Imola. Il rapporto tra politica e imprese è ai minimi storici e sempre di più gli imprenditori vedono nella politica un freno alle loro attività. Questo aspetto, assieme alle critiche al sistema del credito, risalta nello studio effettuato dal Centro studi Sintesi per Osservatorio Assimprese. Il questionario poneva alcune domande a circa 800 imprese presenti nel territorio del nuovo Circondario imolese, domande circa la crisi attuale e i tempi stimati per la fine della stessa, i rapporti delle imprese con il sistema bancario e quindi la problematica dell'accesso al credito e da ultimo, ma non meno significativo, quale il livello di responsabilità nell'attuale crisi abbia avuto il sistema politico.

Quest'ultimo aspetto, non propriamente appartenente alla tipologia tipica dell'artigianato, fornisce un'idea abbastanza precisa di quale sia la posizione dei nostri artigiani circa l'efficienza e l'efficacia della classe politica per la capacità non solo di fare fronte ad un periodo particolarmente duro di congiuntura, ma di essere in grado di attuare e  determinare, con opportuna programmazione, “barriere protettive” verso il substrato industriale del territorio.

Dai diagrammi e nei dati riportati nello studio, ben oltre il trasparire delle difficoltà presenti, passate e future, emerge la sfiducia del piccolo e medio tessuto produttivo verso il sistema politico nazionale e locale. Alla domanda “Secondo Lei quando pensa di uscire dal tunnel della crisi” solo un 9 % intravede l'uscita in tempi brevi e poco più del 12 % la prevede entro il 2014, ma la percentuale sale al 18 per quanti stimano l'uscita nel 2015, al 22,5 dopo il 2015 e oltre il 38 % prevede che la situazione permarrà ancora per molto tempo.  La vistosa crescita in percentuale circa il pessimismo o tempi lunghi evidenzia non solo la criticità del momento, ma in maniera aperta la sfiducia nella soluzione della problematica.

La verifica a tale situazione si ottiene esaminando i risultati ottenuti dalla seguente domanda: “Nella crisi economica che le aziende stanno vivendo, pensa che le Amministrazioni Pubbliche abbiano avuto delle responsabilità nella mancata risoluzione o aggravamento della situazione? Se si, quali?” Alla domanda solo uno su dieci tra gli intervistati rileva problemi derivanti dal ciclo economico (globalizzazione dei mercati, periodicità del crescere/decrescere della domanda, ecc), mentre tutti gli altri indicano responsabilità politiche: 74 % al Governo nazionale, oltre il 5 % a quello regionale e un 6 % a quello locale. Alla domanda molto diretta e precisa “Riconfermerebbe l'attuale Amministrazione Comunale”, i no (40,5%) superano i si (39,2) e circa un 20% resta indeciso.

Dati che dovrebbero far riflettere. I punti di rilievo che gli imprenditori individuano nelle carenze del sistema politico sono  al primo posto la pressione fiscale (55%), la burocrazia (40%), la mancanza/scarsità di sostegni o agevolazioni alle imprese (10%) e solo il 6 % ai ritardi nei pagamenti. Al terzo posto tra le criticità riscontrate tra gli intervistati (oltre il 30%) viene evidenziata la difficoltà di accesso al credito. Oltre il 48 % vede impossibile o difficile l'accesso al credito in quest'ultima fase di crisi mentre un 23 % non rileva variazioni al riguardo, ma il dato più preoccupante risiede in quel 29 % di intervistati che non ha fatto richiesta di credito: questo dato rivela la sfiducia dell'imprenditore verso il progredire della propria azienda oltre alla mancanza di stimoli e di idee circa i possibili sviluppi produttivi. Il difficile rapporto con gli istituti di credito individua molte cause tra le quali la richiesta di garanzie eccessive ( 63,5%), i costi bancari elevati (17,3%), mancato rinnovo dei fidi e procedure troppo lunghe (18%).

Per quanto riguarda il credito all'impresa, la comparazione dei dati circa la scarsità/difficoltà di accesso/eccessive garanzie e lungaggini burocratiche evidenzia un aspetto decisamente non facile nel momento attuale in quanto, nella teoria, quando la domanda ristagna gli stimoli verso il rinvigorirla dovrebbero essere praticamente automatici: rilevare il contrario è indice di una fase di stagnazione difficile e preoccupante. E' questa la domanda che ho posto al Segretario Renzi al termine dell'incontro ed ho avuto conferma della sua preoccupazione al riguardo. Occorre quindi un attento esame della situazione, individuazione ed eliminazione delle cause negative dirette ed indirette, presenza di indirizzi precisi e certi verso nuove prospettive di sviluppo e ricerca di ricettività in nuovi mercati. E' questa la direzione verso la quale si sta muovendo la Confartigianato Assimprese a sostegno della produttività e del lavoro locale: non ci resta che augurare un proficuo lavoro.

(Mauro Magnani)