Un romagnolo a Bruxelles, si sono detti in tanti, e in effetti la storia politica di Damiano Zoffoli rende questa possibilità tutt'altro che fantasiosa; il meccanismo delle preferenze, che permette di arrivare fino a tre nomi (a patto che i primi due siano un uomo e una donna) apre possibilità davvero robuste per questo candidato.

Che va fare un romagnolo a Bruxelles? Per esempio si occuperà di turismo..

“Facciamo qualche breve premessa. L'Italia, nel mondo della competizione globale ha bisogno dell'Europa per crescere e stare al passo coi tempi; per la Romagna, l'Italia è troppo piccola e l'Europa diventa indispensabile dal punto di vista turistico.
La nostra costa è la seconda al mondo per presenza e volume d'affari, la prima in Europa. Ma anche noi dobbiamo ripensare le politiche sul turismo”.

Può essere più preciso?
“Quando ero sindaco a Cesenatico, avevo incontrato gli operatori del settore ed avevo detto loro che il loro modo di lavorare era tipico di una località balneare, non turistica”.

Perché?
“Perché una città turistica non si può limitare ad avere una spiaggia, gli ombrelloni e gli alberghi e ristoranti. Una città come Cesenatico deve capire che il prodotto turistico è fatto di storia, cultura, enogastronomia, tradizioni popolari. Se non si tiene conto di questa miscela si corre con il freno a mano tirato”.

E questo concetto va portato in Europa?
“Io penso di si. Dobbiamo prima di tutto difendere i nostri prodotti gastronomici dalle contraffazioni e dalle imitazioni, poi dobbiamo dare alla Riviera una nuova forza per essere ancora più competitiva e attraente. Anche qui, se la sfida e solo sul basso prezzo non riusciremo ad andare lontano”.

L'Europa è ancora molto altro. Cosa vuol dire cambiare immagine al vecchio continente?
“La crisi economica e finanziaria che ha colpito la zona dell'euro non è colpa dell'Europa, ma al contrario di una carenza di Europa. Il progetto di integrazione politica, sociale e fiscale è infatti rimasto a metà strada e sono prevalsi gli egoismi.
Questo grande disegno si è appannato nel tempo, offuscato da tiri alla fune incomprensibili tra gli Stati membri e da una burocrazia disorientante. Serve ancora più Europa, ma vogliamo un'Europa molto diversa da quella che abbiamo conosciuto fin qui: un'Europa dei cittadini e non solo dei tecnici”.

Basta, quindi, con il “ce lo chiede l'Europa”?
“Iniziamo a dire: cosa chiediamo noi all'Europa! Voglio lavorare per un'Europa della speranza, non solo dei vincoli”.

(m.z.)