vota, su 10 aventi diritto, otto e mezzo non lo vogliono o ne diffidano.
Abbastanza per una tirannide ma un po' poco per un'idea rivoluzionaria di democrazia diretta.
Che Casaleggio, penultimo nella storia, crede di aver inventato. Nemmeno sufficiente, a ben guardare, per governare secondo i criteri della vecchia, vituperata democrazia rappresentativa.
Tanto più che Grillo non vuole premi di maggioranza che favoriscano la governabilità e rifiuta accordi con tutti.
Scrive Norberto Bobbio:
“Anche rispetto alla morale e alla dottrina della virtù gli estremisti si incontrano, contro le virtù spregiate della prudenza, della tolleranza, della paziente ricerca della mediazione necessaria nel mercato di opinioni, d'idee, di interessi in conflitto, che costituisce l'essenza della democrazia, cui è necessaria la politica del compromesso.”
L'onda della protesta arriverà fino alle spiagge europee, non si ritirerà fino a quando la politica non tornerà a disegnare il futuro.
Grillo sostiene di aver incanalato questa energia evitando guai peggiori. A qualcuno può sembrare che la provochi e la cavalchi. Sul suo settarismo aggressivo, sul disprezzo di ogni opinione diversa, sul feticcio democratico dello streaming dove è reale quel che vedi ma quel che vedi non è vero, perché è rappresentazione, il numero delle domande che, in occidente, è necessario porsi è superiore a quello delle risposte che sono state date finora.

(Guido Tampieri)