Viene sempre il momento di decidere con chi stare.

Durante la guerra civile spagnola, ingiusta come tutte le guerre ed efferata come accade solo tra fratelli, Ernest Hemingway, richiesto di dire da che parte stesse, rispose: “Sto con la gente decente”.

E’ lei la vincitrice delle elezioni di domenica.

 

Gente seria, onesta, che non crede ai miracoli, che confida in se stessa e ha rispetto degli altri, che ha coscienza del momento e speranze per il futuro, ha dato fiducia a un leader e a una forza politica imperfetti, che non promettono la luna subito, non rivendicano l’esclusiva della verità ed hanno consapevolezza del duro cammino che l’Italia e l’Europa dovranno compiere per conservare il loro posto nel mondo.

 

Poi collocatela dove volete, quest’area politica, dite che non è abbastanza di sinistra, che non si sa cosa voglia dire, che è la nuova DC, che non è vero, purché si sappia che è da qui che passa il rinnovamento del Paese.

Con la parte migliore dell’Italia, che vuole cambiare e vuole cominciare da sé, vince Renzi, che ne ha saputo interpretare le intimidite speranze.

 

Al di là dei numeri di un successo imprevisto nelle dimensioni e osteggiato da commentatori eccitati dalla prospettiva di un duello cruento con Grillo che perpetuasse una felice instabilità, il risultato rappresenta un apprezzamento al suo governo, ne rivaluta a posteriori un percorso di avvicinamento al potere discutibile e, soprattutto, gli conferisce quel che gli mancava, una grande legittimazione popolare.

 

Il voto di domenica lo ha eletto Primo ministro dell’Italia e ha incoraggiato il suo progetto per l’Europa, fissando una connessione politica fondamentale per le sorti dell’una e dell’altra.

La sua stagione di statista comincia adesso, con una forza accresciuta per governare una maggioranza parlamentare instabile e per interloquire (quasi) alla pari col gigante tedesco.

 

Una responsabilità enorme. Della quale dovrà dimostrare di essere all’altezza.

I vincitori finiscono qui. L’elenco degli sconfitti è più lungo. Berlusconi non ha solamente perduto, è finito. Questa volta per lui non ci sarà rivincita e per la destra dispersa si pone il problema non solo di ricompattarsi, che, con un po’ di opportunismo, è facile, ma di ridefinirsi, con caratteri finalmente liberali ed europei.

 

Perde la solita sinistra, quella etica, che regge sulle spalle il peso del mondo, che solo noi siamo la sinistra, come sostiene Marescotti, che non avrai altra sinistra all’infuori di me, che tutto il resto è sbagliato, Prodi, Bersani, Renzi, sempre.

Che se le persone con valori di libertà e giustizia sociale in Italia fossero solo il 4% e in Europa il niente uscito dalle urne ci sarebbe da suicidarsi.

 

Forse non c’è di meglio ma c’è di più, a sinistra, c’è più sinistra, solo diversa. Basta accettarlo.

Perde il vecchio gruppo dirigente, centrale e periferico, giovane e attempato, immobile e trasformista, che aveva portato il PD in un vicolo cieco perseguendo un disegno di restaurazione politica che era soprattutto conservazione.

Quello che aveva già perso ma vinceva sempre, quello che noi siamo il partito, quello che Renzi non capisce, deve essere modesto, lasciarsi imparare.

Perdono le ricette del liberismo senza regole, anche se nessuno nel mondo delle asimmetrie economiche e sociali sa ancora cosa fare per dare un senso, e un governo, alle cose.

E perde Grillo, con tutti i suoi grillini che non sono davvero, come qualcuno sostiene per accreditarli, un’altra cosa. Altrimenti non sarebbero in Parlamento, non li avrebbe lasciati lì.

Non è la presenza in TV che li ha penalizzati, non sono gli errori di comunicazione. E’ Grillo che è sbagliato. I tribunali del popolo contro chi ha opinioni diverse, le gogne pubbliche, non sono un incidente, “un errore che penalizza il movimento”, sono un’aberrazione democratica, testimoniano una volontà di sopraffazione.

Che l’indignazione per la cattiva politica, giusta, la volontà di partecipare, salutare, la passione civile, autentica, non giustificano. Che va denunciata nel solo modo possibile, prendendo le distanze. Come le si prende dai ladri e dai corrotti. Grillo è quello, non è mai stato altro, non può essere altro. Col suo disprezzo delle istituzioni, e delle persone. Voi non siete le sole persone oneste d’Italia, e nemmeno della politica. Siete integralisti e, come tutti gli integralisti, suscitate un’adesione assoluta in alcuni e una repulsione in altri, i più.

 

Ecco qua la spiegazione del risultato.

Oggi scoprite che le vostre forme di democrazia non sono “la democrazia” e che il piccolo teatrino autarchico dei “cittadini” non rappresenta gli italiani. “Non siam soli a questo mondo” poetava Ungaretti.

Per fortuna.

 

(Guido Tampieri)